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Black Sails 2: Intervista a Toby Stephens e Luke Arnold

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La seconda stagione di Black Sails andrà in onda su Starz a partire dal 24 gennaio, riallacciandosi agli eventi della fine della prima stagione: il Capitano Flint (Toby Stephens) e John Silver (Luke Arnold) sbarcano su un’isola con l’equipaggio.

L’intervista che segue ai due attori contiene leggeri spoiler.

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ComingSoon.net: Ora Flint e Silver sono inseparabili?
Toby Stephens: Sì
Luke Arnold: Proprio così. Nella prima stagione non abbiamo interagito moltissimo, ma nella seconda trascorreremo molto tempo insieme e, per fortuna, non ci odiamo.
T.B: Alla fine della stagione eri stufo di me.
L.A: No, è stato bello. Una delle cose che amo di più della serie è lavorare con lui.
T.B: E per me lavorare con te.
L.A: Il clou della stagione.
T.B: È divertente, perché è un duo male assortito. Si tratta di un rapporto stupendo, ora sono costretti a stare insieme per via delle circostanze. Non si fidano l’uno dell’altro, non c’è un apprezzamento reciproco, eppure l’uno ha bisogno dell’altro. È una dinamica interessante.

black-sails-2-posterCS: C’è meno ambiguità ora che vogliono entrambi la stessa cosa?
L.A: All’inizio è indubbiamente così. Senza rivelare troppo, sono sulla stessa lunghezza d’onda. Pensano che vogliono entrambi la stessa cosa, quindi c’è una specie di alleanza fra loro. Ma credo che questa alleanza oscilli fra l’essere autentica e rimanere la stessa col tempo. Il loro rapporto cambia in continuazione. A un certo punto possono essere onesti l’uno con l’altro, poi magari solo uno di loro. Non sanno chi dei due finirà per contrariare l’altro.
T.B: Inoltre cercano di scoprire le reali intenzioni dell’altro, di anticiparlo. È per questo che sono in un certo senso simili. Sono abili giocatori, vogliono vedere chi dei due è più perspicace. Cercano di capire: una volta che hai ottenuto l’oro, che cosa ne farai? Lo vuoi davvero? E poi? Quindi è un gioco di anticipazione. Non si tratta di menzogne, ma diciamo la verità con grande cautela.
L.A: Ed è piuttosto strano perché Silver sa molto bene di cosa è capace Flint, forse più degli altri. Sa bene cosa accade a chi gli è vicino. Quindi sa che deve stare sempre all’erta perché era lì quando Gates è stato assassinato. Sa che non deve fidarsi troppo.

CS: In questa stagione vi rimettete in pari con gli eventi de L’Isola del Tesoro?
L.A: L’ombra de L’Isola del Tesoro incombe molto di più in questa stagione rispetto alla precedente. Adoro questa cosa: esplorare il percorso di Silver dal giovane che vediamo all’inizio della prima stagione e l’uomo che diventerà. Così come Flint. Nel libro Flint viene solo menzionato. Il suo fantasma è molto vivo.
T.B: Ci sono più riferimenti al libro, ma la cosa stupenda è che la serie non è vincolata al romanzo. È come se Robert Louis Stevenson avesse concepito L’Isola del Tesoro da questa visuale privilegiata. Questo è il nostro punto di vista. Quindi la storia è la stessa, i personaggi sono gli stessi, ma concepiti diversamente. Robert Louis Stevenson scrisse il romanzo utilizzando un punto di vista ingenuo e romanticizzato. Noi invece abbiamo una prospettiva adulta, più da ventunesimo secolo. Il contenuto è quello, ma è la prospettiva che cambia.

CS: A proposito di letteratura, chi preferisci tra il Capitano Flint e Rochester in Jane Eyre?
T.B: Difficile a dirsi perché sono personaggi completamente diversi. Rochester è davvero un archetipo letterario. Ero nervoso all’idea di interpretarlo perché pensavo alle aspettative delle donne che sono davvero ossessionate da questo personaggio. Ma è un ruolo che mi ha dato tante soddisfazioni, ho adorato interpretare Rochester. Quanto a Flint, in un certo senso stiamo creando il personaggio, perché non è presente ne L’Isola del Tesoro. Viene menzionato, ma non sappiamo chi sia, quindi mi affido agli sceneggiatori. Creare il personaggio è una cosa bellissima. Non sto cercando di eludere la domanda, ma è difficile paragonare i due perché sono ruoli gratificanti in modo completamente diverso. Direi che sono appaganti nella stessa misura.

