La conferenza stampa di presentazione di Vacanze di Natale a Cortina, che vede di nuovo insieme per il film natalizio Neri Parenti, come regista e sceneggiatore, e i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina, in veste di sceneggiatori (non accadeva dal ‘95), si è svolta stamattina (mercoledì 14 dicembre 2011) all’Hotel St. Regis di Roma, in due tranche. A rispondere alle domande del primo gruppo di giornalisti sono presenti: Neri Parenti, gli attori, Christian De Sica, Sabrina Ferilli, Ivano Marescotti, Dario Bandiera, Ricky Memphis, Valeria Graci, Giuseppe Giacobazzi, Katia Follesa, Olga Kent, la Filmauro  che produce la pellicola, rappresentata da Luigi De Laurentiis. Assenti invece i fratelli Vanzina, che entrano in sala solo quando la conferenza per il primo gruppo è terminata. Spiace, perché anche noi che ne facevamo parte avremmo voluto sentire cos’avevano da raccontarci di questa “reunion” per il ritorno a Cortina.

Come mai così tanto tempo per un ritorno a Cortina?

Neri Parenti: “Si è scelto di tornare a Cortina perché ci è sembrato che da troppi anni si sceglievano mete esotiche e si era persa un po’ l’italianità del film, in quanto si affrontavano sempre realtà estere (…). Quindi ci è sembrato giusto quest’anno ritornare alla tradizione, al Natale, con la possibilità di inserire molti altri attori, di portare sullo schermo non solo una generazione di ricchi e sfaccendati giramondo, ma anche di persone di tutti i giorni. Nel film ci sono edicolanti, autisti, persone della porta accanto. Questo ha consentito di avere un approccio alla realtà maggiore rispetto agli altri film e di parlare di storie che ci accomunano di più.”

Luigi De Laurentiis: “Negli ultimi anni sicuramente le location esotiche erano piaciute, però avevamo proprio sentito dal pubblico negli ultimi due, tre anni, che nei nostri film mancava un po’ del feeling natalizio. Quindi una location come Cortina ci permetteva di divertirci sulla neve e di dare un senso natalizio ancora più forte al pubblico, che adora vedere questi film proprio perché si passa un’ora e cinquanta con le feste, i regali, il capodanno: tutto ciò che negli ultimi anni forse era un po’ mancato, proprio perché ci eravamo spostati in location esotiche e sulla commedia avventurosa (…). Forse siamo tornati a ciò che il pubblico voleva e che ha voluto vedere negli ultimi ventott’anni. È anche divertente vedere l’italiano che viaggia in Italia (…): non solo gente facoltosa, ricca, (…) in location di lusso, ma gente del popolo (…).”

Come mai proprio quest’anno un ritorno ai Vanzina?

L. D. L.: “Abbiamo deciso di tornare sul filone di Vacanze di Natale e loro erano stati i primi ad andare a Cortina: la conoscono come le loro tasche. Abbiamo pensato che per ritornare “sul luogo del delitto” era importante avere anche loro, che con Neri Parenti hanno creato un team molto affiatato. Sicuramente quest’anno c’è stato un cambiamento nel meccanismo del racconto delle storie. È sempre stato molto importante per noi e Neri Parenti, nelle prime riunioni di sceneggiatura, trovare quei meccanismi narrativi che possono in poche parole raccontare al pubblico la trama del film. (…) Grazie anche ai Vanzina, quest’anno abbiamo riportato l’italianità, l’attualità nei nostri film, che comunque hanno sempre raccontato un po’ le mode e la società. È stato un bellissimo binomio di grande comicità, grande commedia e di racconti.”

N. P.: “Sono stato aiuto regista di Steno, (…) con Enrico (Vanzina ndr) abbiamo scritto una decina di sceneggiature insieme, quindi è stato molto piacevole ritrovarsi dopo qualche anno a lavorare di nuovo insieme.”

