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Ci troviamo in Svezia in un presente parallelo e in quasi tutte le case c’è un hubot (human-robot), robot umanoide che aiuta e fa compagnia alle persone. L’episodio inizia con un gruppo di hubot ribelli (Christopher Wagelin, Eva Röse, Josephine Alhanko, André Sjöberg, David Lenneman) che irrompe nella casa di campagna di un’anziana coppia; una di loro, Mimi (Lisette Pagler) viene rapita da due criminali prima di riuscire a entrare nell’abitazione. Una famiglia benestante senza hubot accompagna l’anziano nonno a sostituire il suo vecchio robot, Odi (Alexander Stocks), con uno nuovo, Vera (Anki Larsson), e ne riceve uno in omaggio: è Mimi, a cui è stata cancellata la memoria prima di essere rimessa illegalmente sul mercato. Roger (Leif Andrée) è uno dei pochi umani rimasti a lavorare nella sua fabbrica, ora piena di hubot-lavoratori; a casa sua moglie ne ha uno e passa tutto il suo tempo con lui, rendendo geloso. Nel frattempo, Leo (Andreas Wilson), il ragazzo umano che aiuta gli hubot ribelli a scappare, continua a cercare Mimi che ora appartiene agli Engman e si chiama Anita.

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Nel pilota di Real Humans sono presentati in maniera precisa e accattivante i personaggi principali, il loro carattere e la loro opinione sugli Hubot o, nel caso di Hubot con il libero arbitrio, il loro rapporto con gli umani. Mostrandoci come vengono in contatto tra loro i protagonisti, l’episodio ci proietta in questo mondo parallelo senza darci spiegazioni inutili o noiose su come ci siamo arrivati: gli hubot esistono e gli umani possono sempre meno rinunciare a loro. Il fatto che un gruppo di hubot sia in grado di pensare e agire liberamente mette in moto la storia e produce tutte quelle domande necessarie per gli episodi successivi. Lo sceneggiatore, e creatore della serie, Lars Lundström, ha chiaramente tratto ispirazione dalla letteratura fantascientifica, in particola quella di Asimov, riuscendo a costruire una società eterogenea e realistica, una società che vede solo i benefici degli hubot e, come spesso accade, non si preoccupa delle conseguenze che tali salti tecnologici possono comportare.

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I produttori esecutivi Stefan Baron e Henrik Widman realizzano uno show di altissima qualità, che può davvero fare invidia alla televisione americana. Ogni aspetto artistico è curato nel dettaglio e contribuisce a rendere coerente e convincente il mondo di Real Humans: la fotografia di Trolle Davidson, le scenografie di John Virke e Annelie Wemstad, i costumi di Ingrid Sjögren, il trucco e, soprattutto, le interpretazioni degli attori. Regia e montaggio sono affidati a due coppie, rispettivamente Harald Hamrell/Levan Akin e Björn Kessler/Rickard Krantz, che sanno come lavorare in squadra perché la regia è impeccabile e il montaggio semplice ed efficace. Gli effetti visivi non fanno che consolidare il coinvolgimento del pubblico, che fin dai primi minuti è già catturato.