The White Queen 1×06 – recensione

    1956

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    The White QueenCol giovane Henry Tudor costretto a crescere in esilio il tempo della rivalsa per i Lancaster si allontana sempre di più, ma pur consacrando quello che sembra essere il trionfo definitivo della Rosa Bianca il settimo episodio di The White Queen ci mostra come l’atmosfera da fiaba che aveva sempre avvolto l’amore fra Elizabeth(Rebecca Ferguson) ed Edward(Max Irons) stia inesorabilmente svanendo, lasciando al suo posto una fredda e grigia coltre di lutti e sofferenze.

    Nuovamente incinta, Elisabeth vede la sua posizione indebolirsi sempre di più non solo in seguito alla scoperta del tradimento del marito con la ben più giovane e fresca Jane Shore, ma anche a causa della volontà del re di scegliere George Duca di Clarence( David Oakes), da sempre suo acerrimo oppositore, come tutore del piccolo principe Edward.

    La situazione precipita ulteriormente quando la regina è costretta a dire addio al stesso bambino che aspettava, nato prematuro e dunque troppo debole per sopravvivere e all’adorata madre Jacquetta(Janet McTeer), il cui cuore è ormai troppo debole e stanco dopo le tante battaglie combattute al fianco della figlia: la scena in cui una disperata Elizabeth affida alle braccia della madre morente il piccolo fagottino perchè possa portarlo via con sé può a buon diritto ascriversi come una delle più strazianti dell’intera serie.

    The White QueenSvolte inaspettate arrivano anche per la giovane vedova Anne Neville(Faye Marsay), certa di poter contare sull’appoggio della sorella Isabel(Eleanor Tomlinson) come una volta per poi ritrovarsi prigioniera nella sua casa sotto gli occhi vigili del cognato George, ansioso di prendere al più presto il controllo della ricca eredità di Warwick: sarebbe facile biasimare Isabel e condannarla per il suo comportamento, ma per una donna del suo tempo e del suo rango alzare la testa e ribellarsi apertamente alla volontà del marito sarebbe stata una scelta azzardata quanto inconcepibile.

    Temprata dalla determinazione della ex suocera Margherità D’Angiò, Anne riesce comunque a scappare e a salvarsi dalla rovina, coronando finalmente il suo sogno d’amore col fratello del Re Richard of Gloucester.

    Qualcosa di pericolosamente attraente si nasconde nel futuro Riccardo III di Aneurin Barnard, pronto a raccogliere la sfida dell’ambiguità del suo personaggio e a intrappolarci nel mistero del suo sguardo intenso e indecifrabile: vogliamo credere che l’amore per Anne siamo vero e autentico, vogliamo credere che non sia semplicemente il frutto di un tentativo di scacco al re e allo sprezzante atteggiamento di George, ma qualunque sia la verità la sua proposta di matrimonio sotto la neve in perfetto Downton Abbey Style è stata talmente romantica e ben costruita che né Anne né il pubblico avrebbero potuto chiedere di meglio.

    the white queen_rupert graves.2Molto meno poetico è invece il risultato delle manovre matrimoniali di Margaret Beaufort(Amanda Hale), decisa a sposare un Yorkista in parte per vendicarsi dell’inaspettato rifiuto dell’amato Jasper Tudor ma soprattutto per lavorare meglio alla causa del figlio monitorando le mosse del nemico dall’interno.

    Il prescelto è Lord Stanley, cortigiano molto vicino al sovrano interpretato da un Ruper Graves che ritroviamo con immenso piacere nella lunga attesa per la terza serie di Sherlock: non sarà di certo un matrimonio d’amore, ma i siparietti della coppia sono già irresistibili.

    Riammessa a corte come moglie di Stanley, la neosposa ha l’opportunità di incrociare per la prima volta lo sguardo di Elisabeth, intenta a cullare fra le braccia il proprio figlio nel modo in cui Margaret avrebbe sempre voluto, dandoci un gustoso assaggio di quel che ci attende: il tempo delle tenerezze forse è passato per sempre, ma l’orologio della storia inizia a correre in fretta e la corona d’Inghilterra non è ancora soddisfatta del suo re.

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    Nata a Palermo nel 1986 , a 13 anni scrive la sua prima recensione per il cineforum di classe su "tempi moderni": da quel giorno è sempre stata affetta da cinefilia inguaribile . Divora soprattutto film in costume e period drama ma può amare incondizionatamente una pellicola qualunque sia il genere . Studentessa di giurisprudenza , sogna una tesi su “ il verdetto “ di Sidney Lumet e si divide quotidianamente fra il mondo giuridico e quello cinematografico , al quale dedica pensieri e parole nel suo blog personale (http://firstimpressions86.blogspot.com/); dopo alcune collaborazioni e una pubblicazione su “ciak” con una recensione sul mitico “inception” , inizia la sua collaborazione con Cinefilos e guarda con fiducia a un futuro tutto da scrivere .