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The Following 3×03 recensione dell’episodio Jessica Stroup

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Un incubo apre Exposed, episodio 3 della terza stagione della serie Fox The Following. Ryan (Kevin Bacon) si sveglia sconvolto nel suo letto dopo aver visto un omicidio. Mike (Shawn Ashmore) e il resto della squadra all’FBI sono ancora sulle tracce di Mark (Sam Underwood) che continua a nascondersi con i suoi due seguaci in attesa del prossimo attacco. Dopo la vicenda dell’agente speciale Clarke (Felix Solis), si stringe il cerchio attorno a Neil (Glenn Flesher) il mite intagliatore di legno che nasconde una tremenda passione per le scatole.

the-following-3x03-2Puntata debole, sotto diversi punti di vista. Manca quasi del tutto l’azione, assente la suspense che di solito traina gli episodi e anche la storia generale sta iniziando a fare acqua. Come con Neil, il gruppo dei cattivi tira dentro di nuovo un ‘esterno’ nel piano generale, si tratta della famigerata Juliana (Anna Wood) che rivela un qualche piano per colpire Max (Jessica Stroup). Un altro tassello poco chiaro ad una trama finora molto povera e a cui servirà un clamoroso cup de teàtre finale per riabilitare l’intera stagione. Vedremo dove condurrà questo filone e se dietro la figura di Juliana non ci sia qualcun altro con il nome che inizia con ‘J’. Neil finora risulta forse il personaggio più interessante tra i cattivi. Il viso discretamente inquietante di Flesher ben rappresenta la figura di sadico fuori di testa nascosto nel corpo dell’uomo della porta accanto. In questa puntata si conquista un certo spazio e la sua storia diventa centrale all’interno di un episodio come detto non proprio esaltante. Ancora sottotono la figura di Mark, freddo ed efferato omicida ma poco a suo agio nei panni del capo. A muoverlo, almeno per quello visto finora, c’è solo la sete di vendetta, niente a che fare con i deliranti piani di Joe Carroll (James Purefoy) con cui lo spiritato gemello sembra non avere molto in comune.

the-following-3x03-3Tra i buoni, in questo episodio si intravedono dei contrasti nel trio Ryan-Mike-Max. Tra i primi due c’è una sintonia quasi perfetta, Mike è diventato il Ryan di qualche tempo fa, cinico e imperturbabile quindi si muovono e agiscono quasi come una persona sola. Da questo duo resta esclusa Max, che spesso finisce a fare la voce della coscienza di entrambi, pronta a mediare nei momenti più critici. Molto legata a entrambi, La ragazza spesso si trova a dover decidere se coprirle due colleghi o fare la cosa giusta per evitare guai. Se in questo episodio di Mike arriva molto poco, continua a vedersi la crescita interiore di Ryan. La vicenda Clarke poteva farlo precipitare nelle vecchie angosce ma lui è riuscito a non farsi coinvolgere. In più si è smarcato da quel ‘blame Ryan’ (incolpa Ryan) a cui si assiste dopo ogni omicidio secondo una prassi comune anche alle precedenti stagioni ma che ormai appare superata.

VOTO: 3/5 stelle

 
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