Jonathan Demme

 

Oggi pomeriggio il Festival di Roma 2013 ha dato l’opportunità al pubblico di partecipare all’incontro col grande regista americano Jonathan Demme. L’autore di film come Il silenzio degli innocenti e Philadelphia, solo per citare i due più famosi e premiati, non ha perso occasione per mettere in luce la sua passione per il cinema e per far trasparire la sua ironia.

Dopo una breve filmato iniziale, Jonathan Demme ha iniziato a rispondere alle domande, la prima delle quali piuttosto generica, sul concetto di comunicare con il cinema e sulla sensazione che si prova:

“Io ho sempre riflettuto sulla dimensione narrativa del cinema. Raccontare storie è sempre primario per me. Se non hai una storia forte o non la sai raccontare, sei nei guai. Tutti le persone che ruotano intorno al film raccontano una storia e hanno una responsabilità completa. Dagli attori all’operatore, tutti con il loro lavoro raccontano storie”.

La discussione si è poi spostata sugli inizi cinematografici di Demme e non è potuto mancare il riferimento al regista e produttore Roger Corman:

“Posso considerarlo un maestro. Io adoro fare cinema e incontrare Corman è stato un momento unico, di quelli che ti capitano una volta nella vita. Corman mi fece scrivere una sceneggiatura e io ero agli inizi. Mi propose di andare a Los Angeles e lavorare al film. Dissi di si senza neanche far passare un secondo”.

Inevitabile poi la domanda riguardante Fear of Falling, un film che andrà in onda domani 11 Novembre 2013 al Festival del Cinema di Roma in anteprima mondiale. Si tratta di un progetto particolare, poiché è un film basato su un progetto teatrale, un mondo con il quale Demme non si era mai confrontato:

“Pensavo sarebbe stato facile trasportare il teatro al cinema. Invece mi sono reso conto, quando ho cominciato il lavoro, che non è affatto semplice perché il tipo di performance teatrale non è adatta per il cinema. Posso dire che Fear of Falling sia il progetto più coraggioso che abbia mai realizzato. Alcuni amici che l’hanno già visto mi hanno detto che assomiglia ad un film di Bergman però visto sotto l’effetto di Lsd”…

Poi Demme ha continuato, spiegando perché dopo aver raggiunto grandi traguardi cinematografici, sia tornato un po’ agli albori, voltando le spalle alle grandi industrie:

“Non mi piace dire che ho voltato le spalle. Quando si inizia la propria carriera come regista indipendente, si hanno budget limitatissimi, ho fatto un film anche con 125.000 dollari. Quando poi vai avanti e fai successo, sai come gestire meglio dei budget più elevati, anche milioni di dollari. Ma sai anche che hai delle responsabilità, ovvero fare un film che debba almeno pareggiare il bilancio. Ecco, io non avevo più voglia di queste responsabilità. A me piace lavorare con cifre minori e lavorare in tempi più stretti”.

In ultimo, anche al pubblico è stato concesso un piccolissimo spazio ed in particolare una domanda ha fatto scatenare le risate della sala,vista la risposta tanto secca quanto esplicativa di Demme:

Se qualcuno mi ha mai chiamato per girare un film di supereroi che tanto hanno successo negli ultimi anni? Semplicemente, no.

 

La nostra foto gallery del Festival:
[nggallery id=325]