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Maccio Capatonda presenta Omicidio all’Italiana

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In occasione dell’uscita del film Omicidio all’Italiana, Maccio Capatonda, Herbert Ballerina ed Enrico Venti hanno incontrato la stampa.

Da quanto tempo avete in mente di fare un film sui media?

Maccio Capatonda: In realtà, la critica al modo di fare in cronaca è un tema che avevo già affrontato in passato ma l’idea di farci un film mi è venuta circa un anno fa. Inizialmente, mi sarebbe piaciuto girare una pellicola esclusivamente comica poi però, anche facendo ricerche soprattutto sul turismo dell’orrore e sull’Isola del Giglio, mi sono reso conto che un film satirico avrebbe reso meglio la mia idea. Lui [Herbert Ballerina, ndr] non è d’accordo.

Herbert Ballerina: No, non sono d’accordo. Io voglio fare Lino Banfi, Pozzetto…però oramai pare che un film non possa funzionare senza satira. No, dai scherzo. Alla fine meglio avere una struttura forte con un soggetto forte che fa anche ridere. Adesso, è questo che vuole la gente. Altrimenti va a vedere il cinema americano.

Avete fatto un film tragico. Non nel senso che non fa ridere ma nel senso che riprende come siamo: la tragedia è che è tutto vero. Questo film ci fa riflettere su come noi siamo.

M.C.: Sì, infatti è un po’ così. Però la cosa strana è che noi ridiamo di come siamo e per quanto mi riguarda, è stato difficile fare un film comico perché sull’argomento si sarebbe potuto girare anche un film esclusivamente drammatico, volendo. Però ormai la satira c’è più nei film comici che in quelli drammatici. È un po’ un affresco della realtà ma non vuole dare nessun messaggio in particolare, a parte quello di cercare di tornare un po’ alle origini e capire bene quali siano i veri valori.

Maccio Capatonda
foto di Fabio Angeloni alla premiere romana

Il personaggio di Daniela Spruzzone si ispira chiaramente alla Bruzzone e alla Sciarelli. Chi pensate si arrabbierà di più?

M.C.: Secondo me, non si arrabbierà nessuno perché alla fine tutti i personaggi che fanno questo lavoro in televisione sono abbastanza consapevoli di quello che fanno. Sanno che stanno facendo anche un po’ spettacolo e quindi nessuno si arrabbierà. Magari ci rideranno sopra. A me non è mai capitato che qualcuno si sia arrabbiato per qualcosa che ho fatto ma ben venga, almeno ne parlano.

Enrico Venti: Ma poi la critica non è a loro. Loro fanno quel tipo di spettacolo perché tantissimi guardano questo tipo di programma. Non volevamo prendere di mira soltanto i media ma anche gli spettatori che a loro volta vivono queste storie come se fossero delle fiction.

Qual è il paese in cui avete girato e perché avete scelto proprio quello?

H.B.: New York. Abbiamo ricostruito tutto lì [ride].

M.C.: Il paese esatto è Corvara, in provincia di Pescara e ha 6 abitanti. L’abbiamo conosciuto perché me l’ha consigliato mia madre poi abbiam fatto delle ricerche con il locatin manager in Abruzzo, Lazio e Molise ma alla fine ci siamo resi conto che solo Corvara si avvicinava davvero alla storia. Volevamo proprio dare l’impressione che si trattasse di un paese sperduto e diroccato. Poi era molto scomodo e questa scomodità era evidente anche dal punto di vista produttivo.

E.V.: È stato il primo paese che abbiamo visto e mi ricordo di aver detto “Ok, è molto bello ma adesso andiamo a cercarne uno dove possiamo realmente girare il film. E quando l’ha visto lui [Maccio Capatonda, ndr] per la prima volta se ne è proprio innamorato.

H.B.: Il mio primo commento invece è stato “Me ne voglio andare”. Me ne volevo andare perché mi ha proprio colpito la tristezza più assoluta. Sarei voluto andare in un posto dove ci sono i beni di lusso, tipo Campobasso [ride].

Sono tanti anni che collaborate insieme: come trovate ancora lo stimolo?

H.B.: Lo stimolo è sempre quello del lavoro. Ci piace così tanto fare questo genere di lavoro che poi alla fine lo stimolo lo trovi. Però è un po’ un cane che si morde la coda perché è bello fare tantissime cose però poi quando fai tantissime cose stai sempre a casa e non sai dove trovare nuove idee. Quindi ci vorrebbe un periodo di magra, che noi purtroppo non abbiamo.

M.C.: Anche io lo trovo dall’amore per questo lavoro ma anche e soprattutto dal linguaggio dei media e da ciò che mi circonda a livello mediatico.

Considerando i vostri ruoli sia davanti sia dietro la telecamera, in che ruolo vi siete divertiti di più? E in generale, chi si è divertito di più durante le riprese?

M.C.: Io mi diverto ma soffro anche tantissimo facendo avanti e indietro. Secondo me i vecchietti che abbiamo scelto come comparse si sono ammazzati dalle risate. C’era un signore di 95 anni che per arrivare sul set ci metteva un’oretta dal camper. Credo che per loro sia stata un’esperienza grandiosa e spero di vederli all’anteprima che faremo a Chieti. Erano davvero spumeggianti e hanno dato tanto al film.

Com’è caduta la scelta su Sabrina Ferilli?

M.C.: Sabrina Ferilli era la mia prima scelta. Quando ho scritto il ruolo avevo subito pensato a lei ma non avrei mai creduto che accettasse. Invece lei mi conosceva un po’ e quando ha letto la sceneggiatura se n’è innamorata e ha accettato. Poi ci siamo visti, abbiamo parlato del ruolo e io ho cercato di renderla più normale, più verosimile possibile: non volevo che esagerasse con la recitazione perché più il suo personaggio è autentico, più fa orrore. Comunque devo davvero ringraziare tutto il cast. A differenza del film precedente, una delle forze di questo film è la presenza di attori veri e bravissimi, anche in ruoli minori come ad esempio quello di Fabiola Normale, interpretata da Antonia Truppo. Quello è un ruolo abbastanza piccolo ma la sua presenza gli dà una forza notevole.

foto di Fabio Angeloni alla premiere romana

Un’ultima domanda, qual è la vostra scena preferita per ironia e contenuti?

H.B.: La mia scena preferita è forse quando mi sto tagliando i peli e San Ceppato non me lo permette. Ho odiato quei peli dal primo giorno e quindi almeno da quel giorno ne avevo solo metà. Poi mi è piaciuta molto la scena della capra in cui dico che non ci sono donne al paese. A livello di contenuti, non so perché io faccio solo ironia e i contenuti li lascio a lui [Maccio Capatonda, ndr].

E.V.: A me è piaciuta tantissimo la scena della Ferilli nel camper con Fiutozzi. Sia per come ha recitato sia per il contenuto perché dice una cosa verissima e cioè che la verità è ormai relegata solo alla sfera personale e quando qualcosa arriva in tv diventa automaticamente finta. A livello di risate, non riesco davvero a scegliere perché Herbert mi fa ridere ogni volta che apre bocca.

M.C.: Io davvero non so. Volevo anch’io dire la scena della Ferilli ma l’ha già detta lui. Anche se mi è piaciuta molto quella dell’agenzia di viaggi, in cui vengono proposte alcune mete turistiche. La cosa assurda è che ho scoperto che esisteva veramente un operatore turistico ad Avetrana che portava le persone al pozzo dove è stata ritrovata Sarah Scazzi. Quando ho scritto quella scena io pensavo di star esagerando, invece scopro puntualmente che la realtà supera sempre la fantasia.