Red Band Society 1×04 recensione dell’episodio con Octavia Spencer

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    Avevamo lasciato l’Ocean Park Hospital di Los Angeles in subbuglio per l’arrivo della mamma di Jordi (Nolan Sottilo), scomparsa dalla vita del ragazzo molti anni prima. Ora, preoccupata per la salute del figlio, decide di stargli vicino come meglio può, aiutata anche dalla presenza del Dr. Jack McAndrew (Dave Annable). Nel frattempo Kara (Zoe Levin) vuole riprendersi il ruolo di reginetta al ballo di fine anno, ma si fa accompagnare dall’Infermiera Brittany (Rebecca Rittenhouse) e da Emma (Ciara Bravo). Una serata che avrebbe dovuto riportarli alla normalità, ma che invece prende altri risvolti.

    Red Band Society 1x04Si intitola There’s No Place Like Homecoming il quarto episodio della prima stagione di Red Band Society, la serie tv statunitense remake della fiction catalana di successo Polseres vergelle, ideata da Albert Espinosa,  sviluppata da Margaret Nagle e prodotta, tra gli altri, da Steven Spielberg.
    In quest’ultimo episodio le vicende si alternano tra l’ospedale e la scuola, dove si tiene il consueto ballo di fine anno. Kara (Zoe Levin), infatti, è decisa a ricordare a tutti chi comanda veramente ma quello che trova non è quello sperato. O forse è lei che è cambiata. La malattia, in un caso o nell’altro, aiuta a vedere le cose in un’altra prospettiva, ed è proprio quello che succede ai nostri protagonisti. Soprattutto Leo (Charlie Rowe), che vuole riprendere a giocare a calcio per essere ammesso al College, e dimostrare, una volta per tutte, che il cancro non gli ha tolto la passione e la grinta che c’era in lui. Ma in There’s No Place Like Homecoming viene evidenziata la grossa e inevitabile differenza tra il comportamento della persone: durante il ballo, infatti, si assiste a conversazioni imbarazzanti, dove regna incondizionatamente la compassione.

    Red Band Society 1x04(2)Ma la compassione è davvero la miglior medicina? Assolutamente no, perché come ricorda Leo, loro “non sono una storia triste”. Sono ragazzi meno fortunati ma che meritano di essere trattati alla pari di altri, e che hanno avuto la possibilità di apprezzare le cose più semplici della vita. E anche riuscire a mangiare un paio di patatine è una conquista. L’importante, però, è sentirsi a casa e, nel bene e nel male, l’Ocean Park Hospital lo è per tutti. Anche per Charlie (Griffin Gluck), che nonostante continui a essere in coma, è sempre presente con la sua voce narrante e non solo.