Settembre 1999: il comandante John Koenig arriva sulla Luna, sulla Base Alpha, per investigare su alcuni fatti inspiegabili e, aiutato dal suo vecchio amico scienziato Victor Bergman e dalla dottoressa Helen Russell, scopre che le scorie nucleari accumulate sul satellite della Terra stanno per collassare con esiti imprevedibili. Il 13 settembre una gigantesca esplosione nucleare scaglia la Luna fuori dall’orbita della Terra, facendola precipitare nello spazio aperto, dove incontra mondi inquietanti, alieni ambigui quando non minacciosi, distorsioni stellari.

Spazio: 1999

Stagioni: 2

Anno: 1974-1976

Numero episodi: 48

Ideato da: Gerry e Sylvia Anderson; Fred Freiberger (seconda stagione)

Cast: Martin Landau, Barbara Bain, Barry Morse, Catherine Schell, Tony Anholt, Nick Tate, Zienia Merton

Guest Star: Christopher Lee, Peter Cushing, Joan Collins, Orso Maria Guerrini, Gianni Garko, Giancarlo Prete, Billie Whitelaw, Brian Blessed, Leo Mac Kern, Roy Dotrice.

Sinossi

Settembre 1999: il comandante John Koenig arriva sulla Luna, sulla Base Alpha, per investigare su alcuni fatti inspiegabili e, aiutato dal suo vecchio amico scienziato Victor Bergman e dalla dottoressa Helen Russell, scopre che le scorie nucleari accumulate sul satellite della Terra stanno per collassare con esiti imprevedibili. Il 13 settembre una gigantesca esplosione nucleare scaglia la Luna fuori dall’orbita della Terra, facendola precipitare nello spazio aperto, dove incontra mondi inquietanti, alieni ambigui quando non minacciosi, distorsioni stellari. In seguito la Base Alpha incontrerà un’aliena capace di trasformarsi in qualsiasi creatura vivente, Maya, che diventerà membro attivo dell’equipaggio condividendone le peripezie.

Analisi

Prima serie televisiva di fantascienza giunta sulla Rai negli anni Settanta, produzione inglese coprodotta dall’Italia (e si spiegano gli attori nostrani presenti) nella prima stagione e poi nella seconda con risultati non ottimali con gli Stati Uniti, Spazio: 1999 ha influenzato comunque l’immaginario dell’epoca, pur non raggiungendo il successo di Star Trek in tutte le sue reincarnazioni e non venendo poi più ripresa in remake e affini, salvo un mini speciale per il 1999 reale, con una sorta di epilogo recitato da Sandra, uno dei protagonisti. Una serie decisamente poco plausibile scientificamente (se succedesse quello che viene descritto nel primo episodio, la Luna scoppierebbe o cadrebbe sulla Terra, non potrebbe mai uscire dall’orbita e percorrere quelle distanze), in cui la prospettiva positivista di Star Trek, in cui i membri dell’Enterprise volevano conoscere nuovi mondi, è capovolta in una ricerca spasmodica e angosciosa di un mondo dove vivere dopo essere stati sradicati dal proprio pianeta, secondo uno schema non idilliaco che verrà ripreso poi solo da Star Trek Voyager.

Una serie che soffre come raramente è poi successo un cambio di atmosfere, contenuti, ritmo tra prima e seconda stagione: se i primi 24 episodi sono a tratti cupi, decisamente con toni adulti, poco consolatori, con approfondimenti psicologici e filosofici, i secondi 24 sono all’insegna dell’azione, di un umorismo a tratti un po’ tanto stupidotto, di mostri in cartapesta che reggono vicende che avrebbero anche delle premesse interessanti ma che sono sviluppate in maniera a dir poco imbarazzante, per conquistare un pubblico molto giovane o estraneo alla fantascienza.

Anche i rapporti tra i personaggi, in generale comunque tutti piuttosto riusciti (e non a caso rimasti nel cuore degli spettatori, con i loro interpreti, alcuni morti, altri invecchiati, altri ritiratisi, ma visti a diverse convention), risultano stravolti da prima a seconda stagione: il comandante Koenig e la dottoressa Russell, nella prima stagione una sorta di Mulder e Scully all’inizio ante litteram tra mai detto e mai espresso, nella seconda stagione sembrano due adolescenti alla prima cotta, purtroppo scompare il simpatico e saggio professor Bergman, e l’intrigante Maya, prima eroina fantasy vent’anni prima di Xena e Buffy, purtroppo è spesso sotto utilizzata se non per le sue doti di trasmuta in varie forme.

Curioso e interessante dal punto di vista sociologico con il senno di poi, il melting pot di varie nazionalità e etnie presenti sulla Base lunare Alpha, quasi a rappresentare una metafora delle comunità sessantottine e dei futuri esperimenti di couhousing, in un universo parallelo in cui l’umanità ha conosciuto la tragedia di una Terza Guerra Mondiale, come viene rivelato dai racconti di alcuni personaggi, ma ha voluto provare a cambiare, costruendo senza buonismi pace e multiculturalità. Questo potrebbe essere, oltre i pantaloni a zampa d’elefante e le trame non sempre all’altezza, il punto di maggiore forza e attualità di una serie che appartiene ormai alla nostalgia, ma che sa suscitare ancora entusiasmi in chi era bambino o adolescente tra gli anni Settanta e Ottanta, e che forse potrebbe indicare una possibilità di vita e di convivenza, in un mondo in cui non si è persi nello spazio ma dove intolleranza e razzismo verso il diverso sono emergenze sociali.

La frase finale del comandante Koenig in uno degli episodi, “Siamo tutti alieni finché non impariamo a conoscerci l’un l’altro” potrebbe in fondo diventare un manifesto contemporaneo molto efficace, al di là della nostalgia e dei limiti.