Il terzo episodio di Game of Thrones vede protagonista ideale Theon Greyjoy profondamente combattuto tra la lealtà all’amico fraterno Robb Stark e il legame di sangue con le Isole di Ferro. E’ questa la traccia principale che da anche il titolo alla puntata What is dead may never die.

Sempre nel terzo episodio vengono presentati altri due personaggio nuovi, entrambi legati alla figura di Renly Baratheon, che fa solo nel terzo episodio la sua comparsa in questa seconda stagione: da un lato abbiamo la guerriera Brienne di Tarth, e dall’altro la sposa di Renly, la bella e intelligente Margaery Tyrell, sorella di Loras amante di Renly stesso. La situazione di Sansa invece, sorta di prigioniera di lusso ad Approdo del Re sembra se non migliorare almeno cambiare, quando le viene assegnata l’amante di Tyrion con damigella. Il ‘piccolo’ Lannister vuole trovare un modo di difendere la sua amata concubina, e nel contempo sembra che la donna, forse troppo superba per far  da schiava, possa a sua volta fare del bene alla giovane e spaventata Stark.

“Un uomo molto piccolo può gettare un’ombra molto grande” ecco quanto Varys dice a Tyrion ed ecco quello che ci si aspetta adesso da lui, un uomo che contro tutti, contro la sorte, contro il potere e contro le cospirazioni cerca a suo modo di fare la cosa giusta. Per quanto riguarda invece la carovana diretta a nord con Arya e Gendry, qualcosa interromperà il loro viaggio e presto la giovane Stark dovrà imparare a riadattarsi. Intanto, a Grande Inverno, Bran comincia a fare i sui primi sogni di lupo, e comincia a farsi domande sulla fondatezza delle storie della vecchia Nan sulle antiche superstizioni e magie. Per l’universo complesso e riccamente popolato di Game of Thrones potrebbero volerci anche più di tre episodi per presentare personaggi e dinamiche, e infatti anche ora, alla terza puntata stiamo ancora conoscendo e incontrando personaggi nuovi e vecchi senza dimenticare quelli che in questo caso non hanno avuto alcuno spazio, come Robb, Daenerys e Stannis.

L’idea visiva è che man mano che ci avviciniamo alla guerra vera e propria la luce abbandoni i sette regni e infatti la maggior parte delle scene sono tutte ambientate di notte, o in interni bui e fumosi, poco spazio c’è per la luce e per la chiarezza. Nonostante però la frammentarietà della narrazione, l’episodio vola via rapidamente, regalandoci ancora una volta piccoli tasselli per compongono il mosaico di una delle saghe fantasy più seguite di sempre.