Anthony Hopkins and Ian McKellen sono impegnati nelle riprese di The Dresser, la serie BBC/Starz in produzione presso gli Ealing Studios, che oggi ospita anche il set di Downton Abbey. The Dresser è l’adattamento de Il servo di scena, il celebre testo teatrale di Ronald Harwood prodotto da Playground Entertainment.

 

Sono passati molti anni dall’ultima volta che un’opera teatrale è stata adattata in questo modo per la televisione. Ed è la prima volta che i due attori veterani recitano insieme.
The Dresser sarà trasmesso quest’anno da BBC Two, mentre andrà in onda su Starz nel 2016.

Un paio di settimane fa Deadline ha visitato il set di The Dresser e ha intervistato i due grandi attori su vari argomenti: dall’avversione di Anthony Hopkins per la recitazione teatrale a causa di “registi dispotici” alla convinzione di Ian McKellen secondo cui oggi la tv è in parte “in crisi”.

The Dresser 2015In The Dresser Hopkins interpreta Sir, un vecchio attore, mentre McKellen è Norman, il suo devoto servo di scena. La vicenda si svolge in un piccolo teatro durante la Seconda Guerra Mondiale, quando una troupe di attori cerca di allestire una produzione del “Re Lear” di Shakespeare. La situazione dietro le quinte si complica, riflettendo la lotta fra Lear e il Fool.
L’opera teatrale è ispirata all’esperienza di Harwood come servo di scena per l’attore britannico Sir Donald Wolfit. La regia è di Richard Eyre. Nel cast anche Emily Watson, Sarah Lancashire, Vanessa Kirby ed Edward Fox, che aveva una parte nell’omonima versione cinematografica di Peter Yates del 1983.

Durante una pausa tra una scena e l’altra, Anthony Hopkins confessa di aver avuto l’incubo ricorrente dell’attore la sera prima di salire sul palco, cioè di dimenticare le battute. “Il sogno sembra reale. Immagino sia il subconscio in azione. Sono molto meticoloso quando studio le battute, temo sempre di dimenticarle, così alla fine le imparo alla perfezione.
Mentre studiava il copione della serie in California, Hopkins afferma che stava letteralmente “contando i giorni” che lo separavano dall’inizio delle riprese. “Non riuscivo a smettere di leggere, ero immerso nello studio del testo, tanto che mia moglie mi invitava a rallentare il ritmo. Ma ho adorato la preparazione.
Oggi sono felice di lavorare a questo progetto così ben strutturato. Inoltre conosco bene il materiale che tratta: l’insicurezza, la paura, la gelosia, la paranoia… Il servo di scena che avevo al National Theatre era una delle persone più sole che ho conosciuto. Viveva nell’East London, non aveva nulla. Pover’uomo. Lo ricordo bene. Oggi lui non c’è più, ma ricordo ancora la sua solitudine. Norman è proprio questo.”
Hopkins aggiunge che è “scappato dal teatro anni fa.” Perché? “Non mi sentivo a mio agio. Mi sentivo un estraneo… Dopo due sere di spettacolo, mi annoiavo. Quindi ho abbandonato il teatro e sono tornato in California.

book-the-dresserThe Dresser è particolarmente toccante perché gli fa ricordare “la vita desolata in queste compagnie teatrali.
Nel 1957 Hopkins visse un’esperienza simile con il National Theatre per quattro mesi. “Alcuni riescono a crescere grazie ai tour teatrali, ma non è il mio caso. C’erano registi dispotici che urlavano in continuazione, le prove costume all’una di notte… Ricordo che pensai: ‘Me ne andrò di qui. Preferisco fare altro’.
Ha incontrato registi dispotici anche nella sua carriera cinematografica? “Ci teniamo a distanza”, afferma Hopkins. “Mi stanno alla larga. Non mi creano problemi.” Per lui The Dresser è “una sorta di ritorno al teatro immune da esperienze negative.” E lavorare con Ian McKellen è stato “straordinario. È un grande attore. È anche un amico ed è molto simpatico. Non facciamo che ridere.
Anni fa i due attori lavorarono nella compagnia teatrale Laurence Olivier al National Theatre ed entrambi ricordano gli attori di quel tempo: “Attori come Ralph Richardson e John Gielgud… ricordo ognuno di loro”, dice Hopkins.

Ian McKellen aggiunge: “Abbiamo scoperto che Tony è arrivato al National Theatre il giorno che io me ne andai.” Ian McKellen lavora tutt’ora a teatro e ha collaborato con artisti come Derek Jacobi, Michael Gambon, Michael York, Maggie Smith e Joan Plowright.
A proposito della sua attuale collaborazione con Anthony Hopkins, McKellen dichiara: “Se dovessi scegliere uno dei più grandi attori del nostro tempo, è ovvio che Anthony Hopkins sarebbe un nome imprescindibile. Lavorare con lui è entusiasmante.”

Emily Watson, che interpreta la moglie di Sir, confessa: “Talvolta devo darmi un pizzicotto perché non riesco a credere che sto lavorando con questi due attori grandiosi.”
Inoltre l’attrice aggiunge: “Penso che il confine tra cinema e tv si stia assottigliando e che le possibilità di realizzare progetti interessanti ed eterogenei siano in continuo aumento”.

the-dresser-set1Anthony Hopkins dice di essere “un grande fan” di Breaking Bad. “Lavorare a una serie tv è molto impegnativo, perché è necessaria una visione perfettamente chiara. Ma alla fine la narrazione risulta efficace senza tutto quel green screen, i numerosi tagli, gli inseguimenti in auto quando non capisci neppure chi insegue chi.

Ian McKellen la pensa diversamente. Ha una percezione meno cinica ed è un grande fan di House of Cards. Lavorerebbe volentieri a una miniserie, ma ritiene che la tv sia “in crisi” nell’adattare i testi teatrali per il piccolo schermo. Quando la televisione ha iniziato a diffondersi nel Regno Unito “ogni sera veniva trasmessa un’opera come questa. Vedevi tante storie raccontate in modo diverso. Oggi invece la situazione è cambiata, quindi il fatto che una serie come The Dresser possa essere apprezzata dal pubblico e avere un seguito è davvero un buon segno.”

Anthony Hopkins afferma che gli piacerebbe lavorare ad altri progetti di questo tipo. “Una serie come questa è un’opportunità preziosa. Magari farò un film, incasserò un po’ e poi ne farò un altro per qualche spicciolo.” L’ultima frase è uno scherzo, dice, aggiungendo: “Erano anni che non lavoravo a un progetto così bello.”

Quanto a Ian McKellen, è consapevole del fatto che è l’attore che ha registrato il maggior incasso internazionale nel 2014. Con una risata puntualizza: “Non significa granché… è solo un argomento di conversazione, ma non vuol dire che sono l’attore più ricco del mondo e non mi garantisce un’assicurazione.”

Mentre l’inviato di Deadline si appresta a lasciare il set, Ian McKellen chiede: “Prima che cos’hai detto? Sono l’attore con il maggior…?”. Dopo aver ricevuto il chiarimento, aggiunge: “E l’hai detto a Tony?”.