Il 18 ottobre arriva nelle nostre sale, distribuito da BIM, Il matrimonio che vorrei, o meglio, il matrimonio che vorrebbe Meryl Streep nel nuovo film di David Frankel, che torna a collaborare con la pluripremiata attrice dopo il successo de Il diavolo veste Prada (2006).

Stavolta però la Streep veste panni più ‘casalinghi’: quelli di Kay, devota moglie di Arnold (Tommy Lee Jones), col quale, dopo una vita passata insieme, sembra non riuscire più a comunicare. Sarà che si conoscono talmente bene che non hanno nemmeno  bisogno di parlarsi; sarà che dopo tanto tempo la passione è destinata irrimediabilmente ad affievolirsi… ma celebrare il trentunesimo anniversario di matrimonio con un nuovo abbonamento alla tv via cavo certo non aiuta, considerato che Arnold già passa le ore incollato al canale del golf. Ecco quindi che Kay decide di dare una svolta alla loro vita di coppia, e lo fa rivolgendosi al celeberrimo dottor Feld (Steve Carell), guru delle relazioni sentimentali e autore, tra gli altri, del libro “Potete avere il matrimonio che volete”.

“A volte per tener viva la magia bisogna imparare qualche trucco”, recita la locandina del film; e il dottor Feld nel trailer garantisce che “non è mai troppo tardi, se davvero lo vuoi e sei disposto a provarci”. Insomma, la speranza è l’ultima a morire: “Hope springs eternal”, direbbero in America. E proprio su questo concetto gioca il titolo originale, Hope Springs, da non intendersi, quindi, come mero riferimento alla cittadina (peraltro fittizia) del Maine dove esercita il terapeuta-divo.

La Mandate Pictures inizia le contrattazioni nell’estate 2010: Meryl Streep e Jeff Bridges sono in lizza per il ruolo dei coniugi in crisi, Mike Nichols (Closer, La guerra di Charlie Wilson) è il candidato per la regia. I casting si susseguono, a più riprese, fino al febbraio 2011, quando la Streep è confermata per interpretare la protagonista Kay, e Steve Carell viene ingaggiato per il ruolo del dottor Bernie Feld. Nel maggio 2011 ad aggiudicarsi il ruolo di Arnold è Tommy Lee Jones.

Sebbene si tratti di un’opera quasi ‘rischiosa’ di questi tempi – l’avanzare dell’età è una delle massime fobie hollywoodiane – la pellicola viene accolta più che favorevolmente dalla critica americana, che loda le performance della Streep e di Jones (in due vantano pur sempre 20 nomination agli Oscar) e la loro forte chimica, apprezzando anche l’interpretazione di Steve Carell, giudicato assai credibile nel ruolo del terapeuta sentimentale. Oltre all’innegabile contributo del trio d’attori, il merito va anche allo script di Vanessa Taylor (Il trono di spade) – che era finito nella famosa “Black List” delle migliori sceneggiature non ancora prodotte – e al lavoro registico di David Frankel, che ha saputo sfruttare a pieno il talento degli interpreti, sottolineando le mille sfumature dei loro personaggi.

A tal proposito, Meryl Streep torna ad esplorare le dinamiche di coppia a pochi anni di distanza da È complicato (di Nancy Meyers, 2009), dove era coinvolta in un triangolo amoroso dalle mille complicazioni, appunto. Tommy Lee Jones, chiamato qui a interpretare un ruolo decisamente insolito per i suoi standard, dice che la sceneggiatura era davvero interessante, e leggerla sapendo che la sua partner sarebbe stata Meryl Streep l’ha fatta diventare irresistibile.

Entrambi concordano sul sapore “fuori dal tempo” di questa storia. Quando hanno letto il copione sembrava che i loro personaggi appartenessero ad un’altra generazione, come se fossero usciti da un romanzo di Tolstoj. Ed entrambi citano l’incipit di Anna Karenina: “Tutte le famiglie felici sono simili fra loro. Ogni famiglia infelice lo è a modo suo”. Completa il quadro Steve Carell: protagonista in prima persona di una crisi coniugale in Crazy Stupid Love (visto l’anno scorso), adesso chiude il cerchio vestendo i panni del guru salva-matrimoni.

In fondo, a tutti prima o poi capita di perdere l’intimità, la vicinanza con la persona amata, e di sentirsi meno vivi: è una condizione universale in cui ci si può trovare a qualsiasi età… E Kay e Arnold, con l’aiuto del dottor Feld, ci fanno vedere come rimediare. Tenetevi pronti a prendere appunti, quindi. Dal 18 ottobre.

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Giovane, carina e disoccupata (sta a voi trovare l'intruso). E' la prova vivente che conoscere a memoria Dirty Dancing non esclude conoscere a memoria Kill Bill, tutti e due i Volumi. Tanto che sulla vendetta di Tarantino ci ha scritto la tesi (110 e lode). Alla laurea in Scienze della Comunicazione seguono due master in traduzione per il cinema. Lettrice appassionata e spettatrice incallita: toglietele tutto ma non il cinematografo. E le serie tv. Fra le esperienze lavorative, 6 anni da assistente alla regia in fiction e serie per la televisione (avete presente la Guzzantina in Boris?). Sul set ha imparato che seguire gli attori è come fare la babysitter. Ma se le capita fra le mani Ryan Gosling...