Vikings 3×03 recensione dell’episodio con Katheryn Winnick

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Combattere, qualunque sia la causa, per dimostrare il proprio valore ed essere degni di entrare nella Grande Sala di Odino: l’essenza della cultura vichinga viene messa a dura prova nel terzo episodio di Vikings Warrior’s Fate, dove la conclusione della campagna di Mercia costringe Ragnar e i suoi uomini a riflettere sul prezzo da pagare per onorare la propria promessa.

Il climax emotivo dell’episodio è presto segnato dal gesto estremo di Torstein, personaggio molto amato sin dalla prima stagione, che stanco e indebolito dai postumi della perdita di un braccio decide egualmente di lanciarsi nello scontro per aprire con coraggio la via ai suoi compagni: la battaglia è vinta ancora una volta grazie soprattutto alle pessime strategie militari degli avversari(renderli un po’ meno inetti aiuterebbe a sostenere la credibilità dello scontro, per quanto non sia in discussione la maggiore preparazione militare delle forze vichinghe), ma Floki inizia a chiedersi con sempre maggiore insistenza se la grande visione di Ragnar non stia reclamando un sacrificio eccessivo ai suoi leali guerrieri, anteponendo le esigenze dei popoli cristiani a quelle della sua stessa gente.
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Per Ragnar, la sfida del comando torna dopo tanto tempo a ricongiungersi al suo ruolo di marito e padre quando la notizia della gravidanza della compagna di Bjorn, rimasta gravemente ferita e adesso in pericolo di vita, lo porta a pronunciare parole durissime nei confronti del figlio: il ragazzo è colpevole di non aver saputo imporre la propria volontà anteponendo all’ambizione e alla morte gloriosa la difesa della famiglia che è il primo compito di un vero uomo, come Ragnar stesso gli aveva spiegato quand’era ancora un bambino nel primo episodio della prima stagione.

Nel Wessex, Lagertha ed Ecbert hanno ampiamente superato le loro barriere linguistiche: lusingata dalle avances del Re la guerriera si concede con una facilità che non ci saremmo aspettati, ma conosciamo il suo percorso abbastanza bene da sapere che non è certo una sprovveduta: la scena del sacrificio, con un raccolto bagnato di sangue e i cristiani a osservare paralizzati la potenza delle cerimonie pagane è un momento straordinario, che ci ricorda quanto la serie di Hirst sia dannatamente impeccabile soprattutto nella realizzazione visiva del background mistico religioso che anima i suoi protagonisti.

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A Kattegat, qualcosa di strano è nell’aria: lo straniero giunto nello scorso episodio è una figura ancora troppo enigmatica per potere essere decifrata, ma non c’è dubbio che la sua presenza richiami delle capacità sovrannaturali destinate a portare grande scompiglio.

Mentre si inizia ad accennare alle grandi ricchezze della lontana Parigi, Vikings ci regala un altro episodio di assestamento che continua a mantenere nettamente separati i diversi scenari di questa stagione, consolidando nuove tensioni e relazioni fra i personaggi nell’attesa che Ragnar faccia finalmente ritorno e la ruota delle alleanze ricominci a girare.

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Nata a Palermo nel 1986 , a 13 anni scrive la sua prima recensione per il cineforum di classe su "tempi moderni": da quel giorno è sempre stata affetta da cinefilia inguaribile . Divora soprattutto film in costume e period drama ma può amare incondizionatamente una pellicola qualunque sia il genere . Studentessa di giurisprudenza , sogna una tesi su “ il verdetto “ di Sidney Lumet e si divide quotidianamente fra il mondo giuridico e quello cinematografico , al quale dedica pensieri e parole nel suo blog personale (http://firstimpressions86.blogspot.com/); dopo alcune collaborazioni e una pubblicazione su “ciak” con una recensione sul mitico “inception” , inizia la sua collaborazione con Cinefilos e guarda con fiducia a un futuro tutto da scrivere .