Sospeso tra presente e passato, il penultimo episodio della stagione svela molti dei misteri che hanno sinora aleggiato sulla figura di Jimmy, attraverso un lungo flashback che segue il giovane Darmody negli anni del college, Princeton. Qui lo vediamo iniziare la sua relazione con Angela, la quale, durante un party, gli svela di essere incinta.

Intanto Gillian è venuta a trovarlo: l’ambiguità del rapporto madre-figlio s’intravede nella reazione che ha Jimmy di fronte al comportamento libertino adottato dal suo professore di letteratura. La soddisfazione di Gillian nel vedere il ragazzo prendere a pugni l’insegnante, difendendo così il suo onore ma rovinando per sempre la propria carriera universitaria, mette ulteriormente l’accento sulla già intuibile instabilità mentale del personaggio (e in questa puntata Gretchen Mol dà il meglio di sé). Lo sceneggiatore Korder fa salire la tensione erotica tra i 2 per poi lasciarla esplodere nella camera da letto, il rumore di un treno in sottofondo.

Ecco dunque che il tema dell’incesto, sinora solo vagheggiato ma mai rivelato in maniera esplicita, fa il suo ingresso nella serie, prendendo il suo posto accanto agli altri peccati che sfiorano – chi più chi meno – tutti i personaggi di Atlantic City. Jimmy verrà espulso, decidendo di arruolarsi e lasciando così la povera Angela ad aspettare sola il futuro figlio.

Si torna al presente. Nucky ha trovato, ancora una volta, il suo asso nella manica:  viene a sapere dal domestico di colore che ad uccidere il marito di Mrs Shroeder era stato l’insospettabile e integerrimo Van Alden. Incastrato al dipartimento di polizia, Nelson scappa dopo aver ferito Clifford ad una gamba.

Ma a minacciare la tranquillità di Nucky è, inaspettatamente, la stessa Margaret: colta dai rimorsi e ansiosa di svuotarsi la coscienza, la fervente cattolica si mostra decisa a testimoniare nel processo contro il suo amante. Memorabile la scena del confronto verbale tra i 2, in cui Buscemi mostra alla donna il suo vero volto – quello del boss senza scrupoli, freddo calcolatore che, in un modo o nell’altro, tiene in pugno amici e nemici.

Lo sguardo sul passato di Jimmy è bruscamente interrotto dal risveglio del ragazzo che, tra i fumi dell’eroina, parla con la madre al telefono. La violenza tipica della serie fa il suo ritorno nella sequenza in cui Gillian, indifferente per la morte di Angela, viene aggredita dal figlio, a sua volta colpito alle spalle dal Commodoro. Segue patricidio invocato e incitato dalla stessa Gillian.

Un episodio più che mai incentrato sulla psicologia e i rapporti tra personaggi, a tratti morboso nella sua voglia di liberare degli scheletri che, forse, sarebbe stato meglio lasciare chiusi nell’armadio. Ad ogni modo, la suspense e gli attori sono sempre all’altezza, ed è toccante il personaggio di Richard che, forse memore della volta in cui Angela lo ritrasse, piange sommessamente di fronte al sangue rappreso sul pavimento.

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Laureata alla specialistica Dams di RomaTre in "Studi storici, critici e teorici sul cinema e gli audiovisivi", ho frequentato il Master di giornalismo della Fondazione Internazionale Lelio Basso. Successivamente, ho svolto uno stage presso la redazione del quotidiano "Il Riformista" (con il quale collaboro saltuariamente), nel settore cultura e spettacolo. Scrivere è la mia passione, oltre al cinema, mi interesso soprattutto di letteratura, teatro e musica, di cui scrivo anche attraverso il mio blog:  www.proveculturali.wordpress.com. Alcuni dei miei film preferiti: "Hollywood party", "Schindler's list", "Non ci resta che piangere", "Il Postino", "Cyrano de Bergerac", "Amadeus"...ma l'elenco potrebbe andare avanti ancora per molto!