Alcatraz 1X03 – recensione

    235

    Un uomo torna a casa in tarda serata, sale sopra nella camera dei bambini e gli rimbocca le coperte mentre dormono. Sembra un padre amorevole e la parola chiave è proprio sembra.

    L’uomo è in realtà Kit Nelson (guest star Michael Eklund), prigioniero presso Alcatraz negli anni Sessanta, anche lui ritornato misteriosamente nel presente. La squadra, ancora traumatizzata dall’assenza di Lucy, affronta il nuovo caso lasciandosi andare all’emotività; il Dr. Soto, in particolare, sembra essere toccato personalmente dalle vicende di Dylan; l’undicenne rapito. L’adrenalina sale quando la squadra, messa a conoscenza del modus operandi di Nelson, scopre di avere solo 48 ore prima che il rapitore uccida il bambino; è una corsa contro il tempo.

    Intanto, grazie ai flashback del passato, si scopre che la prima vittima di Kit Nelson è stato il fratello minore di undici anni. Il criminale, all’epoca poco più grande, non poteva sopportare che tutti preferissero il fratello, di indole più amabile, a lui.

    Il Dr. Soto non si arrende, nonostante Hauser avesse ordinato alla squdra di sospendere le ricerche per aspettare che Nelson riconsegnasse il corpo senza vita del bambino e tendergli una trappola, l’uomo comprende la mossa successiva del rapinatore; lo intercetta in un caffè e temporeggia per dare la possibilità a Rebecca di arrivare in tempo. Il tentativo fallisce e Soto e la Madsen perdono Nelson e il bambino, ciononostante, la squadra non si perde d’animo e arriva a scoprire dove l’uomo avrebbe portato il bambino per ucciderlo; quando l’FBI arriva sul luogo sente la voce di Dylan che invoca aiuto. Di nuovo si ritrovano faccia  a faccia Rebecca, il Dr. Soto e Nelson, ma prima che qualcuno abbia il tempo di fare qualcosa, arriva Hauser che fredda il criminale sul colpo.

    Il corpo di Nelson viene condotto nella nuova Alcatraz sotteranea e consegnato al Dr. Beauregard (guest star Leon Rippy), il medico della prigione, anche lui ritornato immutato dal passato.

    In chiusura comprendiamo l’attaccamento ossessivo di Soto verso questo caso; l’uomo si reca a casa del bambino e gli confida di aver subito la stessa esperienza quando aveva all’incirca la sua età e, anche lui come Dylan, non aveva abbandonato la speranza ed era riuscito a scappare. Dopo aver vissuto eventi del genere, continua Soto, si acquisiscono dei superpoteri più utili rispetto a quelli degli eroi dei fumetti.