House of Cards 2×05 recensione dell’episodio con Kevin Spacey

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Nella quinta punta di House of Cards la celebrazione di una delle battaglie della guerra civile diventa un pretesto per accentuare le svolte della puntata come passaggio “storico” e su cui non si può più tornare indietro. In questo clima “epocale” ne risente il ritmo che viene disturbato anche dall’aggiunta di nuovi personaggi ambigui pronti alla scalata sociale insieme a quella degli Underwood che intanto cementano la loro forza all’interno della Casa Bianca.

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Chapter 18 si apre e chiude sulla la ricostruzione storica in onore della battaglia di Appamatox, una ricorrenza ma anche un pretesto per Frank (Kevin Spacey) di incontrare Mr Feng, miliardario cinese che ha affari con Tusk (Gerald McRaney) e che attraverso la sua influenza può permettere al governo americano la messa in atto di opere pubbliche che il presidente Walker (Michel Gill) vuole fermamente. Il tutto si svolge su una leggera contrattazione che Frank vede come un vero e proprio ricatto e che userà per minare, ancora una volta, il rapporto che lega il presidente e il milionario, scontrandosi più volte e lottando per la sua “causa” mettendoci di nuovo la faccia e riuscendo comunque ad ottenere un vantaggioso compromesso.
Nel mentre, l’ambizione di Claire (Robin Wright) si intreccia con la vendetta, difatti, la gelida signora cercherà di convincere la first lady a sposare la sua personale lotta per le donne vittime di abusi sessuali nell’esercito. Connor (Samuel Page) pone le sue preoccupazioni sulla linea della signora Underwood e le chiede di fare più interventi pubblici per evitare che qualcuno indaghi personalmente sulla sua vita; l’avvertimento sembra quasi profetico poiché Seth Grayson (Derek Cecil) un sinistro politico, riuscirà, con doti molto simili a quelle di Frank, ad ottenere prove che saranno una proposta e una richiesta di lavoro per la titubante Claire.
Fuori dal palazzo Lucas (Sebastian Arcelus) persiste nei suoi goffi tentativi di vendetta che ormai sono lampanti stratagemmi di Frank per liberarsi di lui, l’ultima persona pronta e motivata ad andare a fondo sulla morte del deputato Russo e Zoe. L’ultimo ostacolo del passato.

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L’episodio da un respiro più ampio al tema del potere – evidente soprattutto nelle scene con Gavin (Jimmi Simpson) – e di come le forme “cospirative” ed imprenditoriali possono competere fino ad un certo punto con quelle governative. Questo perché l’autorità istituzionale sembra esercitare quel tipo di forza che si sovrappone all’immagine collettiva di un ideale politico che verrà sempre visto come qualcosa di nobile anche se per arrivarci “il massacro ha inizio”. Questa è la chiave dello show, quando i corrotti usano come mezzo un incarico pubblico per ottenere i propri fini, in questo caso più potere. Ma nonostante la sottile metafora si rincorre in tutto l’episodio, le troppe linee frammentano il ritmo riflessivo e questo influisce sul coinvolgimento.