The Newsroom 2×03 – recensione –

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    Will (Jeff Daniels) chiude il notiziario del 23 Novembre 2011 nel mostrare e citare materiali di repertorio in cui i candidati del partito repubblicano esprimono il loro parere sull’omofobia nell’esercito e di conseguenza la totale mancanza di presa di posizione su una questione così delicata come i diritti umani e i doveri patriottici. Nel frattempo Jim (John Gallagher Jr) sul pullman della campagna elettorale di Romney dimostra agli altri giornalisti come si fa cronaca, attraverso domande scomode che richiedono risposte. Invece, MacKenzie (Emily Mortimer) e Jerry (Hamish Linklater) continuano a rintracciare le prove dell’operazione “Genoa” sulla base dei fatti riportati e delle testimonianze ascoltate fino ad ora e alla fine sembrano aver trovato il tanto auspicato contraddittorio affinché la notizia possa essere data.

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    La terza puntata di The Newsroom comincia con “la missione di civilizzazione” di Will, che nelle prime puntate era stata messa un po’ in ombra, l’intera scena iniziale ci mostra con estrema eleganza le caratteristiche del giornalismo americano, in cui l’anchorman non si limita a dare la notizia ma sviscerare le cause e i presupposti e di come deve essere contestualizzata nel ottica quotidiana. Questo espediente iniziale sottolinea i presupposti per cui è nata la serie, ossia mostrare fatti di cronaca realmente accaduti e contestualizzarli nel contesto fittizio dello show. Il risultato di questa contrapposizione genera l’intrattenimento intelligente, ponendo come in questo particolare caso domande del tipo: In che misura vale lottare per l’uguaglianza? Se è un bene comune, non va tutelata in qualsiasi contesto?. In questi pochi minuti prende spazio l’indiscussa bravura del Premio Oscar Aaron Sorkin che riesce come sempre a porre entrambe le tematiche con il giusto bilanciamento dell’intrattenimento, ossia, fa divertire ma allo stesso tempo divulga.
    Il resto della puntata procede con lo stesso passo attento sugli elementi precedenti allo scalpore della missione militare “Genoa”; infatti la storyline si sta delineando con estrema lentezza aprendo e chiudendo la maggior parte delle puntate con dei piccoli accenni o raccordi all’interno della puntata, e lasciando spazio anche per le relazioni personali e sentimentali, tra cui, quella di Nina Howard (Hope Davis) che si avvicina a Will attraverso l’ennesimo scandalo, oppure Don (Thomas Sadoski) e Sloan (Olivia Munn) attraverso la storia dei droni, Maggie (Alison Pill) sempre più presa dal suo reportage in Africa per non pensare a Jim, quest’ultimo assorbito totalmente dalla campagna di Romney dato le costrizioni che deve sopportare per essere “sul bus della stampa” evidenziando così gli attriti che emergono tra i poteri legislativi e quelli mediatici.

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    Willie Pete non introduce sostanziali elementi narrativi, si resta sempre dove si tocca senza prendere il largo verso una puntata dal ritmo più febbricitante, ma ha ricordato al pubblico la forza della scrittura di Sorkin nell’incastrare scenari e dare vita all’intrattenimento. I dialoghi risultano essere arguti e taglienti, mentre i personaggi sono ricchi dando vita a una narrazione avvincente. In questa puntata ha miscelato il tutto egregiamente e finora è stato il miglior episodio della stagione.

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    Sono un appassionata di Cinema e Serie televisive americane, motivo per cui mi sono iscritta all'università e mi sono laureata in Saperi e Tecniche dello Spettacolo Digitale presso l'università La Sapienza in Roma dove ho conseguito anche un Master di Primo Livello in Montaggio Video e Audio. Amo costruire strutture per immagini e scrivo per piacere, pensando che le due cose sono molto simili ma con grammatiche diverse. In fondo per me, scrivere una frase è come mettere insieme una scena.