Educazione criminale (She Rides Shotgun) è basato su una storia vera?

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Il nuovo film Educazione criminale (She Rides Shotgun) con Taron Egerton arriva su Prime Video portando con sé una domanda inevitabile: la storia di Polly e del padre Nate, inseguiti da una gang suprematista dopo l’uscita di lui dal carcere, è tratta da fatti realmente accaduti? Il film, adattamento del romanzo premiato di Jordan Harper, costruisce un racconto che mescola inseguimenti, violenza e formazione emotiva, ma lo fa attraversando il punto di vista di una bambina di undici anni. A firmare la regia è Nick Rowland, già autore dell’intenso Calm with Horses, che qui sperimenta un linguaggio visivo capace di fondere tensione fisica e sguardo intimo. Il risultato è un’opera che sembra attingere alla realtà, pur rimanendo radicata nella struttura narrativa del romanzo.

Il romanzo di Jordan Harper e la natura fiction della storia

Per chiarire subito la questione: Educazione criminale non è basato su una storia vera. Il film segue fedelmente il romanzo da cui è tratto, Educazione criminale, opera di finzione che ha vinto l’Edgar Award per la Best First Novel. Jordan Harper costruisce volutamente un immaginario duro e realistico, popolato da gang violente e rapporti familiari spezzati, ma tutto nasce dalla sua penna e non da fatti documentati. La realtà entra semmai attraverso i temi — la cultura delle gang, il senso di smarrimento infantile, il rapporto tra crimine e redenzione — ma non attraverso eventi o persone realmente esistite. Proprio questa miscela tra inventiva narrativa e radicamento psicologico ha reso il romanzo un caso letterario, convincendo Rowland che potesse diventare un film capace di colpire lo spettatore oltre l’action.

Il punto di vista di Polly e la memoria come chiave narrativa

Educazione criminale 2025
Cortesia © Prime Video

Una delle scelte più radicali dell’adattamento è il modo in cui Rowland costruisce l’intera storia attorno alla percezione della piccola Polly. Il regista ha raccontato che la chiave emotiva del film gli è arrivata da un ricordo personale: un viaggio da bambino per vedere la nonna morente, durante il quale non ricordava quasi nulla dell’evento in sé, ma solo la musica ascoltata ossessivamente in auto. Questo meccanismo — come un bambino ricorda davvero i momenti più traumatici — ha determinato la grammatica visiva del film. Le scene con più adulti, nelle quali si discutono minacce, accordi o strategie, sono viste attraverso dettagli che catturano l’attenzione di Polly: un acquario pieno di paguri eremiti, oggetti mai visti prima, frammenti che per lei diventano più significativi della pericolosità della situazione. L’intero adattamento, pur fedele al romanzo, porta quindi un’impronta autoriale precisa: il thriller diventa anche un racconto sul funzionamento della memoria infantile.

Inseguimenti reali e tensione fisica: il contributo di Nick Rowland

Se la componente emotiva nasce dal punto di vista di Polly, quella fisica e dinamica arriva dall’esperienza personale di Rowland. Prima di diventare regista, il filmmaker ha gareggiato nei campionati cinesi e britannici di rally, un dettaglio biografico che ha influenzato profondamente le sequenze d’azione del film. Rowland ha dichiarato più volte di non sopportare le scene di corsa “finte”, poco credibili nel ritmo e nella fisica dei movimenti, e per questo ha curato gli inseguimenti con grande rigore tecnico. La tensione che attraversa Educazione criminale nasce proprio dalla collisione tra queste due anime: la fragilità psicologica di Polly e la brutalità del mondo criminale che la circonda, filtrata attraverso una regia che privilegia realismo, scatti improvvisi e un senso continuo di minaccia imminente. L’obiettivo è far percepire allo spettatore non solo la paura, ma anche il modo in cui una bambina può interpretarla e interiorizzarla.

Educazione criminale è  una storia inventata, raccontata come fosse vera

Educazione criminale non racconta eventi realmente accaduti, ma riesce comunque a colpire come un dramma impregnato di verità emotiva. Merito della scrittura di Jordan Harper, che costruisce personaggi credibili e ambienti cupi, e della regia di Rowland, capace di unire autenticità visiva e sensibilità psicologica. Il film rimane un’opera di finzione, ma parla di paure reali: la memoria dei traumi, la violenza che si annida nelle periferie, il legame fragile e disperato tra un padre imperfetto e una figlia costretta a crescere troppo in fretta. È in questo equilibrio che Educazione criminale trova la propria forza, senza bisogno di essere “una storia vera” per sembrare profondamente autentico.

Redazione
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