black-sails-2-4CS: Come vanno le lezioni di scherma?
L.A: L’addestramento è in funzione di ciò che facciamo nella serie. Abbiamo cominciato con il boot camp, dove abbiamo appreso le basi. Poi tutto dipende dai combattimenti. Purtroppo non c’è il tempo per un addestramento generale. Ci alleniamo in palestra ogni giorno, ma l’addestramento al combattimento ci vede coinvolti più o meno un mese prima di girare una determinata scena.
T.B: Coreografare il combattimento… Il problema era alla fine della scorsa stagione. Il programma delle riprese era talmente intenso che non c’era tempo. Alla fine c’è questa sequenza epica con una serie di scontri in cui sono coinvolto, così come Zach McGowan…
L.A: Andiamo, non rivelare troppo.
T.B: Non sto dicendo troppo. Non avevamo tempo. Ogni giorno dovevamo fare una cosa e poi un’altra, un po’ di fretta… ma è stato divertente. In un certo senso ha aggiunto qualcosa che forse non ci sarebbe stata.
L.A: Dipende sempre dalle riprese. Preferiresti avere più tempo a disposizione per l’addestramento e la preparazione ma, una volta che si inizia a girare, il tempo di provare e allenarsi comincia a diminuire.

black-sails-2-2CS: La seconda stagione inizia con una grande battaglia navale. Il ritmo dell’azione è più o meno questo in tutta la serie?
L.A: Assolutamente. C’era molta azione nella prima stagione, ma nella seconda ce n’è di più. Black Sails è una serie basata sui personaggi, però nella seconda stagione c’è molta azione di portata sempre maggiore. Se gli spettatori vogliono più scene d’azione, avranno ciò che desiderano.
T.B: Il punto è che l’azione deve essere ben dosata. Sarebbe noioso se ci fosse una battaglia navale dopo un’altra. Ti aspetteresti che si distruggano l’un l’altro, poi i cannoni e così via. Invece in questa serie possono esserci scene d’azione di vario genere. Non si tratta solo di navi. E adoro il fatto che torniamo indietro di 15 anni, a Londra. Mostriamo un mondo completamente diverso. O meglio, il centro di quel mondo, perché è lì che tutto è iniziato. Il potere arriva dall’Inghilterra, così come il motivo per cui loro sono lì.
L.A: Ciò che adoro del primo episodio – e che mostra la grande inventiva degli sceneggiatori – è l’assalto navale che ha un approccio completamente diverso. Ci sono modi ingegnosi, interessanti ed eccitanti di assaltare una nave, invece di far esplodere i cannoni, gettare l’amo e cose simili, come vediamo di solito. Mostriamo scene d’azione del mondo dei pirati in modo diverso, non nel modo stereotipato che vi aspettereste.

CS: Avete già in programma la terza stagione.
L.A: La stiamo girando.

CS: State girando le due stagioni una dopo l’altra?
T.B: Abbiamo una pausa di cinque mesi durante la quale scrivono la sceneggiatura.
L.A: Inoltre ci sono molti effetti speciali. È per questo che giriamo un anno prima della messa in onda. Anche se stiamo girando la terza stagione, hanno appena ultimato gli ultimi ritocchi della seconda. La post-produzione è talmente enorme che dobbiamo giocare d’anticipo.

CS: Quali sono le principali qualità positive di Flint e Silver?
L.A: L’onestà di Silver sulle sue intenzioni. Anche se può essere ambiguo, mentire e avere la parlantina sciolta, è in grado di dire: “Non fidarti di me. Non contare su di me per più di ciò che ti dico. La nostra alleanza esiste solo perché vogliamo la stessa cosa. Una volta ottenuta, chi si è visto si è visto”. La sua chiarezza è una qualità positiva.
T.B: Quanto a Flint, penso che sia geniale in ciò che fa. È un marinaio molto abile. Scopriamo che era nella Marina, quindi ha un ottimo addestramento. È un capitano in gamba, in genere le sue decisioni sono sensate. Forse le sue decisioni sono quelle che l’equipaggio non vorrebbe. Ma è molto assennato e razionale. Credo che sia questa la sua qualità positiva.

Raffaella Lippolishttp://www.raffaellalippolis.com/
Traduttrice freelance dall'inglese e dal francese all'italiano, specializzata in servizi linguistici per il marketing, il turismo, la moda e l'audiovisivo. Cinefila e lettrice appassionata, adora Camus, Mozart, il caffè e il profumo dei libri.
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