Avete potuto usare di più i dialetti, con quest’Italia che si contrappone tra nord e sud, anche con un lieve retrogusto di polemica…

N.P.: “Prima, quando parlavo di italianità, intendevo anche questo: si è potuta fare una scelta geografica, in qualche maniera. In questo film si usa un dialetto leggero, devo dire, non è mai il dialetto pesante, però si sentono gli accenti: il romagnolo, il milanese, il bergamasco, il siciliano, il russo, il romano, ce ne sono parecchi.”

Fanno anche un “cinepanettone” hollywoodiano: Capodanno a New York, questa riproposizione del modello vi diverte, ci avete pensato?

N P: “Se si sono ispirati a noi ci onora: Garry Marshall.” E scherza: “Faremo noi Pretty Woman…” “ (…) Un “cinepanettone” americano come si può chiamare? Un “cinepancake”.

L. D. L.: “La cosa divertente è che in questi ventotto anni di successi gli americani ci hanno comunque studiato, perché quando escono gli incassi su Variety in America, ogni anno a Dicembre i nostri film sono sempre ai primi posti. A un certo punto, gli americani hanno cominciato a chiedersi  come mai questo successo e ci hanno anche avvicinato più volte per fare dei remake in America, così anche i francesi e altri”.   

Com’è cambiato il modo di rappresentare gli italiani, di fare commedia, dal primo Vacanze di Natale ad oggi? C’è la voglia da parte degli italiani di un ritorno alla comicità più genuina?

N. P.: “Credo che la comicità sia cambiata solo di ritmo. Quelli che cambiano sono gli interpreti. Soprattutto  perché per la maggior parte vengono dalle esperienze cabarettistiche, quindi portano un bagaglio personale all’interno del film e della comicità, che è molto più importante rispetto agli attori di una volta, (…) che facevano accademia. Questa penso sia (…) la maggiore novità (vedi anche i recenti successi).”

Cosa intende per cambio di ritmo, ce lo può spiegare meglio?

N. P.: “C’è una tecnica di scrittura molto diversa che è stata presa anche dal serial americano o da alcuni film di genere: (…) si  entra a metà delle scene, si immagina quello che è successo prima, i percorsi sono abbreviati, (…) ad esempio, per andare da una camera all’altra basta aprire due porte e non far tutto il corridoio. Ci siamo adeguati cinematograficamente allo zapping televisivo. Lo spettatore ogni 10-15 secondi deve avere un cambio d’inquadratura, di situazione, qualcosa che lo porta un po’ più avanti. Mentre prima era tutto  (…) più diluito. Se vede un film di vent’anni fa e uno di oggi si accorgerà subito della differenza”.

A Christian De Sica, circa un anno fa usciva The Tourist, film internazionale cui ha partecipato, con star internazionali come Johnny Depp. Crede che si potrà ripetere in futuro qualcosa del genere, con lui o con altri attori a livello internazionale?

Christian De Sica: “L’anno scorso ho fatto quella piccola partecipazione in The Tourist con Johnny Depp, ma soprattutto ho conosciuto un grande regista che è Florian Henckel Von Donnersmark, che mi ha promesso di chiamarmi ancora a fare un film con lui in Germania, quindi sto aspettando di tornare a lavorare con lui. Sono orgoglioso di aver fatto quella partecipazione, come di aver fatto quella con Pupi Avati l’anno scorso. Ora ho cominciato un’altra cosa con Pupi Avati per la Rai e lo devo soprattutto alla notorietà che mi ha dato il film di Natale. È chiaro che io sono conosciuto per questo perché è la cosa più popolare, però grazie al film di Natale, alla notorietà (…), ho potuto scrivere un libro per Mondadori, ho cantato George Gershwin in teatro, ho fatto televisione, ho fatto Pupi Avati, quindi sono contento. Negli ultimi anni, nei “Natali a …” ci eravamo buttati più sulle gag meccaniche (…). Invece quest’anno Sabrina Ferilli e io abbiamo proprio un episodio da commedia. Con le dovute distanze da Monica Vitti e Alberto Sordi, ma era quel ballare lì, basato molto sulla parola. Mi ha fatto molto piacere che Neri Parenti, Carlo ed Enrico Vanzina siano tornati a farci fare una cosa del genere, perché insomma … ci mancava!”.

