Tutti i protagonisti di Missione di pace sono intervenuti ieri mattina alla Casa del Cinema per l’anteprima stampa di Missione di pace, opera prima del regista toscano Francesco Lagi. Insieme al regista e ai produttori, erano presenti anche i protagonisti del film, Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Francesco Brandi, gli sceneggiatori, Marco Pettenello e Filippo Gravina, la produttrice Donatella Botti e la responsabile per Rai Cinema, Caterina D’Amico.

Maurizio d’Arienzo in veste di moderatore rompe il ghiaccio chiedendo al regista come sia riuscito a trovare il giusto equilibrio tra ironia e serietà, trattandosi di un film dalle tematiche importanti. “Il nostro scopo principale – ha dichiarato Lagi –  è stato quello di utilizzare delle tematiche indubbiamente contraddittorie senza alcuna volontà di proporre delle risposte ma con il semplice intento di far sorridere. Per questo motivo non abbiamo cercato nessun rapporto diretto con l’esercito. Stavamo costruendo un percorso fantastico e ci è sembrato più giusto affidarci completamente alla nostra inventiva”.

A Silvio Orlando, che in passato ha già rivestito i ruoli del militare nella pellicola “El Alamein” diretta da Enzo Monteleone, è stato chiesto come si è ritrovato a lavorare in un progetto così giovane e inusuale. “Non credo di aver mai apertamente accettato di fare questo film. In realtà la storia è stata pensata e progettata sul rapporto personale e famigliare con Francesco Brandi che, nonostante sullo schermo si cimenti nella parte di un figlio pacifista e contestatore, nella vita reale è mio nipote. Da parte mia non ho dato alcun segno d’incoraggiamento ma non mi sono nemmeno opposto apertamente, così, dopo quattro anni di scrittura, mi sono ritrovato sul set con indosso una divisa. Oggi, dopo aver partecipato a questo progetto e aver visto il modo in cui è stato accolto al Festival di Venezia soprattutto dal pubblico più giovane, posso dire con tutta onestà che ci troviamo di fronte ad una svolta, all’avvento di una nuova generazione di artisti che meriterebbe maggior rispetto da parte nostra”.

Francesco Brandi, in questo film in uno dei suoi primi ruoli da protagonista, ha spiegato come è stato costruito il rapporto tra l’autoritario Capitano Vinciguerra e il figlio Giacomo, pacifista fin troppo facinoroso: “Il confronto simpaticamente conflittuale che si esprime spesso tra me e Silvio ha colpito non poco l’immaginazione degli sceneggiatori. Poi, per quanto riguarda il lavoro sul set, credo di non essermi mai sentito tanto a mio agio. Lavorare con un attore come mio zio rende le cose incredibilmente facili anche e soprattutto per degli attori che, come me, non sono bravi quanto lui”.

Nei panni insoliti della soldatessa Maria Pettariello ritroviamo Alba Rohrwacher che ha raccontato così la sua partecipazione al film: Questo film ha avuto la capacità di riunire persone che, in un modo o nell’altro, hanno condiviso un lungo e intenso percorso di formazione. Con Francesco ci conosciamo dagli anni del Centro Sperimentale, così come con gli sceneggiatori e alcuni macchinisti. In questo modo abbiamo realizzato il più grande dei sogni che avevamo da studenti, ossia quello di ritrovarci tutti insieme in un progetto vero, fuori dagli esercizi accademici”.

Lagi ha terminato la conferenza affermando che: “Non era nostra intenzione realizzare una parodia o della satira. Piuttosto il nostro scopo era quello di realizzare un film dei sentimenti. Indubbiamente ci siamo posti molte domande su come utilizzare un linguaggio leggero per evidenziare due elementi su cui l’opinione pubblica è tanto sensibile. Credo, però, che nessuno si sentirà offeso dalla nostra storia visto che, al di sopra, dell’ironia è stato progettato un universo fatto di storie, vite e personaggi”.