le_avventure_di_zarafaE’ stato presentato oggi alla Casa del Cinema di Roma Le Avventure di Zarafa, Giraffa giramondo, lungometraggio d’animazione distribuito da Good Films e Nexo Digital. Erano presenti in sala i due registi, Rémi Bezançon e Jean-Christophe Lie, e Vinicio Capossela, che oltre ad aver composto per il film la canzone Zarafa Giraffa, ha anche prestato la voce nel doppiaggio italiano al vecchio saggio che narra la storia.

 
 

Le Avventure di Zarafa, prodotto da Prima Linea Productions, in collaborazione con Pathé Production, France 3 Cinéma, Chaocorp e Scope Pictures, è uscito nei cinema francesi nel Febbraio 2012, riscuotendo un grande successo, e ha ottenuto la nomination al César nella categoria del film d’animazione.

Per i registi. Poiché  Rémi viene dal cinema dal vivo e Jean-Christophe dall’animazione, come vi siete incontrati e come nasce la storia meravigliose delle avventure di Zarafa?

RB. Avevo scritto la sceneggiatura di questo film qualche anno fa e quando sono arrivato al momento della realizzazione ho capito che da solo non sarei mai riuscito a farlo, visto che ero a digiuno di animazione; così la produttrice Valérie Schermann mi ha presentato Jean-Christophe, di cui avevo visto e amato L’homme à la Gordini, il cortometraggio presentato a Cannes e candidato al César.

JCL. Io, invece, collaboro già da diversi anni con lo studio di animazione Prima Linea e sono stati proprio i produttori che hanno desiderato questo incontro; mi hanno fatto leggere la sceneggiatura, che ho amato da subito ed è stata il motivo principale per cui ho deciso di accettare di lavorare al film.

Per Vinicio Capossela. Com’è iniziato la tua avventura in questo film?

Ho sempre avuto attrazione per le storie di animali, di fantasia e in questo film ci sono anche un mondo geografico al quale sono affezionato, il senso dell’avventura e una natura miracolosa che unisce insieme eleganza e sproporzione.

Per i registi. Che tipo di licenze vi siete presi per raccontare la vostra interpretazione di questa storia realmente accaduta?

RB. Sì, il film è ispirato ad una storia vera, che probabilmente anche in Italia, come in Francia, è poco conosciuta: la giraffa era un regalo del Pascià d’Egitto al re Carlo X, il peggior re della storia francese; ecco perché l’abbiamo dipinto in questa maniera così caricaturale. Le invenzioni principali sono state il bambino, Maki, e il viaggio della giraffa, che non si è svolto in mongolfiera dall’Egitto a Marsiglia, ma in nave. Questi sono stati i cambiamenti principali; volevamo mettere un po’ più di avventura visto che è un cartone animato, anche perché la vera storia di questa giraffa è molto meno avventurosa. Dopo aver viaggiato in nave, è arrivata al Jardine des Plantes, l’orto botanico di Parigi, dove ha vissuto per 20 anni; poi è morta, è stata imbalsamata e ora si trova al Museo La Rochelle.

C’è stata una riflessione sulla Giraffa di Madagascar?

RB. No, non c’è nessun collegamento con quel personaggio, ma sicuramente ci sono molti rapporti con l’animazione all’americana della Disney; infatti, dal punto di vista artistico, insieme a Jean-Christophe ci siamo voluti accostare ai film più vecchi della Disney, come Gli Aristogatti e Il Libro della Jungla, e all’animazione alla Mihazaki, piuttosto che a quelli più recenti, che conosco meno.

Le Avventure di ZarafaC’è un’attenzione particolare al rapporto tra la Francia e l’Africa, ad esempio il gesto di Carlo X nell’accettare il regalo del Pascià d’Egitto senza dare nulla in cambio. Ce ne può parlare?

RB. Questo gesto ha rispecchiato la realtà storica, perché è vero che il re ha tenuto il regalo senza accettare di aiutare l’Egitto contro l’attacco dei Turchi. Ho voluto criticare il saccheggio nei confronti dell’Africa da parte della Francia, come anche dell’Italia e dell’Inghilterra, basta notare gli obelischi che si trovano in alcune capitali europee. Inoltre, il film è di un’attualità sconcertante perché l’anno scorso la Cina ha regalato all’ex-Presidente della Francia Sarcozy due panda.

La cosa che mi ha colpito molto di questa storia è la sua ambientazione nell’orto botanico del Jardin des Plantes, che ci permette di vedere com’era triste e brutto il posto dove questi animali erano costretti a viveri. In effetti, è considerato uno degli zoo peggiori al mondo, ci sono delle gabbie molto piccole, quindi gli animali non sono in condizioni ideali. Quando il film è uscito, la direzione dell’orto botanico non è rimasta molto contenta, ma noi…ce ne siamo fregati.

Sembra che in questo film ci sia una volontà didattica molto forte e che, rispetto all’animazione di oggi, sia diretto esclusivamente ai bambini. Volevo sapere se questo è vero, visto che il successo in Francia farebbe pensare ad un film d’animazione pensato per un pubblico più trasversale.

RB. Sicuramente avevamo intenzione di realizzare un film per i bambini, poiché la storia è molto adatta a loro. Tuttavia, sia nel momento della scrittura che in quello della realizzazione pratica non ci siamo mai messi ad altezza di bambino, parlare come loro, perché ci ricordavamo che da piccoli volevamo essere trattati alla pari dagli adulti. E poi crediamo che i bambini siano contenti di essere trattati in questa maniera.

Nel vostro film, fin dall’inizio, ci sono molte uccisioni scioccanti, a cui non eravamo più abituati nei film d’animazione. Come avete approcciato il concetto della morte?

JCL. In effetti, mentre lavoravamo ci siamo accorti che alcune cose sarebbe state un po’ difficili da digerire per il pubblico, al quale questo film voleva rivolgersi. Io devo dire che questa esperienza mi ha insegnato tantissimo. È da diversi anni che lavoro in uno studio di animazione e avevamo realizzato film che erano più vicini alla commedia. Invece Remi, in questa lavorazione, mi ha insegnato a destreggiarmi tra toni diversi, dal dramma all’umorismo. Io credo che i bambini sia molto curiosi e che a volte gli faccia piacere avere paura, guardando un film d’avventura. Spero solo che non ci siamo spinti un po’ troppo oltre, visto che i temi sono un po’ duri.

RB. È per questo che alla fine abbiamo resuscitato Hassan. (ride) La sua era una morte di troppo, così ci siamo inventati la sua guarigione e lo abbiamo anche fatto accasare con Bouboulina, la piratessa incontrata a Marsiglia. Comunque, poiché la storia è raccontata dal vecchio saggio, non si sa se sia la verità o se sia tutto inventato per non rattristare troppo i bambini che lo ascoltano.