Alle interpreti femminili, secondo voi cosa è cambiato nei ruoli femminili in questa commedia?

N. P. “In questo film, rispetto a tutti gli altri, i ruoli femminili sono molto importanti. Credo che questo film, forse per la prima volta, piacerà anche molto alle donne, perché sono trattate in maniera diversa rispetto al passato”.

Valeria Graci: “Sono onorata di essere in questo film perché c’è un grande cast di attori, non ci sono personaggi che fanno gli attori, ma grandi attori (…).” E prosegue con ironia: “Purtroppo sono la moglie di Ricky Memphis … e nella coppia ovviamente valgo molto più io di lui”.

Sabrina Ferilli: “E’ il quarto anno che mi ritrovo con Christian, sono molto felice di questa collaborazione. (…) Per un’attrice, soprattutto nell’ambito della commedia (…), lavorare con Christian è un’aspirazione. Se prima era lui che mi faceva penare per una serie di distrazioni coniugali, quest’anno lo tradirò io. (…) Comunque il mio personaggio è una donna innamorata, molto attaccata alla sua famiglia. Per un equivoco, Christian/Roberto crederà che io lo tradisca. In un certo senso per riscattarmi di tutto quello che ho passato negli anni precedenti (…), gli farò credere che questo sia vero. Ciò ci ha dato la possibilità di  trovare una chiave interpretativa completamente diversa. Anche il nostro rapporto è completamente diverso da quello dei film precedenti.”

Katia Follesa: “La comicità è sempre stata più maschile che femminile, ma negli ultimi anni in realtà, molte donne sono approdate alla comicità, alla commedia. In questo film c’è l’esempio mio, di Valeria e anche di Olga (…) Credo che ci sia ora una buona percentuale di donne che fanno la commedia. (…)Ed è bello che ci siano attori comici uomini, ma anche altrettante donne”.

Per Memphis e Bandiera, questa prima esperienza nel film di Natale com’è stata? Vi siete divertiti?

Ricky Memphis: “Mi sono divertito tantissimo, esperienza nuovissima a livello professionale, a livello umano: guarda che popò de umanità e che popò de professionisti che c’ho vicino, quindi è stata un’esperienza straordinaria”.

Dario Bandiera: “Mi sono divertito, chiaramente. Il film di Natale rientra nella cultura italiana, cioè, se uno fa l’attore comico, dal film di Natale ci deve passare (…)”

Alla fine del film si dice: “morto un papi se ne fa un altro”, oltre alla battuta c’è una sorta di preoccupazione politica sottostante, o no?

C. D. S.: “No, (…) sarebbe stato (…) sciacallaggio. All’inizio del film dico: “basta con le scappatelle, sono un uomo che ha quasi sessant’anni e la mia amante ne ha 29 e in ufficio mi chiamano papi, non è carino, basta, l’unica donna della mia vita sarà mia moglie”. Così, alla fine del film, vedo la mia amante che si fidanza con un magnate russo e dico: “morto un papi se ne fa un altro”. Insomma, la musica è sempre la stessa”.

N. P.: “E’ riferito alla sceneggiatura”

C. D. S.: “Poi se calza pure col periodo storico …”

A Neri Parenti, quali sono stati i vostri riferimenti cinematografici, visto che nel film a voler trovare riferimenti cinefili ce ne sono?

NP: “Diciamo che (…) tutti e tre  facciamo questo mestiere da quasi quarant’anni, quindi eravamo un po’ noi stessi la nostra memoria storica. (…) Capita spesso che persone che hanno scritto credo un centinaio di sceneggiature, ogni tanto anche senza volere si ripetano, in senso buono: c’è un minimo d’ispirazione  di una cosa  già fatta e che ha funzionato. Sicuramente questo è un terzetto che ha già lavorato insieme. (…)Ci siamo ritrovati, come dei vecchi amici che tornano a lavorare insieme dopo 10 anni, probabilmente pescando un po’ anche senza accorgersene nel repertorio”.

