Marina film In occasione della sua imminente uscita nelle sale cinematografiche italiane, il fiammingo Stijn Coninx, regista già candidato all’oscar nel 1993 con Padre Daens, ha presentato stamattina presso la Casa del cinema di Roma Marina, film che in madrepatria ha superato i 500.000 spettatori ed ha ottenuto il Platina Award ed il Diamond Award. Il film che è entrato a far parte dei 10 film fiamminghi più visti di tutti i tempi, narra la vicenda umana ed artistica di Rocco Granata, figlio di immigrati calabresi ed autore della celeberrima hit degli anni sessanta Marina, Marina.

 

In sala insieme allo stesso Rocco Granata, al regista ed ai produttori sono presenti tra gli attori principali Luigi LoCascioed il giovane Matteo Simoni, che nel film interpretano rispettivamente Salvatore, il padre di Rocco, e Rocco da giovane.

Rocco Granata prende subito parte alla conferenza stampa facendo una dedica molto significativa:

“Voglio dedicare questo film a tutti gli emigranti italiani che sono nel mondo.Ovunque vado in tourneè mi riservano un’accoglienza calorosa : non a caso sono chiamato il cantante degli emigranti!”

Viene poi chiesto a Luigi LoCascio come abbia costruito il personaggio di Salvatore, un personaggio molto duro, una sorta di padre padrone che si frappone tra Rocco ed il suo sogno di diventare un musicista. Questa volta è come se LoCascio si trovasse dall’altra parte della barricata dal momento che la maggiorparte dei ruoli da lui interpretati finroa, rimandano di più alla tipologia del figlio ribelle :

“Io non ho letto il personaggio di Salvatore come un personaggio del tutto negativo. L’ho più visto ed interpretato come un carattere autoritario ma non per cattiveria. Lui pensa di agire per il bene del figlio anche se in realtà fraintende i reali bisogni di questo ragazzo. Alla fine, infatti, si riscatta ammettendo di aver sbagliato per quanto riguarda il talento di Rocco. Credo che Marina sia un film importante soprattutto per l’affresco storico che realizza dipingendo le dure condizioni in cui vivevano i minatori italiani in Belgio. Spero possa far riflettere anche gli italiani di oggi che spesso si pongono con gli stessi pregiudizi riguardo chi viene in Italia in cerca di una vita migliore.”

Quindi interviene il regista parlando della genesi del film:

“E’ stato Rocco a cercarmi all’inizio del 2007. La sua famosissima canzone Marina stava per compiere cinquant’anni e lui voleva festeggiarla in qualche modo; era indeciso, però, se scrivere un libro o utilizzare il mezzo cinematografico per raccontare la sua storia.

MarinaAlla fine ci siamo resi conto che il racconto di Rocco si prestava di più al cinema ed abbiamo iniziato a lavorare a questo film. Quello che mi ha più affascinato del racconto di Rocco, è stato il suo essere un racconto universale.

All’inizio della storia lui è un bambino felice che si ritrova da un momento all’altro nella brutta condizione di essere uno straniero e quindi di perdere la sua identità e doversene costruire una nuova cercando di integrarsi in un ambiente diverso che spesso lo respinge. Poi c’è lo scontro con il genitore che è il secondo grande tema portante del film.

A questo punto ci voleva una storia d’amore anche per dare una spiegazione al titolo della canzone!”

Viene chiesto a Rocco Granata di svelare chi si nasconda dietro il nome Marina e se la storia d’amore raccontata nel film sia davvero accaduta :

“Quando sono arrivato in Belgio avevo circa dodici anni e guardavo molte ragazzine del quartiere dove ero andato ad abitare. Ce ne era una che mi piaceva particolarmente ed era la figlia di un negoziante del quartiere. Comunque la cosa è finita lì. Ho avuto molte storie in quel periodo ma niente di serio : ero molto concentrato sul mio lavoro e focalizzato sul sogno di diventare musicista. Marina è nata per caso da un’improvvisazione che stavo facendo alla fine di una serata in un locale. Stavo strimpellando quel motivetto quando ho visto una ragazza mora che stava parlando con un’amica sotto il manifesto pubblicitario di una marca di sigarette che si chiamavo Marina…”