Hostages 1×14-15 recensione degli episodi con Toni Collette

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Hostages

Dopo quindici episodi si conclude The Hostages e il sequestro della famiglia Sanders per opera dell’agente dell’FBI Duncan Carlise. La serie prodotta da Jerry Bruckheimer mostra in un unico appuntamento due puntate che hanno il solo obiettivo di concludere le linee narrative dello show, facendo riemerge lentamente la tensione del thriller ma che passa in secondo piano a causa di una sceneggiatura fin troppo complessa e con facili cambi di scena.

Hostages

Le ultime due puntate sceneggiate rispettivamente da Rick Eid e Jeffrey Nachmanoff fanno convergere tutte le vicende in un unico punto cruciale, l’operazione del Presidente. La pausa invernale ha permesso di introdurre anche gli ultimi personaggi rimasti estranei al complotto, Nina (Gemma Forbes) e la First Lady (Mary Elizabeth Mastrantonio), questo ha fatto sì che tutti loro assumessero un ruolo cruciale per Duncan (Dylan McDermott) ed Ellen (Toni Collette) i veri “contendenti” della partita che si è giocata fin dalle prime battute del pilot, ma tutto questo viene a mancare nel finale in cui i due protagonisti sono concentrati e focalizzati a portare avanti il loro piano, quello in cui entrambi ottengono ciò che vogliono.
Nel seguire il dispiegarsi dell’azione è evidente come Duncan è colui che ha che fare con tutti gli imprevisti del “mondo reale”: il sequestro di sua moglie Nina e sua figlia Sawyer (Lola Cook) per mano del colonnello Blair (Brian White) che ambisce alla presidenza, le mire vendicative di Vanessa (Joanne Kelly)  nonché l’avidità di Archer (Billy Brown). Queste sequenze oltre a sottolineare un percorso fin troppo articolato, pongono seri dubbi (logici e morali) con cui si sono introdotte queste scelte repentine caratterizzate da pesanti forzature. Questa serie per la sua duplice natura (sequestratori ed ostaggi) poteva perlustrare, come ha fatto, numerose strade narrative ma senza intaccare il ruolo o la funzione che dovevano svolgere i protagonisti all’interno della storia.
A questo ragionamento non si sottrae persino Ellen, la reale e forse unica vincitrice della serie che ritorna a casa da Brian (Tate Donovan), Morgan (Quinn Shephard) ed Jake (Mateus Ward) dopo “la messa in scena” in ospedale con l’agente corrotto del Secret Service Logan (Jim True-Frost) e la First Lady. In questa season finale Ellen dimostra quanto sia precaria la sua tempra ma in grado di eseguire a dovere gli ordini dell’uomo che solo pochi giorni prima ha tentato più volte di “ucciderla”.
Ciò che gli sceneggiatori lasciano a libera interpretazione sono le vicende “emotive”. Negli ultimi cinque minuti assistiamo allo spezzarsi delle varie catene che tenevano legati questi personaggi motivati da un ritrovato senso di giustizia che risolve la storyline in maniera poco convincente, soprattutto nel triangolo “amoroso” tra Brian-Ellen-Duncan.

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The Hostages è una serie che poteva portare il thriller d’azione in televisione con una caratterizzazione diversa dai numerosi crime o polizieschi che la CBS produce ogni anno. Aveva tutte le qualità tecniche ed artistiche per poter realizzare un piccolo caso nella tv generalista; ma non ha avuto il coraggio di osare in strutture anticonvenzionali e in personaggi forti.  Lo spettatore ha percepito tutte queste “inerzie” e difatti i dati di ascolto hanno registrato un costante calo di ascolti, raccogliendo persino numerose critiche. La rete quasi certamente non rinnoverà lo show per una seconda stagione, a dimostrazione il poco marketing che è stato sviluppato intorno alla serie e gli ordini di palinsesto che hanno già riempito il “vuoto” con un altro genere di programmazione.