Downton Abbey 3×07: recensione dall’episodio

“Oh, well, that is an easy caveat to accept because I’m never wrong” (Lady Violet)

 

Il dolore della perdita è giusto e inevitabile, ma col tempo la ferita può forse tentare di rimarginarsi grazie l’amore per chi si è appena affacciato alla vita: il tempo di lasciare il lutto e  andare avanti è alla fine arrivato a Downton Abbey, con un settimo episodio che in vista della conclusione non sembra ancora pronto a chiudere i giochi e preferisce piuttosto seminare  ulteriori interrogativi e spunti interessanti, per storylines non ancora concluse o sul punto di ricominciare da zero in una veste completamente nuova.

La prima ragione di giubilo è comunque il ritorno a casa di Bates(Brendan Coyle), che scagionato da ogni accusa viene finalmente accolto fuori dai cancelli della prigione dall’innamoratissima moglie Anna(Joanne Froggatt): difficile non essere contenti per l’happy ending che salvo infauste catastrofi dovrebbe ormai attendere la coppia, ma dopo le tante scene tutte uguali che di settimana in settimana non hanno portato né vantaggi né una particolare crescita ai personaggio di Mr Bates, la bizzarra conclusione del suo spin-off carcerario è stata benvenuta dagli spettatori non solo per aver restituito la felicità a quella donna fantastica e deliziosa che è Anna(cara Anna, avresti meritato una storyline migliore di quella che Fellowes ti ha riservato)ma soprattutto per aver posto fine a uno degli sviluppi meno funzionanti della serie.

Come prevedibile, downstairs John Bates viene accolto festosamente da tutta la servitù tranne che da Thomas(Rob James Collier), certo che la cosa comporterà la perdita del posto di Valet( un tempo occupato da Bates) tanto faticosamente conquistato. Pressato dal timore di dover abbandonare la sua posizione e reso incredibilmente vulnerabile dall’attrazione per Jimmy(Ed Speelers), dopo anni di repressione Thomas finisce per arrivare a un punto di non ritorno: sicuro di aver carpito dei segnali inconfondibili si avventura nella camera del cameriere per cercare di baciarlo solo per venire bruscamente interrotto da Alfred, testimone per caso dello scandaloso evento, ma soprattutto dalle urla di disgusto di Jimmy; la scena, accompagnata da una colonna sonora piuttosto creepy e da un montaggio che fila con pazienza la ragnatela in cui il personaggio sta per restare intrappolato gode di una suspense notevole e vira con consapevolezza verso un’atmosfera vicina a quella del Thriller, lasciando lo spettatore a sperare fino all’ultimo che quello che sta per accadere finisca in fine per non concretizzarsi.

Abbandonata l’oscurità che l’aveva caratterizzato sin dalla prima stagione e che l’aveva reso uno dei caratteri meno graditi fra le fila della servitù,Thomas ha avuto un arco emotivo straordinario che ci ha permesso di scoprire la sua vera umanità e di tifare spudoratamente per lui, persino in preferenza al positivo ma monotono Mr Bates: denunciato da Alfred a un disgustato ma composto Mr Carson(Jim Carter), Thomas sceglie di rifiutare l’opportunità offertagli dal maggiordomo di ricadere nell’ombra facendo finta che sia stato tutto un malinteso, stanco di rinnegare sé stesso e pronto a difendere la sua diversità.

Upstairs l’atmosfera è particolarmente tesa: nonostante tutto quello che è accaduto negli scorsi episodi Robert(Hugh Bonneville) continua non solo a resistere ai progetti di Matthew(Dan Stevens) per risollevare le sorti della tenuta ma anche all’idea di lasciare che Baby Sybil cresca nella fede cattolica, ridicolizzando le cerimonie della messa cattolica e borbottando il suo disappunto.

Alla fine, sarà come sempre Lady Violet(Maggie Smith) a sistemare tutto, richiamando l’attenzione di Lord Grantham sul futuro e della nipote e su quanto sia importante tenere Tom Branson(Allen Leech) e la bimba a Downton: la comparsa del fratello rozzo e ubriacone di Tom( un insieme di stereotipi su come dovrebbe essere l’Irish Bad Guy) è essenziale per ricomporre la situazione e fargli finalmente ritrovare il buon senso(nelle parole di Lady Violet:“You cannot want your only grand-daughter to grow up in a garage with that drunken gorilla”), chiudendo il cerchio con una cerimonia di battesimo dai colori pastello che si cristallizza in una serena foto di famiglia.

La Dowager Countess sente però il bisogno di risolvere anche un’altra questione: messi da parte gli apparenti slanci di apertura dimostrati nei confronti della povera Ethel(Amy Nuttall), adesso ritiene che la cosa migliore per il bene della famiglia e della stessa ragazza sia trovarle un impiego altrove dove possa rifarsi una vita dimenticando il suo triste passato e senza creare scandalo ai Crawley; forse non avremmo dovuto illuderci troppo sulle possibili ampie vedute di una donna di classe come la matriarca Lady Violet, ma la delusione per questa svolta viene comunque guarita dal fatto che la sua scelta non sia dettata solo dal decoro ma anche dal sincero dispiacere per la miseria di Ethel.

Mentre il destino di Tom sembra sempre più intrecciarsi a quello di Downton, Edith inizia per la prima volta a allontanarsi da casa per costruire qualcosa che possa appartenere a lei sola e che riesca finalmente a gratificarla(“I don’t want to be invisible. I’ve had enough of it.”). Difficile non essere orgogliosi della ragazza vedendola sfidare gli sguardi sempre diffidenti della famiglia per annunciare di aver accettato il lavoro al giornale(“ you have a journalist in the family”), o camminare in libertà per le vie di Londra e andare a cena col simpatico editore scandalosamente  unchaperoned: un possibile love affair è chiaramente telefonato, ma chissà che stavolta le cose non vadano per il verso giusto e Edith riesca ad avere l’amore pur preservando la sua nuova promettente carriera.

A un passo dal season finale, la speranza divampa.

RASSEGNA PANORAMICA

Alessia Carmicino
Nata a Palermo nel 1986 , a 13 anni scrive la sua prima recensione per il cineforum di classe su "tempi moderni": da quel giorno è sempre stata affetta da cinefilia inguaribile . Divora soprattutto film in costume e period drama ma può amare incondizionatamente una pellicola qualunque sia il genere . Studentessa di giurisprudenza , sogna una tesi su “ il verdetto “ di Sidney Lumet e si divide quotidianamente fra il mondo giuridico e quello cinematografico , al quale dedica pensieri e parole nel suo blog personale (http://firstimpressions86.blogspot.com/); dopo alcune collaborazioni e una pubblicazione su “ciak” con una recensione sul mitico “inception” , inizia la sua collaborazione con Cinefilos e guarda con fiducia a un futuro tutto da scrivere .
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