Anna, spiegazione del finale del film di Luc Besson

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Il finale di Anna di Luc Besson è costruito come un gioco continuo di doppi e tripli inganni, perfettamente coerente con l’identità del film. Dietro l’estetica da spy thriller elegante e iper-stilizzato si nasconde infatti una storia che parla soprattutto di controllo, manipolazione e desiderio di libertà. Per tutto il film, Anna Poliatova viene trattata come un’arma da usare: prima dal KGB, poi dalla CIA, infine persino dagli uomini che sembrano amarla. Il climax finale ribalta però improvvisamente gli equilibri e rivela che Anna non è mai stata davvero la pedina di qualcun altro.

Quello che rende il finale di Anna particolarmente interessante è che il colpo di scena non riguarda soltanto la finta morte della protagonista. Il vero twist è che Anna riesce a manipolare contemporaneamente CIA, KGB e persino Olga, trasformando tutti in strumenti del proprio piano di fuga. In questo senso, il film segue la tradizione del cinema di spionaggio più classico, ma con una forte componente identitaria e quasi femminista: Anna non combatte soltanto per sopravvivere, ma per smettere di appartenere a qualcuno.

Anna finge davvero la propria morte e il film rivela che Olga l’ha aiutata a sparire definitivamente

Nel finale del film, Anna riesce finalmente ad assassinare Vassiliev, capo del KGB, ma la missione si trasforma immediatamente in un disastro. Alex Tchenkov, il suo supervisore ed ex amante interpretato da Luke Evans, si accorge del tradimento e fa scattare l’allarme. Da quel momento il film entra nella sua lunga sequenza action finale, con Anna costretta a fuggire attraverso il quartier generale del KGB mentre decine di uomini cercano di ucciderla.

Una volta arrivata a Parigi, Anna organizza un incontro contemporaneamente con Alex e con Leonard Miller, l’agente CIA interpretato da Cillian Murphy. È una scena fondamentale perché chiarisce finalmente il vero gioco della protagonista. Anna propone infatti uno scambio: restituirà alla CIA le informazioni rubate e consegnerà al KGB i dossier sottratti a Vassiliev, chiedendo in cambio soltanto una cosa, la propria libertà.

Per qualche istante sembra quasi che il film voglia davvero concludersi con una fragile tregua tra le due superpotenze. Poi arriva il colpo di scena: Olga, interpretata da Helen Mirren, spara ad Anna davanti a tutti, apparentemente uccidendola. È il momento che porta lo spettatore a credere che la protagonista abbia perso definitivamente la partita.

Subito dopo, però, il film rivela l’inganno. La donna uccisa non era Anna, ma una sosia utilizzata per inscenare la sua morte. Olga aiuta infatti Anna a sparire sostituendo il corpo con quello della controfigura, mentre la vera Anna fugge nei sotterranei di Parigi dopo essersi rasata completamente i capelli. È un dettaglio simbolico importante: eliminando la propria immagine, Anna cancella anche l’identità costruita dai servizi segreti intorno a lei.

Il vero piano di Anna era manipolare contemporaneamente CIA e KGB per ottenere finalmente la libertà

Luke Evans in Anna (2019)
Foto di Shanna Besson

Il finale chiarisce che Anna non è mai stata soltanto una doppia agente. In realtà diventa progressivamente una tripla agente che gioca tutti contro tutti per raggiungere il proprio obiettivo personale. Fin dall’inizio del film, infatti, Anna non desidera potere, denaro o vendetta: vuole semplicemente smettere di vivere come proprietà dello Stato.

È questo il vero tema del film. Tutti gli uomini intorno a lei — Alex, Miller, Vassiliev — cercano continuamente di controllarla, trasformandola in uno strumento operativo o sentimentale. Anche quando Miller sembra offrirle una possibilità di fuga verso le Hawaii, il rapporto resta comunque basato su uno scambio di utilità. Anna comprende allora che nessuno le concederà mai davvero la libertà spontaneamente. Deve costruirsela manipolando il sistema dall’interno.

