Benvenuti nell’era del post-anti-innocenza: ci si è ormai dimenticati di fare colazione da Tiffany e tutti hanno storie grottesche da raccontare; si fa colazione quando capita e chiunque cerca di dimenticare il più in fretta possibile la giornata appena trascorsa. L’autoconservazione e il concludere affari non sono più priorità assolute visto che la crisi ha spazzato via qualsiasi tipo di affare e non è rimasto niente da preservare. E Cupido? Cupido non solo ha preso il volo dal condominio, ma non ci si avvicina proprio più.

Benvenuti nel 2012, benvenuti a New York, quella vera, e benvenuti in Girls, la nuova dramedy della HBO da poco arrivata in Italia (su MTV). Se le parole che avete appena letto vi suonano familiari è perché avete Sex and the city inscritto nel DNA e non riuscite a liberarvi dall’immagine di quella Carrie Bradshaw piena di speranze innamorata della città. Se circa vent’anni fa il bisogno e l’esigenza era quello di dover raccontare il sogno americano, nel 2012 da quel sogno ci si è svegliati e, anacronisticamente, di quello “yes we can” di vent’anni prima non è rimasto più nulla.

Hannah (l’irriverente Lena Dunham, creatrice, produttrice e interprete della serie) è un’aspirante scrittrice, stagista non retribuita che riesce a mantenersi a New York solo grazie al supporto economico dei genitori. Intono a lei, tre amiche e un “frequentante”: Marnie (Allison Willams), coinquilina un po’ bacchettona che non riesce a scrollarsi di dosso un fidanzato eccessivamente gentile; Jessa (Jemima Kirke), la festaiola giramondo sempre in bilico perenne tra avventure e disastri, Shoshanna (Zosia Mamet), cugina di Jessa, ingenua, patita di Sex and the City e in totale adorazione per la cugina giramondo e Adam (Adam Sackler), egocentrico frequentante di Hanna, perennemente a petto nudo, preso solo da se stesso.

In poco più di 20 minuti vengono dipinti i personaggi principali e viene inquadrata la situazione in cui si muoveranno: futuro incerto e precarietà. Tanto nel lavoro quanto nell’amore.
Girls non è Sex and the City. Non aspettatevi chiacchiere su sesso e sentimenti intorno a tavoli lussuosi: in Girls si parlerà di rapporti sociali in chiave 2.0 decidendo, nel mentre, se saltare il pranzo per avere qualche soldo in più in tasca; lo humor non potrà che essere black, venato da un tocco di amarezza che non strappa mai grandi risate, se non quelle dovute a scene grottesche rappresentate da corpi goffi che tentano di muoversi nell’universo delle possibilità sfumate. E  il potenziale di questa nuova serie, in assoluto il miglior pilot delle midseason 2012, sta proprio nella forza dei personaggi, gente qualunque immersa nella New York delle illusioni perdute.