Dracula 1×07 recensione dell’episodio con Jonathan Rhys Meyers

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    Brindato al nuovo anno e spento le luci natalizie, alle porte della Befana torna ad invadere l’etere il Dracula della NBC. In questo settimo episodio, dal titolo Servant To Two Masters, per la prima volta, e con un leggero ritardo, ci troviamo di fronte ad un Alexander Grayson (Jonathan Rhys Meyers) privo di maschera, impegnato non solo a combattere l’Ordo Draco, ma anche la fame di sangue che gli impedisce di essere uomo fra i suoi simili.

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    Obiettivo di Grayson non è unicamente radere al suolo le mura economiche all’interno delle quali cresce rigoglioso l’Ordine, ma anche spezzare le catene che, sotto forma di maledizione, lo costringono ad una vita di prigionia. Ma la fame non può essere domata, è istinto di sopravvivenza che si palesa nel momento in cui l’organismo è sul punto di collasso. Così Dracula dovrà rinunciare ai buoni propositi quando, per desiderio e per vendetta, si getterà famelico sul poliziotto che, corrotto dall’ordine, gli impedirà di svelare agli occhi del mondo che un’energia pulita e gratuita non sarebbe fantasia, ma un futuro realizzabile. Molteplici sono le chiavi di lettura di quel Servant of Two Masters che la narrazione suggerisce: da un lato c’è Jonathan Harker (Oliver Jackson-Cohe) che, resosi conto di essere nient’altro che una pedina, svela il doppio volto del proprio datore di lavoro, giungendo, probabilmente, a rinnegarlo dopo essere stato reclutato dall’Ordine del Drago; dall’altro, sul finire di puntata, anche Van Helsing (Thomas Kretschmann) apre gli occhi sul sanguinoso io del proprio alleato, che, nella frenesia di fame e rabbia, gli comunicherà che, al raggiungimento del proprio scopo, non esiterà a togliergli la vita; Ma lo stesso Dracula non è che servo di due padroni, della sua mente lucida e razionale e della famelica essenza di bestia, istinto che lo indurrebbe a nutrirsi anche dell’amata Mina (Jessica De Gouw). Proprio attorno a Mina ruota l’ultimo filone narrativo. In primis con la missione di Renfield (Nonso Anozie) legata al Trittico di Dresda, quadri ritraenti la defunta moglie del Conte, di cui Mina ne rappresenta la reincarnazione. In secondo luogo con l’approfondimento del rapporto fra la donna e Grayson che continuerà ad incoraggiarne le idee progressiste, culminando nella rievocazione del ballo che qualche puntata fa si fece rivelatore. A questo giro anche a Mina, però, apparirà palese l’innato legame presente far i due.

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    Giunti ormai al trittico finale di questa moderna rivisitazione del classico della letteratura possiamo decisamente confermare che le nostre attese siano state deluse non tanto da un ennesimo episodio la cui lenta progressione e confusione narrativa non lo differenzia dai suoi precedenti, quanto dall’intera serie che, partita sotto i migliori auspici, si è persa nella banalità di una narrazione pressoché inesistente e disseminata di cliché.