Martedì 31 maggio alla Casa del Cinema di Roma si è tenuta la conferenza stampa dell’ultimo film di Angelopoulos: La polvere del tempo. Il regista, presente in sala, è stato al centro di domande e curiosità e così ha raccontato il suo film ed il suo modo di fare cinema.

“La polvere del tempo” può essere considerato una riflessione sul secolo passato? Ho l’impressione che questo film sia  arrivato tardi. L’idea di cambiare il mondo appartiene al ventesimo secolo, oggi la situazione è nettamente cambiata, la storia  ha subìto un’accelerazione improvvisa e tutto quello per cui avevamo  lottato non si è tramutato in realtà”.Il film porta forse il segno del lutto per la teleologia della storia? La tesi di Fukuyama sulla fine della storia, non mi ha mai convinto troppo, è una stupidaggine. Finchè ci saranno gli uomini ci sarà la storia”.

Cos’è che la spinge nei suoi film ad amalgamare storia, poesia, lettere e teatro (soprattutto quello di Brecht)? Brecht è stato fondamentale nei primi anni della mia  carriera, ma oggi dubito che le sue analisi sociali siano sufficienti  a spiegare quanto sta accadendo intorno a noi, negli anni ’70 tutti erano influenzati da Brecht, anche Godard, la Nouvelle Vague. Negli ultimi anni, invece, mi sono molto  avvicinato alla tragedia classica, alle radici della nostra cultura.”

I suoi film richiedono uno spettatore paziente, per questo si sente fuori dal tempo? Si, forse sono fuori dal tempo. Capire il mondo di oggi e i film di oggi è difficile. Quando ho iniziato a fare film c’era la convinzione che il cinema avrebbe fatto la rivoluzione, oggi il cinema è più una preghiera per il conformismo. Io preferisco continuare a cercare un linguaggio diverso da quello della televisione e dei film americani, non sempre ci si riesce, la cosa importante è provarci. Mi sono sempre posto davanti allo spettatore in maniera sincera, considero lo spettatore come me stesso, non mento a me stesso.

Vuole dire qualcosa sulla situazione greca?La cosa più importante è che ci siano giovani, e non giovani, che invadono pacificamente la Piazza del Parlamento e che chiedono con forza un  cambiamento totale. È la stessa richiesta che fanno in Spagna, in Portogallo, in Irlanda e che forse faranno in Italia.”

La frase finale del film è una citazione di Joyce?Si, è uno dei miei autori preferiti.”

Ci parli della collaborazione con un giovane autore novantenne: Tonino Guerra. Ci siamo conosciuti nell’ ’81 a casa sua e abbiamo subito cominciato a lavorare come se ci fossimo conosciuti da sempre. Faceva l’avvocato del diavolo: io proponevo e lui diceva “no”, così mi costringeva a inventare cose nuove. Non è solo lavoro, Tonino offre di più: l’umanità, la poesia quotidiana.”

Qualche anticipazione sul suo prossimo film?Si intitolerà ‘L’altro mare’ e sarà ambientato nella Grecia di oggi, la  Grecia della crisi. Il film è incentrato da una parte su una compagnia di  attori e scioperanti che vorrebbe allestire L’opera da tre soldi di Brecht ma  deve scontrarsi con una situazione economica disastrosa; dall’altra  sul rapporto tra un padre e una figlia, che rappresentano  rispettivamente la generazione che ha creato i problemi di oggi e quella che li ha subiti”.

Di nuovo un film politico e poetico… Del resto tutto lo è”.