Con il sesto episodio, “A Gettysburg Address”, Homeland arriva a metà della seconda stagione e porta a casa 1.7 milioni di telespettatori: meno rispetto all’episodio clou della domenica precedente, ma vicini comunque alla sua media settimanale.

L’episodio si apre con le riprese in diretta ottenute dalle numerose telecamere di sorveglianza sparse per la città di Washington: ci troviamo ancora nel rifugio della Cia, ma stavolta l’obiettivo non è Brody bensì il suo contatto, Roya Hammad. Nonostante la giornalista sia anche pedinata da Virgil e Max, non è possibile ascoltare la conversazione con l’uomo sconosciuto all’agenzia, che lei incontra per strada. Quando i due si separano, Virgil prova a seguirlo nella metropolitana, ma lo perde. Carrie e Quinn sono al punto di partenza: devono scoprire chi è quell’uomo e il suo ruolo, così decidono che è arrivato il momento di utilizzare Brody.

Il deputato, che nel frattempo era tornato a stare a casa, si ritrova di nuovo a dover conquistare la fiducia della moglie con delle bugie, come per esempio che Carrie non è mai tornata a lavorare per la CIA, ma è evidente che ormai Jessica non riesce più a credere ciecamente alle storie del marito. Arrivato al rifugio, Brody spiega di non aver alcuna informazione sullo sconosciuto, ma, dopo qualche insistenza da parte di Quinn, rivela che il sarto di Gettysburg è morto, “accidentalmente”. A questo punto, si decide d’inviare immediatamente una squadra sul posto in cerca d’informazioni e di far incontrare Brody con Roya con la scusa di avere delle notizie interessanti riguardo alla CIA. Nonostante il protocollo preveda che sia la giornalista a contattare Brody e non viceversa, le false informazioni sembrano giustificare l’eccezione e, per di più, spingono la donna a rivelarne delle altre a proposito di Gettysburg: “loro” sanno che una squadra della CIA è sul posto e che delle prove rischiano di essere scoperte. Carrie, che ascoltava la conversazione, informa subito Quinn, arrivato da poco al negozio del sarto, ma la sua tempestività non basterà a prevenire una grave evoluzione degli eventi.

Le storie minori ruotano intorno a Dana e a Mick: la prima si scontra con la vigliaccheria e l’insensibilità di Finn riguardo alla donna che ha investito e lasciato per strada; il secondo, che è sempre più convinto che l’assassino di Tom Walker sia Brody, si rivolge addirittura alla Cia per chiedere informazioni, ma si troverà davanti un muro che, anziché scoraggiarlo, darà conferma ai suoi dubbi.

Il regista Guy Ferland (Son of Anarchy, The Walking Dead), che avevamo già incontrato nella prima stagione con l’episodio “Un Nuovo Incarico”, ci comunica perfettamente l’ansia e le preoccupazioni dei vari personaggi fino al loro momento di cedimento, evidenziando il filo comune che lega la storia principale a quelle secondarie, che per questo non vanno però assolutamente sottovalutate.