Desperate Housewives

Desperate Housewives, o Desperate Housewives – I segreti di Wisteria Lane, è  la serie culto ideata da Marc Cherry.

  • Stagioni: 6, ancora in corso
  • Anno: 2004/2010 (?)
  • Numero episodi: 121
  • Ideato da: Marc Cherry
  • Cast: Mary Alice Young, Teri Hatcher, Felicity Huffman, Marcia Cross, Eva Longoria Parker, Nicolette Sheridan, Dana Delany, Kyle MacLachlan, Ricardo Antonio Chavira, Doug Savant, James Denton.
  • Guest Star: Richard Chamberlain, Ryan O’Neal, Mark Moses, Steven Culp, Jesse Metcalfe, Richard Burgi.

Desperate Housewives

Brenda Strong, casalinga all’apparenza felice, si suicida per il rimorso di azioni commesse in passato ma continua a narrare le vicende delle sue amiche di Wisteria Lane: la bella ex modella di origini ispaniche Gabrielle, che dopo varie traversie tornerà con il marito amato ed odiato diventato cieco, l’ex donna in carriera Lynette, oppressa da un marito idealista e da una numerosa figliolanza, l’eterna indecisa Susan, che girerà le spalle al vero amore dopo averlo trovato, la perfezionista Bree, che vedrà il mondo caderle addosso, e la neo arrivata Katherine, in cerca di una sua identità dopo drammi e gelosie.

Desperate Housewives, l’analisi:

Definire il genere di Desperate Housewives, serie tutta al femminile creata da Marc Cherry, che si è ritagliato un alter ego nella coppia di omosessuali che diventano vicini delle protagoniste di Wisteria Lane, non è immediato e nemmeno facile.

Desperate Housewives è una commedia, certo, ma non è leggero come molte commedie, perché molti sono gli spunti di riflessione in ogni puntata, molti i drammi, diversi i momenti di commozione; i toni sono anche da commedia brillante, i dialoghi sono frizzanti, le battute pronte, ma non è certo solo una commedia.

Non è nemmeno una serie drammatica, perché non mancano lutti, malattie e tragedie, ma c’è sempre la risata, la situazione paradossale o boccacesca, il momento umoristico, magari l’humour nero a risollevare il tutto. Non è un giallo, ma in ogni stagione c’è un mistero da risolvere, dal perché una madre di famiglia all’apparenza felice si è suicidata alle malefatte di Carlos Solis, marito di Gabrielle, dall’identità misteriosa dei nuovi vicini a cosa vuole veramente il marito della pericolosa Edie Britt. Non è una serie di critica e di impegno sociale, ma spesso il modello di vita occidentale basato su una famiglia in cui le donne si prendono interamente carico della medesima esce a pezzi, così come esce a pezzi il consumismo, l’organizzazione della vita politica e sociale occidentale e certi valori e perbenismi di fondo. Non è una serie sentimentale, ma i sentimenti la fanno comunque da padroni, sentimenti di odio e di amore, e di amore di vario genere, intesi in senso lato. E non è nemmeno una soap opera perché ha tutte le caratteristiche dei telefilm, compreso il ritmo, concitato e ricco di colpi di scena: forse ha i suoi antenati in alcuni film sulla provincia americana anni Cinquanta, tra vizi privati e pubbliche virtù, ma sarebbe ancora riduttivo vederlo così.

Desperate Housewives è tutte queste cose messe insieme, soap, commedia, dramma, sentimento, giallo, in un cocktail che sa conquistarti episodio dopo episodio, stagione dopo stagione, un cocktail per un target eterogeneo, femminile ma non solo, e di svariate fasce di età, che sa apprezzare le storie brillanti narrate con brio, una punta di amaro e di cattiveria, e riflessione sulle tante contraddizioni della vita, sulle sue gioie e sui suoi dolori.

Il microcosmo di Wisteria Lane, rappresentativo di tanta parte degli Stati Uniti ma non solo, mette in scena vari tipi di famiglia, spesso disfunzionali, ma dove la cosa importante è l’amore che unisce i suoi membri. È l’amore che fa una famiglia, dice uno slogan dei progressisti, ma è l’assunto anche delle storie dei protagonisti di Desperate Housewives, che siano una coppia che si ritrova dopo tradimenti e peripezie (Gabrielle e suo marito Carlos), due persone di mezz’età in cerca ancora di una loro strada (Lynette e Tom), due anime gemelle divise dalle circostanze (Susan e Mike), due anime ferite che si prendono e si lasciano tra drammi e problemi (Bree e Orson). Intorno a loro, ruotano vari personaggi, che potrebbero rappresentare dei tipi predefiniti di ruoli (la figlia ribelle, il figlio prima ribelle e poi complice, la vicina di casa anziana e impicciona, la madre alcolista ma che corre in aiuto di fronte ad un dramma, la bella pericolosa e cattiva), ma che alla fine così non sono, e che oltre a portare un po’ di pepe in più alle storie, portano anche umanità e sviluppi interessanti delle vicende.

Insolita anche la struttura narrativa, dove si è registrato un salto temporale di alcuni anni tra quarta e quinta stagione (non forzato come quello assurdo a suo tempo di Dallas per giustificare il ritorno di Bobby), che ha introdotto nuove dinamiche tra i personaggi, presentando figli cresciuti e ormai co-protagonisti o nati nel frattempo, nuovi arrivi, rotture sentimentali improvvise di cui si scopre poi la ragione nei flash back, cambi dello status dei personaggi, come Gabrielle, diventata da maliarda a madre di famiglia sciatta, o Bree, da casalinga a donna in carriera, e dove personaggi nuovi vengono introdotti man mano non in sostituzione a personaggi che lasciano (come avviene normalmente in molti telefilm, da X-Files a Criminal minds) ma in aggiunta a quelli esistenti, introducendo nuovi sviluppi, come è avvenuto con il personaggio di Katherine, nuova casalinga disperata dalla quarta stagione.

Marc Cherry ha recentemente detto che la serie dovrebbe andare avanti fino almeno al 2012: è da vedere se non ci saranno defezioni a questo punto tra le e i protagonisti, attratti magari da nuove strade. Finora i colpi di scena non sono forzati e le trame hanno saputo mantenere un buon livello e un buon equilibrio tra i vari elementi che compongono la trama, e c’è da sperare che Desperate Housewives sappia continuare sulla sua buona strada e, quando sarà il momento, saper chiudere le vicende delle sue protagoniste in maniera non assurda ma soddisfacente e in linea con le premesse e le tematiche che l’hanno sostenuto.

Elena Romanello