A Ivano Marescotti, lei nel film è il rappresentante di una certa classe politica o di un certo modo di fare politica, come si è trovato in questa veste?

Ivano Marescotti: “Sarebbe stato facile infierire. Naturalmente non è stato il nostro caso. Abbiamo anche girato delle scene dove infierivamo parecchio, ma nel frattempo è successo qualcosa di straordinario: è caduto il governo, se n’è fatto un altro, e certe cose non erano più attuali, per cui abbiamo evitato d’infierire sulla classe politica. Anche se (…) questo personaggio (…) non è certo brillante, diciamo così. È uno che cerca di mantenere (…) “il culo attaccato alla sedia”, mentre lo minacciano di  schiodarlo (…). È un personaggio che ho voluto fare perché è nella tradizione. Io non sono un attore comico, faccio anche le parti comiche, questo è sicuro. In genere mi fanno fare il “cattivone”, carogna, eccetera (…). Però in questo caso, il personaggio è almeno una simpatica canaglia, sto degenerando dal “cattivismo” al buonismo”.

Nell’episodio con De Sica mi sembra vi siate rifatti in fase di sceneggiatura a pellicole come Adulterio all’italiana o L’orribile verità, trasformando anche Christian De Sica in una sorta di Cary Grant nostrano. Era voluto?

N. P.: “Era volutissimo, ci siamo ispirati a Noël Coward a dire la verità, però quest’è una commedia sentimentale sicuramente. Fino a qualche anno fa chiamavo Christian “Cary Grant volgare” poi ho smesso. Lo dicevo perché aveva la stessa eleganza, come Caccia al ladro, e poi quando inciampava tirava ‘na parolaccia…”

I film di Natale italiani quest’anno sono due, il vostro e quello di Pieraccioni, che quest’anno è stato buonissimo, il più buono dell’universo. Voi continuate anche un po’ a graffiare, però forse vi state leggermente ingentilendo. Mi chiedevo, questa commedia italiana natalizia dev’essere per forza così buona? Vi sentite buoni o ancora un po’ cattivi?

N. P.: “Per quel che mi riguarda, faccio finta di essere buono. (…) Noi tutti gli anni facciamo un film, quindi per noi  è più difficile. Se come l’anno scorso tu senti uno “scricchiolio”, pensi che bisogna cambiare, e questo è stato fatto nella direzione che tu hai esposto”.

C. D. S: “Io sono buono veramente anche nella vita. (…) Trovi che siamo molto buoni in questo film? Penso che sia Neri che io (Neri ha fatto anche i film con Villaggio) siamo accomunati da un senso dell’umorismo un po’ cinico. Anche perché siamo tutti figli di Benvenuti e De Bernardi, (…) lui poi è toscano. Inoltre, fa più ridere il demonio di San Francesco, è più facile far ridere prendendo per i fondelli dei personaggi, come quelli che interpreto: ho sempre interpretato misogini, (…) prepotenti, maleducati, ricchi. Poi, grazie a Dio, sono riuscito a far diventare simpatici dei mascalzoni, un po’ seguendo la scuola del grande Alberto Sordi (…)”.

A Christian, dopo tanti film comici hai voglia di affrontare un ruolo drammatico, hai dei progetti?

C. D. S.: “Questo è il sogno di tutti quelli che fanno i comici: ogni tanto mi capita e lo faccio volentieri. Adesso sto lavorando a un progetto che ho cominciato ieri con Pupi Avati, una fiction che si chiama: Un matrimonio, dove faccio il suocero di Micaela Ramazzotti. Un ruolo sì brillante, ma il personaggio muore (…) Domani mattina ho una scena dentro una bara, quindi mi sono fatto portare pure un corno. Poi sto cercando da tanti anni di realizzare il mio film sulla storia d’amore di mio padre e mia madre: La porta del cielo. Forse ci siamo arrivati, (…). Quello è un film chiaramente non comico, mi auguro di poterlo fare. … Mi auguro anche che un giorno Neri Parenti mi chiami a fare Indiana Jones: mi piacerebbe molto, un film d’avventura, sono anche molto più giovane di Harrison Ford”.