Fargo

Il finale di stagione di Fargo continua il ritmo vorticoso della precedente puntata in cui Lester (Martin Freeman) dopo aver visto le intenzioni di Malvo (Billy Bob Thornton) cerca di allontanare nuovamente i sospetti che Molly (Allison Tolman), l’FBI e lo sceriffo Olson (Bob Odenkirk) hanno su di lui. Nel mentre Malvo ha perso ogni sorta di cautela rimanendo estremamente visibile anche agli occhi di chi non lo cerca più, come Gus (Colin Hanks).

Fargo 1x10La mini-serie di Noah Hawley ha da sempre dimostrato di trasporre più di quello che in realtà accadeva in scena, nonostante alcuni artifici di intrattenimento, i personaggi sono sempre stati il polso delle emozioni e delle reazioni di questa serie, introducendo con le loro linee tragico-umoristiche la visione distorta e malata di questa società distante (per geografia e finzione) ma che evidenzia un sistema di regole estremamente reale che lentamente si è introdotto nella quotidianità di persone insospettabili. La puntata merita la doppia visione solo per cogliere questi fugaci indizi che rendo la prima visione affasciante e la seconda solida e convincente. Lo spettatore rapito dal ricco paradosso, eccessivo e surreale,  ammira l’azione composta che si snoda sul ritorno di Malvo a Bemidji e che viene visto come un enorme déjà-vu ma che in realtà sottolinea il confronto tra l’anno passato e l’anno corrente, mettendo in moto anche le diverse scelte dei personaggi che in questa occasione sono pronti a porre rimedio, come fa Gus, a rimane in attesa, come Molly, a esagerare, come Lester, ed infine chi si fa ossessionare dalla risoluzione, come Malvo.

Fargo 1x10-2La serie si è distinta per l’ottima regia sfruttando persino la scenografia (nelle prime puntate) per tratteggiare i propri personaggi per poi passare alla fotografia, regalandoci così atmosfere viziate ed altre claustrofobiche. Dosando così il genere tragicomico e quello d’azione là dove la storia voleva esprimere e mostrare altro e riuscendoci grazie a un sempre ben presente lavoro di montaggio, che ha creato rimandi e disturbi allo spettatore e che ha permesso già nei dettagli dei titoli di testa di caratterizzare l’episodio e gli avvenimenti successivi. Ma ciò che ha coinvolto è stato il lavoro di sceneggiatura sul paradosso, messo in scena attraverso i temi coinvolgenti ed incorniciato dai titoli degli episodi, che seppur enigmatici, si risolvono o attraverso la visione della puntata o attraverso una spiegazione successiva (il titolo dell’episodio, Morton’s fork, richiama una delle teorie dell’omonimo arcivescovo che sosteneva come nonostante alcuni ragionamenti siano contraddittori portino in realtà alla stessa –spiacevole- conclusione.) Altro plauso va al cast, che ha suggellato il trionfo di questa scommessa azzardata, riuscendo ad esprimersi con libertà e coerenza firmando così il ritmo di una stagione perfetta.

La FX può ritenersi soddisfatta per questa mini-serie, così come dimostrano i complimenti della critica attraverso i Critics’ Choice Television Awards, e riuscendo a tenere testa ad un’altra serie rivelazione come True Detective, sua sicura antagonista in future celebrazioni di questo tipo. Seppur si parli di una seconda stagione, in un altro contesto e con altri personaggi, difficilmente si può bissare un risultato così creativo.

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