Masters of Sex 3: Michelle Ashford “il tempo passa, ma non ci sarà nessun recasting”

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olete sapere che tipo di persona è Michelle Ashford, la creatrice di Masters of Sex, vi basti sapere che nei venti minuti di intervista con Indiewire durante il TCA Winter Press Tour 2015, nella suite dell’hotel riecheggiavano strani suoni di allarme molto fastidiosi. Ma la Ashford è stata paziente e si è divertita a rispondere alle domande dell’intervista.

masters-of-sex-3Showtime è diventato un network molto interessante grazie al modo in cui viene rappresentata la sessualità femminile anche in altre serie. Dobbiamo considerare una coincidenza il fatto che Masters of Sex venga trasmesso da questo network oppure pensi che si tratta di una scelta consapevole?
Non posso parlare in nome di Showtime, perché non ero presente quando hanno deciso di trasmettere le altre serie, ma ovviamente ero lì quando hanno optato per Masters. Non dovrebbe sorprenderci il fatto che il sesso sia un tema provocatorio per la televisione. E attira il pubblico perché c’è molta curiosità al riguardo. Quindi questo è uno dei motivi per cui Showtime ha ritenuto che Masters sarebbe stata una serie molto interessante, ma penso che l’interesse derivi anche dal fatto che è un modo insolito di considerare il sesso.
Il tema è innanzitutto affrontato scientificamente. Si tratta di un progetto di ricerca decisamente lungo intrapreso dai due protagonisti. Per quanto mi riguarda, se mi avessero chiesto di scrivere una serie sul sesso in cui avremmo semplicemente visto dei personaggi in cerca del miglior sesso possibile con qualsiasi partner, per me la cosa sarebbe stata molto difficile. Invece ho trovato un modo insolito di affrontare il tema. E ho pensato: “Ci sarebbero molte scene di sesso tutt’altro che sexy”, bensì ridicole, imbarazzanti o bizzarre. E mi è sembrata una cosa interessante, perché penso che il modo di rappresentare il sesso al cinema e in tv abbia un po’ stufato. Così pensiamo: “Abbiamo visto personaggi che fanno sesso in ogni modo possibile. In quale altro modo più interessante potremmo affrontare questo tema?”

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Un altro aspetto interessante della serie – che sta diventando sempre più rilevante – è che si tratta di una serie d’epoca. Ho la sensazione che ci siano diverse serie d’epoca che vogliono sembrare classiche in tutto e per tutto, ad eccezione delle scene di sesso esplicito. È questo a creare l’effetto scandalistico?
Fortunatamente, nel nostro caso parliamo di cose realmente accadute e che non devo inventare di sana pianta. Ricordo che quando scrissi l’episodio pilota pensavo in continuazione: “Se avessi inventato tutto, penserebbero che sia pazza”. Ed è assurdo e incredibile pensare a queste persone che ricevevano in laboratorio degli individui che facevano sesso mentre loro li guardavano, li esaminavano…
Eppure tutto questo è successo davvero e alla fine si scoprì che i due stavano insieme da molto tempo e che facevano parte a tutti gli effetti della società in evoluzione di quel tempo. Il fatto che la serie sia ambientata nel passato è semplicemente un caso fortuito. Se mi avessero chiesto di scrivere una serie ambientata negli Anni Cinquanta, avrei pensato che c’era già Mad Men e la cosa mi avrebbe messo a disagio. Invece nel nostro caso si tratta di una storia realmente accaduta, quindi non sono turbata, perché sto raccontando una storia vera.
Talvolta ci sono delle analogie con Mad Men. In questa stagione siamo nel 1966, abbiamo fatto un salto temporale. Mad Men racconta un arco di tempo di circa dieci anni, mentre noi andremo decisamente oltre, quindi sarà tutto diverso.

All’inizio della serie avete avvertito la pressione di Mad Men?
Sì, eravamo preoccupati. Pensavamo che la gente non avrebbe fatto altro che paragonarci a Mad Men, parlando di Masters come di una specie di Mad Men del sesso. Non abbiamo ricevuto quasi nessun giudizio di questo tipo, forse perché c’è qualcosa di profondamente diverso. Di certo il tema principale è differente.

masters-of-sex-3-4E un altro vantaggio per la serie è che nella realtà Masters e Johnson alla fine si sposarono. Quando hai iniziato a sviluppare il loro rapporto, hai mai pensato a una versione di Masters of Sex in cui Masters e Johnson non hanno una relazione?
Mi stai chiedendo se mi sarei mai allontanata così tanto dalla realtà dei fatti?

