L’imminente film horror di A24, Backrooms, è ispirato a una leggenda metropolitana nata da un’inquietante immagine pubblicata online. Il trailer (guardalo qui) ha anticipato una disturbante discesa nell’incubo generato da Internet, ma resta una domanda… cosa sono esattamente le Backrooms?
Cosa sono esattamente le Backrooms?
Le Backrooms sono un labirinto infinito di stanze vuote che ricordano un ufficio o un magazzino, illuminate da una luce fluorescente accecante e decorate dal pavimento al soffitto con un malato colore giallastro. Questo ambiente non ha una posizione precisa: sono una sorta di purgatorio che esiste al di fuori dello spazio e del tempo, accessibile tramite il “no-clipping” attraverso pavimenti o pareti, come se la realtà contenesse angoli instabili e difettosi, proprio come un videogioco.
Chiunque può finirci dentro e ritrovarsi intrappolato, incapace di uscire. Lo spazio è privo di vita umana, ma abitato da entità invisibili che fanno sentire gli sfortunati visitatori osservati o inseguiti. Le Backrooms richiamano inoltre immagini familiari, come l’impossibile labirinto del mito greco che imprigionava il Minotauro, oppure gli spazi ultraterreni e infiniti presenti nelle fiabe.
Il fatto che le Backrooms assomiglino ai luoghi più artificiali e senz’anima del mondo moderno sembra significativo: tutti, almeno una volta, abbiamo attraversato spazi banali che ricordano quelli che si possono vedere nel film.
Da dove vengono le Backrooms?
Come molti dei meme più popolari degli ultimi anni, il concetto nacque su 4chan. La fotografia originale (la si può vedere qui) fu scattata durante la ristrutturazione di un negozio HobbyTown a Oshkosh, nel Wisconsin, e pubblicata su un blog nel 2003. Nel 2011, l’immagine arrivò su 4chan, dove venne vista semplicemente come una foto stranamente inquietante.
Nel 2019, un utente anonimo di 4chan scrisse poi una descrizione inquietante dell’immagine delle Backrooms, creando inconsapevolmente una delle leggende urbane più durature di Internet. “Se non fai attenzione e ti smaterializzi dalla realtà nelle zone sbagliate, finirai nelle Backrooms, circa novecento milioni di chilometri quadrati di stanze vuote segmentate casualmente in cui rimanere intrappolato, Dio ti aiuti se senti qualcosa che vaga nelle vicinanze, perché di sicuro quel qualcosa ha già sentito te”, recita la descrizione.
Da quel momento, le Backrooms colpirono immediatamente l’immaginazione collettiva, dando vita a un enorme sforzo narrativo condiviso da appassionati horror profondamente immersi nella cultura online. La comunità originale delle Backrooms ampliò progressivamente la lore attraverso brevi racconti creepypasta, mentre il concetto diventava sempre più noto, con autori che aggiungevano livelli di complessità e un intero ecosistema di mostri. Alcuni fan ritengono che queste aggiunte abbiano in parte indebolito l’impatto dell’idea originale, nella quale l’isolamento era l’elemento centrale dell’orrore, anche se la presenza di entità nelle Backrooms era prevista fin dall’inizio.
Online, le Backrooms sono ormai praticamente un genere a sé: la base di numerose storie horror, video su YouTube e TikTok, oltre che videogiochi — soprattutto su Roblox. La loro influenza è visibile persino in serie TV popolari come Severance e The Amazing Digital Circus. Le Backrooms sembrano inoltre aver ispirato fenomeni paralleli come il trend dei “Liminal Spaces” e il fenomeno di TikTok chiamato “Mall World”.
A24 porta le Backrooms al cinema
Con il film targato A24, le Backrooms stanno ora per entrare definitivamente nella cultura pop mainstream. Non è la prima volta che il folklore digitale approda sul grande schermo — basti pensare a Slender Man, che ispirò un film horror nel 2018 — ma l’adattamento di Backrooms prodotto da A24 potrebbe avere un impatto molto maggiore.
Backrooms è diretto da Kane Parsons, conosciuto su YouTube come “Kane Pixels”. Il coinvolgimento di Parsons è particolarmente significativo: è infatti il creatore di una celebre e raffinata serie su YouTube dedicata alle Backrooms, raccontate attraverso video atmosferici in soggettiva che hanno contribuito enormemente alla popolarità del fenomeno.
Se il debutto cinematografico di Parsons dovesse avere successo, è probabile che sempre più idee e talenti provenienti dal panorama digitale vengano portati sul grande schermo. Il film è al cinema dal 27 maggio, per cui non resta che andarlo a vedere e scoprire di più su ciò che narra e mostra.
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