Nel terzo episodio, intitolato La sicurezza dei numeri, viene fatto ordine nel mondo a partire dalla sequenza numerica 3287; in queste cifre vive la chiave della riparazione cosmica ordita da Jake e intrapresa da Martin. Il palcoscenico principale dell’azione è New York, dove Martin riesce a scongiurare un ingiusto accordo tra una società truffatrice e gli sventurati investitori. Per giungere a tale scopo, Bohm senior non segue soltanto gli input del figlio, ma è anche chiamato a decifrare i discorsi su draghi, spade e re di un uomo (Rob Benedict) che dice d’esser un “cavaliere invisibile”. Apparentemente un vagabondo fuori di senno, questi è invece, come Jake, una persona “speciale”, immersa nel linguaggio dei numeri, capace di cogliere e segnalare le sofferenze del sistema mondo. Risolta secondo giustizia la disputa legale, Martin viene fregiato dal bizzarro viandante – si scopre che si chiama Walter e che la truffa ha preso piede da un suo prodotto finanziario – del titolo di “cavaliere invisibile”; riconoscimento decisamente meritato per Bohm, che ha accettato di calarsi, a costo di sembrare pazzo, in logiche straniere al comune pensare e agire umano.

Il racconto si inoltra anche in Sud Africa e nel padiglione di una gara di danza, dove vediamo ancora circolare il telefonino che, vittima di una sorta di phonecrossing, gira il mondo caricandosi di video e foto, materia prima pronta a esplodere in internet. Portatrici dell’oggetto sono due ragazze giapponesi (May Miyata e Satomi Okuno) con cui lo spettatore ha già una certa confidenza; a riceverlo è un’adolescente americana (Olesya Rulin) reduce da una delusione amorosa.

Tornano in questa terza puntata – paiono ormai essere un carattere fisso del racconto – le parole “mentali” di Jake in apertura e alla fine. Il piccolo, muto per tutti, non lo è per lo spettatore, il quale ha il privilegio di ascoltarne il verbo interiore, apprezzarne la visione delle cose, la lucida esposizione di profonde verità sulla vita, sul funzionamento del genere umano. Alle parole si accompagnano sia immagini che paiono scaturire direttamente dalla mente di Jake (si pensi, per La sicurezza dei numeri, alle immagini, strettamente coordinate con la componente verbale, della “zattera di formiche”), sia relative ai luoghi e ai personaggi del racconto che deve liberarsi o che sta giungendo a termine. Un’altra figura ricorrente della narrazione di Touch è il quadretto padre-figlio che, a fine puntata, ci illustra la situazione tra i due. Nel terzo episodio, questo frangente vede Martin raccontare a Jake, per farlo addormentare, una favola – la stessa che l’errante Walter sentiva uscire, bambino, dalla bocca del padre – che comincia così: “C’era una volta, tanto tempo fa, un cavaliere invisibile, che serviva un re silenzioso, e insieme aiutavano persone che neanche si accorgevano di loro…”. Sempre di più, quindi, il padre si mette al servizio del figlio, dei suoi numeri e collegamenti. La devozione di Martin colpisce Clea, che, proprio un minuto prima della favola della buonanotte, si scusa con l’uomo per esser stata inizialmente poco comprensiva. L’assistente sociale, ne La sicurezza dei numeri, viene avvisata del grave incidente occorso alla madre, con la quale ha un rapporto problematico; si tratta tuttavia di uno scambio di persona, anch’esso misteriosamente vincolato al reticolo entro il quale si muovono le altre storie dell’episodio. Tra la Hopkins e Martin pare aprirsi – ce n’è natural sentore sin dall’inizio – un tenero spiraglio. Auguriamoci che la scintilla venga fatta scoccare (se proprio deve scoccare!) con una certa classe.