Sì.
Mai.

Quindi la decisione sulla loro relazione è del tipo: “Sappiamo che alla fine si metteranno insieme”.
Sì. Inoltre una delle più grandi sfide all’inizio della serie era la reazione degli spettatori, che avrebbero saputo sin dall’inizio che i personaggi sono reali. Così avrebbero potuto fare una rapida ricerca su Google e leggere tutta la loro storia. E pensai che ciò avrebbe potuto ridimensionare la portata di ciò che stiamo narrando.
Così ho riflettuto sul fatto che l’interesse non è tanto suscitato da cosa è accaduto, ma da come è accaduto. E quando lavoriamo a una stagione, pensiamo sempre al modo in cui concluderla, a come creare un finale in sospeso, e riflettiamo: bene, sono arrivati a questo punto e sappiamo dove sono diretti. Come ci sono arrivati? Come sono passati da A a B? È una delle cose sulle quali riflettiamo di più. È questa la parte interessante.
Un caso analogo è quello dei film storici, di cui conosci l’esito. Eppure la gente accorre a vederli. Ci ho riflettuto quando ho visto Lincoln al cinema e pensavo che sappiamo tutti come va a finire. Ma conoscere la fine non rende la storia meno godibile, perché a noi interessa come è accaduto qualcosa.

Un’altra cosa rilevante a proposito della relazione fra Masters e Johnson è che potrebbe sembrare scontato che alla fine i due sessuologi si innamorano. Quando hai iniziato a sviluppare i due personaggi, cos’hai fatto per evitare questo stereotipo?
In realtà per loro la cosa non fu così immediata. È in assoluto una delle storie d’“amore” più insolite – e metto la parola “amore” fra virgolette – che abbia mai visto. Questo è uno degli aspetti che mi hanno maggiormente colpito: non saremmo mai caduti nello stereotipo dell’innamoramento tradizionale o del “sesso più eccitante”. Non è il nostro caso perché non è ciò che accadde. I due ebbero una relazione insolita e incredibilmente complessa per molti anni, una relazione che assunse varie forme, il che è fantastico per la serie perché pensi: “Wow, il loro rapporto cambiò in questo modo? È davvero interessante”.

masters-of-sex-3-2Ma al tempo stesso fai il tifo per loro, come alla fine della prima stagione, quando fanno l’amore per la prima volta. Vederli comprendere tutto questo è stato un momento molto eccitante.
Esatto. Senza dubbio i due nutrivano sentimenti profondi l’uno per l’altra, ma erano incredibilmente complessi. Un’altra cosa interessante è che non penso fossero sulla stessa lunghezza d’onda per un certo tempo, il che avrebbe reso la loro relazione molto più tradizionale e stereotipata nel modo in cui intendevi. È tutto molto eccentrico, perché loro erano eccentrici. Erano spesso in conflitto sulle aspettative reciproche della loro relazione, credo, ed è per questo che diventa molto complicata. Ma ciò non esclude che vissero un amore profondo, si tratta semplicemente di una relazione insolita.

La terza stagione è ambientata nel 1966. Quanti anni sono passati in questo salto temporale?
Cinque anni. La seconda stagione si conclude nel gennaio del 1961, quando venne eletto Kennedy.

Giusto. Quindi andate oltre l’assassinio di Kennedy.
Proprio così.

È stata una mossa intenzionale?
Inizialmente pensavo che avremmo fatto un salto nel passato. Tutti adorano il suo discorso inaugurale, che fu davvero entusiasmante. Kennedy diceva che la fiaccola sarebbe passata a una nuova generazione ed era proprio lì, portando una ventata di novità, così attraente e in netto contrasto con il tedioso e vecchio Eisenhower. Sembrava una stella del cinema. Così tempo fa ho pensato che nella serie sarebbe stato bello tornare al 1963 con tutti loro che piangono davanti alla tv. Non ho una conoscenza approfondita di Mad Men, ma so che hanno inserito l’assassinio di Kennedy in un episodio.

masters-of-sex-3-1È un momento importante della terza stagione.
Esatto. Così, dato che in passato qualcuno ha detto che Masters of Sex è simile a Mad Men, ho pensato che sarebbe stato meglio prendere le distanze.
Inoltre volevo che la nostra terza stagione fosse elettrizzante, ricca di eventi e di tensione. E quando ho studiato le loro vite e le rispettive carriere, ho scoperto che il 1966 fu un anno molto importante per loro. Così ho ritenuto che avremmo fatto meglio a proiettarci direttamente in quell’anno, quando accaddero un sacco di cose.

