blue jasmine recensionePuntuale come un orologio svizzero anche quest’anno Woody Allen torna con un nuovo film: Blue Jasmine, opera che vede il regista tornare negli States, tra New York e San Francisco.

 

Un ritorno molto atteso, dopo la lunga parentesi europea, intramezzata solo da Basta che funzioni (Manhattan): prima Londra, con Match Point, Scoop e Sogni e Delitti, poi Barcellona con Vicky Cristina Barcelona, poi ancora Londra con Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, dunque Parigi con Midnight in Paris, e infine l’incredibile flop di Roma con To Rome With Love. Dalle voci che giungono dall’America, dove il film è uscito nelle sale il 26 luglio, Blue Jasmine è bello, tanto bello da far dimenticare la parentesi romana: non rappresenta solo il ritorno geografico di Allen in America, ma anche un ritorno tematico e già dal trailer si intuisce che la pellicola avrà un tono decisamente meno spensierato rispetto agli ultimi, ma con l’umorismo e l’ironia di Allen ovviamente ben percettibili.

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Pane per la sua psicologia e per la sua ironia, con tanto di immancabili dialoghi serrati, freddure taglienti e ironia graffiante, il film promette bene, anche grazie ad un cast straordinario guidato da Cate Blanchett, per la prima volta in un film di Woody Allen. Blue Jasmine è la storia dell’ultima fase della vita e della crisi acuta di Jasmine (Cate Blanchett), che quando scopre che l’uomo con cui è sposata (Alec Baldwin) è un truffatore perde tutto, anche la salute psicologica. Di fronte al fallimento di tutta la sua vita, Jasmine decide di cercare un nuovo senso alla sua vita, e per questo motivo fugge da Manhattan per cercare riparo a San Francisco, presso la sorella Ginger (Sally Hawkins), che abita in un piccolo appartamento con due figli sovrappeso e un fidanzato volgare (Bobby Cannavale). Da alcuni è stato definito il miglior film di Allen, ma a noi non resta che aspettare l’uscita nelle sale italiane, prevista per il prossimo 5 dicembre.