Dexter 7×02 – recensione

262

La schiera di sceneggiatori a lavoro sulla settima stagione di Dexter non smette mai di stupire. Ad ogni episodio ci aspetta un nuovo shock, altra suspense e il quadro generale che si inquina sempre di più. Non è più utile e nemmeno sensato, come in passato del resto, cercare di dare interpretazioni statiche ai personaggi e ai loro comportamenti, da quando il grande segreto del protagonista è venuto a galla.

Mentre la squadra omicidi di Miami, infatti, è ancora alla ricerca del duplice omicida Viktor Basco entrando così sempre più in contatto con il pericoloso mondo della mafia russa, altri due personaggi interferiscono, senza saperlo, con il mondo duplice e ambiguo di Dexter.

Il capitano Maria La Guerta ha infatti trovato sulla scena del presunto suicidio di Travis Marshall uno dei famosi vetrini-feticcio che Dexter è solito collezionare, questo riporta alla mente del Capitano il caso del “macellaio di Bay Harbor”, filone principale di tutta la seconda serie, per il quale era stato individuato come colpevole il suo grande amico Sergente Doaks; colpevolezza della quale Maria La Guerta era sempre stata fortemente dubbiosa. Inizia così ad investigare, parallelamente e segretamente, sul reperto.

Nel frattempo Dexter deve fare i conti con Louis Greene, tirocinante di Mazuka e fidanzato della babysitter che accudisce il figlio Harrison il quale indispettito dai commenti di Dexter su un videogame da lui ideato, inizia a vendicarsi in maniera inconsapevolmente eccessiva. Intanto Debra, nonostante le rivelazioni fattele dal fratello, è convinta della sua profonda bontà e farà di tutto per sostenere, guidare e aiutare il fratello nella difficile impresa di abbandonare la sua personalissima “dipendenza”.