Dracula 1×03 – recensione dell’episodio con Jonathan Rhys Meyers

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    Ciò che si prospetta questo terzo episodio della serie ispirata al Dracula di Bram Stoker è di scavare, ancora una volta, nel passato di Alexander Grayson (Jonathan Rhys Meyers). In apertura di puntata ci viene mostrata la punizione inflittagli dall’Ordo Draco, il primo assaggio di sangue che, versato fra le labbra del prigioniero poco prima di tagliargli la gola, sarà la catena che lo costringerà in un’eterna prigionia. Poco incisiva, forse, la scelta operata in fase di realizzazione che nella sequenza di coppoliana memoria,  rappresentante un momento cruciale non solo per il personaggio Dracula, ma per la mitologia stessa del Vampiro, cessa in solennità.

    Fra un gioco di potere e l’altro, si riprende il discorso circa la figura di Mina (Jessica De Gouw) che, dopo la lite con Jonathan Harker (Olivier Jackson-Cohen), si perde nel vortice dei circoli boehemienne. Tra un bicchiere di spumante ed un bacio alla “fatina verde”, nel varcare una soglia verso altri luoghi ed altri tempi, la donna sembra trovarsi faccia a faccia con un sé passato: quell’Ilona amata da Dracula. Ai suoi occhi si presenta un’istantanea del passato, raffigurante il cortile in cui l’amato fu maledetto ed il ciliegio in cui gli apparve nel suo ultimo istante di vita mortale.

    Ancora una volta, intanto, l’Ordine del Drago mostra il proprio lato oscuro quando, nella figura di Lord Thomas Davenport (Robert Bathurst), pronuncia la condanna a morte per Lord Laurent (Anthony Howell), giudicato colpevole di aver anteposto esigenze personali davanti a quelle dell’Ordine. Così come, qualora ci fosse sfuggito, ci viene ricordato, per l’ennesima volta, come il concetto di vendetta sia alla base della serie quando, dalle memorie di Van Helsing, riemergono i ricordi inerenti lo sterminio della propria famiglia.

    Di contrasto, umano, troppo umano è il vampiro secondo la NBC. Ad ogni puntata Dracula sembra sempre meno maligno, iracondo, folle sì, a volte, ma proprio perché innamorato (come egli stesso dice di Jonathan Harker). Troppo umano poiché le sue azioni sono mosse dai sentimenti: prova rabbia e compassione per la sua simile rinvenuta prigioniera nelle segrete della cacciatrice Lady Jayne Wetherby (Victoria Smurfit), così come prova empatia per le pene d’amore vissute dal duo Harker/Mina, spingendoli l’uno fra le braccia dell’altro, commettendo una buona azione di cui dovrebbe dirsi “inorridito” ma che, come egli stesso ammette, sembra non dispiacergli.

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    È lento, forse troppo, questo terzo episodio di Dracula. Se l’idea di un vampiro ben più umano degli umani stessi poteva apparire interessante in apertura di serie, ora che 1/3 della stessa è passata (10 sono gli episodi previsti) si comincia a sentire la mancanza del “classico”, di un fascino maligno che oltrepassa porte e finestre attirando a sé le sue prede. È un Dracula che non morde, in cui manca la sana follia di Renfield, così come il curioso ruolo di alleato affidato al dottor Van Helsing crea un vuoto nella storia, ciò poiché i cacciatori dell’Ordine non esprimono neppure metà del carisma del personaggio Stokeriano. Per ora, comunque, concediamo il beneficio del dubbio a quello che speriamo essere un semplice episodio di transizione nell’economia della serie.