Quando è uscito nel 2022, Il piacere è tutto mio (titolo originale Good Luck to You, Leo Grande) ha attirato immediatamente l’attenzione del pubblico e della critica per il modo delicato ma diretto con cui affronta temi raramente esplorati dal cinema mainstream. Diretto da Sophie Hyde e interpretato da una straordinaria Emma Thompson accanto a Daryl McCormack, il film racconta l’incontro tra una vedova sessantenne e un giovane sex worker professionista.
Si da così vita a una serie di conversazioni che diventano progressivamente un viaggio di scoperta personale, accettazione e libertà. Proprio per il suo realismo emotivo e per la naturalezza con cui affronta questioni legate al desiderio, all’invecchiamento e alla sessualità femminile, molti spettatori si sono chiesti se la vicenda raccontata nel film sia realmente accaduta.
La protagonista Nancy Stokes appare infatti come una donna assolutamente credibile, con insicurezze, rimpianti e domande che appartengono a molte persone. Ma Il piacere è tutto mio è basato su una storia vera oppure è frutto dell’immaginazione degli autori? La risposta è più complessa di quanto possa sembrare e passa attraverso le esperienze reali che hanno ispirato la sceneggiatrice.
Il piacere è tutto mio non è basato su una storia vera ma nasce da un’idea originale profondamente radicata nella realtà
La prima cosa da chiarire è che Il piacere è tutto mio non racconta una vicenda realmente accaduta a una persona specifica. La storia è stata scritta dalla sceneggiatrice britannica Katy Brand, che ha concepito il progetto come un’opera originale e non come l’adattamento di fatti documentati.
L’idea iniziale nacque da una semplice immagine che continuava a tornare nella sua mente: una donna anziana e un giovane sex worker che si incontrano in una stanza d’albergo. Brand ha raccontato in diverse interviste che quella scena continuava a stimolare la sua curiosità e che desiderava capire chi fossero quei personaggi e quali storie si nascondessero dietro il loro incontro.
Da questa intuizione è nato il copione del film, completato all’inizio del 2020, poco prima dello scoppio della pandemia. Sebbene la trama sia interamente inventata, la sua forza deriva dalla capacità di osservare dinamiche umane autentiche e riconoscibili, trasformando una situazione apparentemente insolita in qualcosa di sorprendentemente universale.
La vera ispirazione del film arriva dalle esperienze e dalle riflessioni sulla sessualità femminile nella società contemporanea
Se la storia non è reale, i temi che affronta lo sono eccome. Katy Brand non ha scritto il film con un intento militante o ideologico, ma partendo dall’osservazione di una realtà spesso ignorata dal cinema. La protagonista Nancy rappresenta infatti una generazione di donne cresciute in un contesto culturale in cui il piacere femminile veniva raramente discusso apertamente.
Durante la preparazione del film, anche Emma Thompson ha sottolineato come il personaggio sia molto più comune di quanto si possa immaginare. Secondo l’attrice, molte donne hanno vissuto per decenni all’interno di modelli sociali e culturali che consideravano il desiderio femminile qualcosa di secondario o addirittura sconveniente. Questa riflessione costituisce il vero cuore dell’opera.
Nancy non è ispirata a una persona reale identificabile, ma incarna esperienze condivise da moltissime donne che hanno dovuto fare i conti con tabù, silenzi e aspettative sociali. È proprio questa aderenza alla realtà psicologica che porta molti spettatori a credere che il film racconti una storia realmente accaduta.
L’autenticità dei personaggi nasce da una lunga ricerca sul mondo del sex work e sulle relazioni umane
Un altro elemento che contribuisce al realismo di Il piacere è tutto mio riguarda la costruzione del personaggio di Leo Grande. Per prepararsi al ruolo, Daryl McCormack ha incontrato e intervistato diversi sex worker professionisti, raccogliendo testimonianze dirette sulle loro esperienze lavorative e personali.
Questo lavoro di documentazione ha permesso di evitare stereotipi e caricature, offrendo invece un ritratto umano e complesso del personaggio. Anche il rapporto che si sviluppa tra Leo e Nancy riflette situazioni che, pur non appartenendo a una storia specifica, trovano riscontro nella realtà. Il film mostra come due persone profondamente sole possano creare uno spazio di ascolto reciproco e comprensione, andando oltre il semplice accordo professionale che inizialmente le unisce.
Nel corso della narrazione, entrambi i protagonisti affrontano le proprie fragilità, arrivando a una maggiore consapevolezza di sé. Questa evoluzione non deriva da fatti realmente documentati, ma nasce dall’osservazione attenta di comportamenti e sentimenti autentici, che rendono la storia credibile fino alla sua conclusione.
Perché il film sembra una storia vera e cosa racconta davvero sul nostro rapporto con il desiderio
La ragione principale per cui molti spettatori credono che Il piacere è tutto mio sia tratto da una storia vera risiede nella sua straordinaria sincerità emotiva. Il film evita grandi colpi di scena o artifici narrativi e costruisce quasi interamente il proprio racconto attraverso il dialogo tra due persone chiuse in una stanza d’albergo.
In mani meno esperte, una struttura simile avrebbe potuto risultare teatrale o artificiosa; al contrario, la regia di Sophie Hyde e le interpretazioni dei protagonisti trasformano ogni conversazione in qualcosa di vivo e autentico. La vera storia raccontata dal film non riguarda dunque un fatto di cronaca o un evento realmente accaduto, ma un’esperienza umana condivisa: la ricerca della felicità, dell’accettazione di sé e della libertà di vivere il proprio desiderio senza vergogna.
In questo senso, pur essendo un’opera di finzione, Il piacere è tutto mio riesce a parlare con sorprendente precisione della realtà contemporanea, dimostrando come una storia inventata possa spesso rivelare verità profonde quanto quelle raccontate da una biografia o da un documentario.





