Da Vinci’s Demons 2×06 recensione dell’episodio con Elliot Cowan

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Il sesto episodio di Da Vinci’s Demons mostra le strade che i protagonisti della serie hanno intrapreso, seppur non ci sia nessuna svolta a livello narrativo, l’episodio si sofferma sulle prove e i sacrifici che tutti devono compiere per giungere al loro scopo.

Da Vinci's Demons 2x06-2The Rape of Dead compie brevi passi a livello narrativo poiché si addentra nelle trame dei personaggi, o meglio nei fantasmi che aleggiano intorno ai nostri protagonisti, la maggior parte di essi risalgono al passato oppure ad eventi che hanno cambiato la loro natura. Nel primo caso rientrano Leonardo (Tom Riley) e Lorenzo (Elliot Cowan), il primo è ossessionato dalla ricerca e della conoscenza che trova il suo lato concreto nel libro delle lamine, ma per giungere ad esso deve sposare Ima (Carolina Guerra) e affrontare le ardue prove di Topa Inca (Raoul Trujillo) che lega il suo destino a quello del Conte Riario (Blake Ritson). Nel secondo caso Lorenzo si troverà ad affrontare il lato cruento della pazzia, difatti Alfonso (Kieran Bew), affetto da una insensata gelosia, torturerà il Magnifico mortificandolo nella carne e facendogli trovare nel delirio il volto di suo fratello Giuliano (Tom Bateman) che lo porterà a superare l’ennesimo crudele gioco di Re Ferrante (Matthew Marsh). Ma mentre i due protagonisti intraprendono le strade più tortuose anche Lucrezia Donati (Laura Haddock) sulla via di Costantinopoli e in piena crisi identitaria su ciò che sia giusto fare. Durante una sosta incontra Al-Rahim (Alexander Siddig) che le mostra il fantasma della sorella e rinnova in lei il ricordo di Leonardo.
Da Vinci's Demons 2x06-1L’episodio si addentra nei meandri del fantasy attraverso le atmosfere spiritate dei fantasmi e delle visioni che se nei precedenti episodi erano collaterali e associati all’artista, qui prendono possesso dell’intero ritmo e stile della puntata forzando la natura della serie e disturbando la storyline della stagione. Seppur le novità narrative sono interessanti, associando passato, presente e futuro dei personaggi, queste cadono in un gioco visivo che richiama le storie gotiche e il purgatorio dantesco, il che si discosta con l’ambientazione Inca e Rinascimentale in cui i nostri personaggi sono nati-inseriti. Così come era accaduto nell’episodio con il Conte Dracula, la regia impone uno stile e un pathos incline allo stupore e al disturbo e che quindi fa risultare macchinosa e inverosimile il sacrificio degli gli eroi e dei i loro comprimari.

David S. Goyer gioca nuovamente con le linee temporali e con le culture dell’epoca, facendo primeggiare più la componente fantasy che storica e confondendo le identità e la cultura dei suoi personaggi a favore dell’artificio narrativo. Seppure questo dia grande spettacolarità e faccia risaltare soprattutto la bravura del cast, in primis Elliot Cowan, questo tipo di intreccio spinge lo show in una direzione complessa e totalmente dissociata dal contesto della serie.