Homeland 4×12 recensione dell’episodio con Claire Danes

820

Carrie (Claire Danes), tornata a Washington ma senza Quinn (Rupert Friend), cerca di affrontare la perdita del padre e di recuperare il tempo perduto con Frannie, ma sono due le visite poco gradite che riceve: prima quella di Dar Adal (F. Murray Abraham), che vuole il suo aiuto per trovare Quinn, e poi quella della madre Ellen (Victoria Clark), che 15 anni prima aveva abbandonato lei e la sorella Maggie (Amy Hargreaves) senza spiegazioni. Nel frattempo, Saul (Mandy Patinkin), deciso a rientrare nella CIA, comincia a valutare le sue possibilità, sapendo che il video di lui tenuto in ostaggio da Haqqani sarebbe fatale al suo ritorno se diffuso pubblicamente. Inoltre, lui e Carrie sono gli unici a sapere di Dar Adal e Haqqani, anche se non conoscono ancora il tipo di legame che c’è tra i due. Terminata la cerimonia funebre del padre, Carrie rimane felicemente sorpresa nel trovarsi davanti Quinn. I loro reciproci sentimenti potrebbero portare a qualcosa di bello, ma Carrie non ha fiducia in se stessa. Confusa ma al tempo stesso determinata a trovare una soluzione, l’agente va in cerca della madre che pochi giorni prima aveva cacciato via duramente. Le scelte che prenderanno Quinn e Saul metteranno alla prova le speranze e le certezze di Carrie.

homeland s04e12_aDopo un susseguirsi di episodi ricchi di azione e suspense, il finale di stagione di Homeland offre una visione più calma e razionale. In Long Time Coming non ci sono scene frenetiche o cariche di tensione che tolgono il respiro, ma un complicato intreccio di sentimenti, per lo più appartenenti a Carrie, che guidano tutta la narrazione fino all’amara conclusione. La produttrice esecutiva Meredith Stiehm si fa carico di scrivere la sceneggiatura di questo episodio conclusivo e lo fa in maniera quasi affettuosa; infatti, i sentimenti e le speranze dei personaggi principali sono esplicitati in maniera delicata, comprensiva, contribuendo a produrre nello spettatore quella sensazione di perdita e mancanza, consueta alla fine di ogni ciclo stagionale. Vediamo una Carrie combattuta tra la voglia di vivere una vita serena con sua figlia e la voglia di concludere la sua missione contro Haqqani, tra il desiderio di amare ancora e la paura di non poter essere amata; poi c’è Quinn, stanco di combattere, di uccidere che aspetta solo un ‘sì’ per lasciarsi la CIA alle spalle; infine, Saul, l’irreprensibile e coraggioso Saul, che sembra aver perso la sua strada.

homeland s04e12_bNelle mani della regista-regina dello show, Lesli Linka Glatter, gli attori assorbono e manifestano in maniera toccante le emozioni e i desideri che guidano le azioni dei loro personaggi, regalandoci una conclusione diversa da ciò che ci potevamo aspettare, ma comunque utile a generare quell’insieme d’incertezza, curiosità e attesa necessario in un finale. È stata una stagione bellissima, che ci ha sorpreso grazie alla sua originalità e alla sua intensità e che ci fa attendere con impazienza la successiva.