American Horror Story 1×01 – recensione

Due ragazzi entrano in una casa abbandonata e cominciano a distruggerla, sarà l’ultima cosa chef anno, non usciranno mai più di lì.

Molti anni dopo, Benjamin (Dylan McDermott) e Vivien (Connie Britton) in crisi, si trasferiscono con la figlia Violet (Taissa Farmiga), da Boston a Los Angeles nella casa degli orrori. Inizialmente l’abitazione sembra piacere solo a Violet, una ragazza difficile e autolesionista, che trova difficoltà ad ambientarsi nella nuova scuola facendosi delle nemiche già dal primo giorno. Vivien è una donna triste, chiusa in se stessa e che nasconde dietro le sue inutili fobie il dolore per aver perso un bambino durante la gravidanza e l’incessante idea che il marito possa tradirla nuovamente.

La disperata ricerca di pace della famiglia Harmon verrà disturbata dalla folle vicina Constance (Jessica Lange) e dalla figlia Adelaide (Jamie Brewer); come se ciò non bastasse i nuovi arrivati decidono di assumere come domestica Moira, legata al passato della casa ,che sembra avere due volti, quello visto da Ben, come provocante donna delle pulizie (Alexandra Breckenridge) e quello visto da Vivian come donna anziana solitaria e malinconica (Frances Conroy).

Il capofamiglia è uno psichiatra che cerca di avviare il suo lavoro cominciando a vedere i pazienti all’interno della casa, aprendo lo studio in una stanza dell’abitazione. Tra i primi clienti, riceve Tate (Evan Peters), un ragazzo psicotico che si innamora perdutamente di Violet, e riesce ad entrare nelle sue grazie aiutandola a superare i problemi a scuola.

Nell’esplorare la casa, in soffitta Vivian trova una strana tuta in lattice nera stile fetish, che verrà indossata da una misterioso uomo, con il quale Vivien avrà rapporti sessuali nella convinzione che in quel costume ci sia il marito. Ma Ben in stato di trans, è in cucina che tenta il suicidio, e verrà salvato da Constance.

Come prima impressione, American horror story sembra una serie ben studiata, e si spera che non ci siano cali negli episodi successivi. E’ un telefilm che ti lascia incollato sulla poltrona di casa, intriso di tensione, segreti, bugie, oscure presenze, ed un passato della casa ancora tutto da svelare. I personaggi sono molto ben articolati partendo da Constance, che per adesso mantiene un ruolo sospeso all’interno dell’intreccio, Tate che per quanto ne sappiamo adesso potrebbe essere anche qualcosa di diverso da un semplice paziente, Adelaide che gioca con i due gemelli morti nella casa, la domestica che è un personaggio molto particolare che suscita curiosità grazie alla capacità del regista di darle un dualismo che ricorda vagamente quello dello strano caso del dott. Jekyll e mister Hyde di Stevenson e l’uomo fetish di cui non si sa praticamente niente.

La serie tv è nata dalla mente di Ryan Murphy, ricordato per aver sconvolto il genere medical con un cult come Nip/Tuck. Le musiche di sottofondo sono discrete, ma armoniose con le scene, in modo da lasciare più spazio ai dialoghi tra i personaggi. Molto bella la sigla del telefilm Noise, che ricorda il gioco di tensione all’inizio di Texs chainsaw massacre del 1974.

RASSEGNA PANORAMICA

Redazione
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