The Bridge 1×02 – recensione

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    Il pilot di The Bridge ci aveva lasciato con Cross e Ruiz che ascoltavano un messaggio vocale nel quale il killer faceva capire che il suo piano di ‘giustizia’ era appena iniziato. Il secondo episodio, intitolato Calaca, invece, comincia svelando uno dei misteri racchiusi nel primo, ovvero quello legato a Charlotte Millwright, donna americana che i due detective hanno incontrano al confine la notte del ritrovamento dei due corpi. Tornata al ranch del marito in Texas, la neo-vedova scopre nella cantina di un casotto mai visto prima l’inizio di tunnel che porta fin oltre il confine statunitense-messicano: Cesar, il responsabile del ranch, le rivela che suo marito trafficava clandestini. Più tardi le fa visita un avvocato alquanto bizzarro che si presenta come legale dell’uomo con cui il defunto signor Millwright condivideva gli affari illegali e cerca di convincere Charlotte a seguire le orme del marito, con una abbondante mazzetta. La donna rifiuta l’idea e così anche i soldi.
    L’altro personaggio misterioso introdotto nel pilot è un americano sulla trentina, che aveva rapito una ragazza messicana portandola nella sua roulotte oltre il confine. Alla fine dell’episodio al pubblico erano stati mostrati solo dei sacchi neri, nessuna traccia della ragazza o della violenza subita, ma adesso quei sacchi li vediamo bruciare insieme alla carta d’identità della giovane messicana e non abbiamo più dubbi sulla sua morte. In questo secondo episodio si aggiunge un terzo individuo alla storia, un ragazzo messicano che cerca di ritrovare la ragazza scomparsa, scoprendo poi chi l’ha rapita: Steven Linder sembra avere le ore contate.

    Nel frattempo, Cross e Ruiz interrogano il giornalista Daniel Frye cercando di trovare altri indizi sul killer, da cui poco dopo ricevono un altro video messaggio. Il soggetto è Cristina Fuentes, la vittima messicana la cui parte inferiore del corpo è stata ritrovata sul ponte insieme alla parte superiore di Lorraine Gates, giudice americano contro l’immigrazione. Cross decide di andare insieme a Ruiz a Juàrez, dove tutto è cominciato e arrivati al distretto di polizia messicano, inizia a studiare le prove dell’omicidio di 23 membri di un cartello, rinvenuti nella stessa casa in cui era stato trovato il corpo senza vita di Cristina Fuentes. Scopre subito che le indagini vengono gestite in maniera molto differente lì a Juarez e la sua buona fede, o meglio la sua ingenuità, si scontra subito con Robles, il capitano corrotto. Ruiz paga per le maniere troppo dirette di Sonya e viene velatamente minacciato dal suo capo. A insaputa dei due detective, Frye pubblica la trascrizione del messaggio del killer sul suo giornale e il giorno dopo alla Omicidi di El Paso si presenta un attore in pensione che dichiara di aver registrato quello ed altri messaggi. Interrogandolo, scoprono qualcosa che può solo preoccuparli di più.

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    Alla storia principale e a quelle secondarie si aggiunge la vicenda di alcuni clandestini, che attraversano il confine su un camion per il trasporto del bestiame. Lasciato solo nel deserto, il gruppo di messicani cerca di sopravvivere alla disidratazione fin quando giunge nei pressi di quella che sembra una madonna del deserto circondata da taniche d’acqua. Mentre tutti si dissetano solo una giovane ragazza nota che in realtà la scultura è una calaca, uno scheletro travestito, simbolo di morte. Indizi lasciati dal killer ai due detective, una chiamata con delle coordinate ricevuta dal giornalista e qualcuno che si avvicina alla giovane messicana quasi morta sul ciglio della strada: anche il secondo episodio di The Bridge ci tiene incollati allo schermo, ansiosi di vedere cosa succederà nell’episodio successivo. Non solo l’aspetto poliziesco continua ad essere saldo e ben costruito, ma s’incastra bene sia con la crescita del rapporto tra i due detective sia con le loro diverse vicende private e lavorative. I momenti che li ritraggono da soli, o con la loro famiglia nel caso di Marco, ci aprono gli occhi su quanto sia ampio il margine d’azione degli sceneggiatori. Demian Bichir e Diane Kruger continuano ad essere perfetti nei loro ruoli, e anche Ted Levine/ Tenente Hank Wade e Matthew Millard/ Daniel Frye ormai sono una garanzia.

    Calaca è sceneggiato da Elwood Reid, produttore esecutivo insieme a Meredith Stiehm, e diretto dal regista croato Sergio Mimica-Gezzan, conosciuto per aver diretto quasi interamente I pilastri della Terra e vari episodi di serie tv come Under the Dome e Falling Skies.