Appunti di un giovane medico 1×03- recensione

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     a young doctor's notebook-

    Il desiderio di fuga è il filo conduttore del terzo episodio di Appunti di un giovane medico: il giovane e l’adulto dottor Vladimir Bomgard condividono infatti la stessa smania di evadere dalle oppressioni del presente.

    Apprendiamo da subito quanto il secondo episodio ci aveva fatto sospettare: il medico adulto (Jon Hamm) soffre di astinenza da morfina e l’inizio della dipendenza è rivelato proprio nella conclusione di questo terzo appuntamento.

    Il giovane medico (Daniel Radcliffe) non è più grado di gestire la propria insofferenza nei confronti di un contesto alienante: il tedio, il gelo e la neve incessante, la campagna sperduta e isolata da qualsiasi contatto esterno alimentano un inevitabile senso di esclusione da qualsiasi evento più o meno rilevante. Così, mentre la rivoluzione russa infiamma le città e accende gli animi dei concittadini, l’entusiasmo degli ex compagni di corso di medicina non è che un lontano riflesso di quanto Vladimir non potrà mai esperire, ma soltanto apprendere in maniera indiretta. Il medico è infatti recluso nel piccolo ospedale rurale e impossibilitato ad abbandonare, anche se solo temporaneamente, la sua squallida ‘prigione’.

    Ma i pazienti non mancano: fra una tracheotomia sanguinosa e un difficile parto in mezzo alla neve che si risolve tragicamente, con un nascituro già morto, Vladimir precipita in una spirale di disillusione e disperazione. Non deve soltanto misurarsi con disturbi fisici personali tutt’altro che trascurabili, ma l’esito cruento dei suoi casi clinici compromette la sua autostima, al punto da desiderare un deux ex machina che lo porti via dall’inferno che sta vivendo. Il tutto è riassunto nella frase da lui pronunciata con costernazione: “Non sono un macellaio. Sono un assassino”.

    a young doctor's notebookIl giovane medico animato dalla speranza e dall’ottimismo lascia dunque il posto al giovane medico afflitto e deluso dalla realtà: il desiderio di fuga induce Vladimir a fantasticare persino di essere inabilitato all’esercizio della sua professione.

    I venti minuti di questo terzo episodio non regalano alcun momento di brio e divertimento come negli episodi precedenti. Restano alcune tracce di grottesco, ma l’atmosfera si è ormai incupita e il dramma ha preso il sopravvento sulla commedia, il che sorprende ma non dispiace.

    Prevalgono quindi tonalità fredde e grigie che vengono evidenziate dalla  fotografia soprattutto nella conclusione dell’episodio: il medico adulto cerca di convincere il giovane alter ego a non cercare rifugio nella morfina come antidoto al dolore fisico e dell’anima, consapevole dell’autocondanna alla dipendenza. Ma Vladimir non resiste alla tentazione di un conforto qualunque, seppure effimero, e trova per la prima volta sollievo nella sua prima auto-iniezione di morfina: il passaggio a questa nuova ingannevole condizione di benessere è suggestivamente sottolineato dai toni freddi che lasciano spazio a sfumature più calde nell’arco di pochissimi secondi. Tuttavia, le premesse sono tutt’altro che fiduciose, eppure arriviamo alla conclusione del terzo episodio con la sensazione di attendere un finale di serie senza dubbio intrigante.