E in Downton Abbey possono trascorrere anche vent’anni nell’arco di tre stagioni.
Non sono molto informata al riguardo.

Quanto tempo trascorrerà in Masters of Sex fino all’ultima stagione?
Dovremmo arrivare almeno agli Anni Ottanta, perché in quegli anni pubblicarono un libro sull’omosessualità. E fu un momento significativo per loro, il materiale è talmente ricco che vorrei arrivare almeno lì. Quindi siamo giunti al 1966, ma arriveremo di certo agli Anni Ottanta.

Quindi vedremo un bel po’ di make-up per invecchiare gli attori.
Questa è davvero la sfida più grande. Quanto vogliamo invecchiarli? Immagino che non siano molti gli spettatori che hanno voglia di vedere due protagonisti settantenni. È una cosa decisamente rara in televisione. Sono consapevole che dovrebbero essere anziani in quegli anni e ho qualche idea al riguardo. Ma credo che girare un’intera stagione con i due in età molto avanzata non faccia parte del piano.

Supponiamo che Gena Rowlands sia disponibile. Non fareste un recasting?
No.

Quindi a prescindere da ciò che deciderete di fare… ci sarà Lizzy Caplan.
Proprio così.

masters-of-sex-3-3Questo dimostra quanto siete soddisfatti dei vostri attori.
Certo, non potrebbe esserci nessun altro al posto loro. Li adoriamo. Può sembrare scontato dire che un attore sia perfetto per un ruolo, ma entrambi sono assolutamente perfetti. Credo che molti aspetti dei due personaggi realmente esistiti siano in linea con gli attori stessi. Lizzy lesse subito il libro e disse: “Conosco questa donna”.
Invece all’inizio Michael disse: “Di solito interpreto personaggi molto estroversi, questo invece è così riservato”. Ma poi è scattato qualcosa, ha trovato l’intesa giusta e ha pensato: “Lo capisco, lo capisco benissimo”. Di solito Michael interpreta personaggi molto socievoli, come il Primo Ministro o David Frost o l’allenatore di una squadra di calcio ne Il maledetto United. Quando ha letto il materiale stava interpretando Amleto, che ovviamente è un personaggio ricco di introspezione, ma che in realtà esprime così tanto. Quindi so che per lui Masters era un personaggio insolito, ma ci ha riflettuto e alla fine ha accettato. E ora che lo conosco molto bene, so che per interpretarlo ha attinto a qualcosa di davvero interessante e personale.

È molto interessante pensare alla sua interpretazione in questo modo, perché quando interpreta Masters ci sono molte cose che affiorano in superficie e che danno senso al tutto.
Vero. Michael è molto intellettuale. Ha un’intelligenza pazzesca, elabora tutto, raggiunge la profondità delle cose. È anche un attore molto divertente con cui lavorare in una serie tv molto lunga. La collaborazione è fondamentale, altrimenti non sarebbe divertente.

Un’ultima domanda. In che modo riesci a riprodurre l’atmosfera di quel periodo? Del resto non si tratta del presente. Stai creando un periodo completamente diverso.
Tra le cose che adoro ci sono certi vincoli linguistici. Adoro misurarmi con questo aspetto quando scrivo la serie. Ho lavorato alla sceneggiatura di John Adams e The Pacific, quindi sono abituata a utilizzare un certo tono per i personaggi di un’epoca diversa. Mi piace, è un aspetto divertente. Bisogna scegliere delle specifiche parole, usare un modo specifico di articolare le frasi dei personaggi. Mi piacciono quei vincoli sociali, ma sono anche felice che siamo arrivati agli Anni Sessanta, perché cambieranno molte cose. E quale impatto avranno questi cambiamenti sui nostri protagonisti? Di certo accadranno cose pazzesche, proprio come successe davvero, ma in che modo tutto ciò li cambierà? Parleranno in modo diverso? Avranno un aspetto diverso? Non lo so. E trovo che questa cosa sia divertente.

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Raffaella Lippolis
Raffaella Lippolishttp://www.raffaellalippolis.com/
Traduttrice freelance dall'inglese e dal francese all'italiano, specializzata in servizi linguistici per il marketing, il turismo, la moda e l'audiovisivo. Cinefila e lettrice appassionata, adora Camus, Mozart, il caffè e il profumo dei libri.
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