La figura più interessante del finale diventa così Olga. Per gran parte del film appare come una supervisora fredda e spietata, ma negli ultimi minuti emerge qualcosa di molto più complesso. Olga ha sempre saputo che Anna collaborava anche con la CIA, soprattutto dopo aver visto i segni delle manette lasciati dagli americani sui suoi polsi. Eppure decide di proteggerla invece di eliminarla davvero.

La ragione è profondamente personale. Olga comprende perfettamente cosa significhi sopravvivere in un sistema dominato da uomini potenti. Vassiliev la umilia apertamente durante il film, riducendola a una presenza sgradevole e sacrificabile all’interno del KGB. Quando Anna organizza l’assassinio di Vassiliev, Olga capisce che quella morte rappresenta anche la propria occasione di emancipazione. Lascia quindi che Anna completi la missione perché sa che, eliminando lui, potrà prendere il controllo dell’organizzazione.

In pratica, il finale mostra due donne che ottengono libertà diverse ma parallele: Anna fugge dal sistema, Olga invece conquista il potere per riscriverlo dall’interno.

Perché Olga cancella davvero il file di Anna e cosa significa l’ultima scena del film

Helen Mirren in Anna (2019)
Foto di Shanna Besson

L’ultimo colpo di scena arriva quando Olga, ormai nuova leader del KGB, riceve un videomessaggio lasciato da Anna. La protagonista le chiede di cancellare completamente il suo file dagli archivi sovietici, eliminando ogni traccia ufficiale della sua esistenza. È un momento fondamentale perché chiarisce il vero significato della “morte” di Anna.

Anna non vuole soltanto nascondersi. Vuole smettere di esistere come prodotto del KGB. Per tutto il film il suo nome, il suo corpo e persino la sua identità sono stati definiti dai servizi segreti. Cancellare il file significa allora spezzare definitivamente quel rapporto di proprietà. È la prima volta che Anna appartiene esclusivamente a sé stessa.

Olga potrebbe facilmente tradirla. Ora che è a capo del KGB, avrebbe tutte le risorse necessarie per dare la caccia ad Anna in qualsiasi parte del mondo. Eppure sceglie di eliminarne i dati. Non lo fa soltanto per gratitudine, ma perché riconosce nella ragazza qualcosa che lei stessa non ha mai potuto ottenere completamente: la possibilità di vivere fuori dalle logiche del potere.

La scena finale assume quindi un significato molto più malinconico di quanto sembri inizialmente. Anna ottiene finalmente la libertà, ma deve raggiungerla cancellando la propria identità pubblica e lasciando morire simbolicamente sé stessa. Non esiste una vera vittoria luminosa nel mondo di Anna: esiste soltanto la possibilità di sparire prima che qualcun altro torni a usarti.

Il finale di Anna lascia spazio a un sequel ma il flop al box office probabilmente ha chiuso la saga

Il finale lascia volutamente aperte diverse possibilità narrative. La CIA potrebbe infatti scoprire che Anna è ancora viva, soprattutto considerando che Miller sembra sospettarlo già negli ultimi minuti del film. Inoltre, vengono suggeriti dettagli ambigui sul passato della famiglia di Anna e sul possibile coinvolgimento dei servizi segreti nella morte dei suoi genitori.

Anche Olga, ora leader del KGB, potrebbe teoricamente richiamare Anna in futuro, soprattutto perché ammette apertamente di non fidarsi quasi di nessuno all’interno del governo russo. Tutto il finale sembra quindi costruito per preparare un possibile sequel.

Il problema è che Anna non ha avuto il successo economico necessario per trasformarsi in un franchise. Nonostante il film abbia trovato una seconda vita sulle piattaforme streaming e sia diventato quasi un piccolo cult moderno tra gli appassionati di spy movie, il box office fu troppo debole per convincere gli studios a investire davvero in Anna 2.

Ed è forse un peccato, perché il finale aveva trovato una direzione molto interessante: trasformare Anna da semplice assassina in un fantasma internazionale, una figura libera ma costretta a vivere permanentemente fuori dal sistema. Una conclusione coerente con tutto il film, che fin dall’inizio raccontava una donna pronta a distruggere ogni struttura di potere pur di smettere di essere controllata.

Redazione
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