Il fenomeno horror di Backrooms continua a far parlare di sé, ma questa volta non per i misteriosi corridoi gialli diventati virali online. A intervenire pubblicamente è stato Mark Duplass, protagonista del film prodotto da A24, che ha deciso di rispondere alle accuse circolate sui social secondo cui il ventenne Kane Parsons non avrebbe realmente diretto il progetto.
Su X, Duplass ha replicato duramente a un utente che sosteneva come Parsons fosse solo una figura simbolica sul set: “Con tutto il rispetto, non ricordo di averti visto sul set. Quando ero lì, Kane aveva il controllo totale. Più di molti registi che hanno tre volte la sua età”. Una dichiarazione netta, che arriva mentre cresce la curiosità attorno al film tratto dalla celebre serie YouTube creata proprio da Parsons.
La discussione attorno all’età del regista si è rapidamente trasformata in un dibattito più ampio sull’industria cinematografica contemporanea. La regista Sophy Romvari ha commentato la vicenda sottolineando come il successo precoce generi spesso reazioni tossiche: “L’invidia alimenta gran parte di questo tipo di discussioni sull’età e sul successo”. Ma il caso Backrooms sembra soprattutto mettere in evidenza il cambiamento radicale nei percorsi di accesso al cinema, dove creator digitali e filmmaker indipendenti possono ormai arrivare direttamente alle grandi produzioni hollywoodiane.
Backrooms porta l’horror analogico di YouTube nel cinema mainstream
Il film di Backrooms nasce dall’universo horror creato da Parsons sul web, diventato un caso globale grazie ai suoi video analog horror pubblicati su YouTube. La storia ruota attorno a un proprietario di un negozio di mobili che scopre un passaggio verso una dimensione inquietante e surreale nascosta all’interno del suo showroom.
Accanto a Mark Duplass, il cast include Chiwetel Ejiofor, Renate Reinsve, Finn Bennett e Lukita Maxwell, mentre tra i produttori figurano nomi pesanti del cinema di genere come James Wan, Shawn Levy e Osgood Perkins. Una combinazione che dimostra quanto Hollywood stia osservando con attenzione il linguaggio nato online negli ultimi anni.
Durante il CCXP Mexico, Parsons ha raccontato l’ambizione produttiva del progetto, spiegando: “Il set era enorme. Abbiamo costruito circa 30.000 piedi quadrati di vere Backrooms nelle quali potevamo camminare. Alcune persone si perdevano davvero. Sembrava di essere lì dentro, ed era stranissimo”. Il regista ha inoltre rivelato che la produzione ha effettuato “50 test di carta da parati per trovare la giusta tonalità di giallo”.
Ed è proprio questo l’aspetto più interessante dell’intera operazione: Backrooms non sembra voler trasformare il materiale originale in un horror tradizionale, ma piuttosto espandere quella sensazione di spazio vuoto, irreale e disturbante che ha reso virali i video di Parsons. Il rischio di “normalizzare” l’estetica analog horror esiste, ma il coinvolgimento diretto del creatore originale potrebbe evitare che il film perda la sua identità.
La difesa pubblica di Duplass assume quindi anche un altro significato: legittimare una nuova generazione di registi cresciuti fuori dai percorsi classici dell’industria. E il fatto che uno studio come A24 abbia affidato un progetto di questa portata a un autore ventenne racconta molto di come il cinema horror stia cambiando pelle.

