Il filo nascosto

Tra i candidati all’Oscar per il miglior film del 2018, Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson suscita grande interesse. Il film, infatti, segna il ritorno di un regista talentuoso, con uno sguardo originale sulla realtà che lo circonda, capace di far compiere allo spettatore intensi viaggi all’interno di mondi sconosciuti e spesso claustrofobici, scandagliando a fondo le prigioni fisiche e mentali che vincolano i suoi protagonisti. Apprezzato e spesso premiato nei festival internazionali, candidato già sei volte all’Oscar – miglior sceneggiatura per Boogie Nights e Magnolia, miglior film, regia e sceneggiatura per Il petroliere, miglior sceneggiatura non originale per Vizio di Forma – Anderson non ha, però, mai ottenuto per sé una statuetta dell’Academy. La consacrazione ad Hollywood è arrivata comunque con Il petroliere, che nel 2007 ne ha portate a casa due:  per la migliore fotografia e, soprattutto, per l’interpretazione di Daniel Day-Lewis nel ruolo principale. Proprio su un nuovo sodalizio con l’attore britannico, tre volte premio Oscar (Il mio piede sinistro, il succitato Il petroliere e Lincoln), che ha da poco annunciato il suo ritiro dalle scene, il regista punta per tentare di acciuffare l’ambìto premio. Per affiancare Day-Lewis nel suo nuovo lavoro, Anderson, che ne è anche  sceneggiatore e produttore, ha scelto Lesley Manville, attrice britannica di cinema e teatro di lungo corso (Il segreto di Vera Drake, Another Year, Turner,) e Vicky Krieps (Hanna, Anonymus). La colonna sonora è affidata a Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead, che da anni collabora con il regista statunitense.

Il film racconta di Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis), tra i più apprezzati sarti della Londra anni Cinquanta. Accanto a lui, sua sorella Cyril (Lesley Manville). Le creazioni di Woodcock  vestono tutta l’alta società britannica, reali compresi. Complice il lavoro, egli è attorniato da donne, ma resta uno scapolo convinto, che non permette a nessuna di entrare davvero a far parte della sua vita. Poi, incontra la giovane Alma (Vicky Krieps). L’amore per lei scompagina l’equilibrio che l’uomo si è costruito, fatto di rigidità, misura e controllo.

La pellicola si presenta agli Oscar con sei candidature: oltre a quella per il miglior film, la nomination a Paul Thomas Anderson per la miglior regia. Daniel Day-Lewis è alla sua sesta candidatura come miglior attore protagonista, mentre Lesley Manville è in lizza per gli Oscar per la prima volta, come miglior attrice non protagonista. Anche Jonny Greenwood è alla sua prima nomination per la miglior colonna sonora. Inoltre, trattandosi di un film in costume che fa del mondo della moda e della sartoria ben più che un’ambientazione, non poteva mancare una candidatura per i migliori costumi a Mark Bridges – già premio Oscar per The Artist.

Il Filo Nascosto, recensione del film di Paul Thomas Anderson con Daniel Day-Lewis

Il filo nascosto

Il film ha fatto parlare molto di sé per l’annuncio a sorpresa di  ritiro dalle scene da parte di Daniel Day-Lewis, lo scorso giugno, dopo la fine del lavoro con Anderson. Pubblico e critica attendevano di poter conoscere  gli esiti di questa nuova collaborazione, dopo i fasti de Il petroliere, così come attendevano il ritorno di Day-Lewis davanti a una macchina da presa dopo sei anni – l’ultima sua interpretazione risaliva infatti al 2012, quando il ruolo di Lincoln nell’omonimo film di Steven Spielberg gli aveva permesso di vincere il suo terzo Oscar, facendolo entrare di diritto nella storia del cinema (finora nessun collega ha fatto meglio di lui).  Si attendeva di poter di nuovo ammirare il meticoloso lavoro di questo straordinario attore, famoso per le sue doti di immedesimazione, affinate vivendo per mesi come i personaggi che interpreta, dentro e fuori dal set. E nonostante si sia spesso concesso lunghe pause lontano dai riflettori, nessuno pensava certo che quella de Il filo nascosto sarebbe stata la sua ultima interpretazione. Invece stavolta Daniel Day-Lewis, sessant’anni compiuti lo scorso aprile, fa sul serio.

Si capisce allora il fermento che si è creato attorno al film e a questa nuova (e ultima) sfida interpretativa per l’attore londinese, che ha tutte le carte in regola per sorprendere ancora una volta. Fedele al principio dell’immedesimazione totale, per prepararsi al ruolo Day-Lewis ha imparato l’arte dell’alta sartoria, con un apprendistato tra i costumisti del New York City Ballet, diretti da Mark Happel. Inoltre, per mettersi alla prova, ha voluto ricreare un abito dello stilista Cristóbal Balenciaga, alla cui figura pare sia ispirato il personaggio di Woodcock.

In Usa il film è uscito il 25 dicembre ed ha finora incassato 14,2 milioni di dollari. Lodi pressoché unanimi hanno riscosso, ad oggi, sia la performance attoriale di Day-Lewis che la regia di Anderson. Il filo nascosto ha ottenuto anche due candidature ai Golden Globe: una a Daniel Day-Lewis, come miglior attore in un film drammatico, l’altra per la miglior colonna sonora. Nessuna, però, si è concretizzata. Il film ha vinto, invece, il Critics’ Choice Award per i migliori costumi grazie a Mark Bridges.

Ora restano da assegnare i riconoscimenti più ambìti, appunto gli Oscar. Le nomination ottenute dal film non hanno sorpreso, anzi, erano ampiamente attese. Paul Thomas Anderson, alla sua ottava candidatura,  potrebbe essere vicino al sospirato riconoscimento. Tuttavia, colui che ha maggiori chance di portare a casa un premio tra i sei cui il film aspira è proprio Daniel Day-Lewis, complice anche il definitivo allontanamento dalle scene. L’Academy, dunque, gli assegnerà la quarta statuetta, nonostante i tre Oscar già vinti come attore protagonista, trasformandolo a tutti gli effetti nell’uomo dei record?

In attesa di sapere chi saranno i trionfatori della notte degli Oscar, il 4 marzo, non resta che accomodarsi in sala. L’uscita de Il filo nascosto in Italia  è prevista per il 22 febbraio.

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