Paolo Virzì ha presentato in concorso alla 74° Mostra d’Arte cinematografica di Venezia il suo nuovo film The Leisure Keeper che uscirà in Italia il 25 gennaio con il titolo Ella e Jonh. Lo abbiamo incontrato e ascoltato raccontare particolari su questo progetto interamente girato negli USA, in lingua inglese e con due grandissimi attori: Helen Mirren e Donald Sutherland.

 

Virzì inizia confessando la sua grande emozione nel trovarsi oggi a Venezia con il suo film americano in concorso. Dice di essere molto più emozionato oggi, rispetto a vent’anni fa, quando presentò al Lido Ovosodo, e di aver passato una notte insonne, sentendosi piccolo, fragile e disperato.

Poi parla dei suoi due protagonisti e della paura che naturalmente aveva nell’affrontare una grossa produzione americana. Sparò due autorevoli nomi, quasi nella speranza di usare la loro rinuncia come scusa per ritirarsi (sorride sornione), ma poi si trovò costretto ad accettare quando Donald Sutherland e Helen Mirren si dimostrarono ben felici di salire a bordo. Lui con entusiasmo e senza timori, lei invece volle qualche rassicurazione in più e chiese di vedere i suoi film precedenti. Ma poi si aprì completamente affidandosi alla sua guida e dimostrando grande entusiasmo e affiatamento. Erano comunque i due attori ideali che aveva immaginato fin dall’inizio e lavorare con loro ha permesso di costruire la coppia di anziani coniugi esattamente come avrebbe voluto.

Per Helen Mirren Virzì confessa che ha sempre provato ammirazione e devozione e racconta di essersi trovato felice come un bambino quando insieme a lei oggi ha incontrato Stephen Frears, scattando ai due una fotografia ricordo. Di Donald Sutherland aveva scolpita nella mente la sua immagine come professore in Animal House e immaginava quell’insegnante in vecchiaia, un uomo che ha studiato una vita e finito intrappolato nelle pagine di letteratura che ha sempre studiato e amato.

Venezia 74: The Leisure Seeker recensione del film di Paolo Virzì

Dice di nutrire simpatia di tutti quei cineasti vagabondi che girano film su strada e lui si sente un po’ uno di loro, ma chiede di cercare da soli il vero Virzì, perché quando un film è finito e proiettato non è giusto spiegare troppo, ma è bello sentire o leggere quello che ognuno trova.

Quello che lui ha fatto per approcciarsi meglio al progetto è stato tradire alcuni elementi troppo americani che erano presenti nel romanzo omonimo da cui è tratto il film, come il viaggio verso Disneyland o la Route 666, lui voleva dare l’idea di luoghi che potessero per assurdo somigliare alla sua maremma o alle coste toscane. Non voleva assolutamente cadere nei cliché. Tutta sua l’aggiunta dell’ossessione per la gelosie e il tradimento, un sentimento tipicamente italiano. Parlandone con i due attori gli ha mostrato anche dei capolavori della cinema italiano, imperniati su questo tema. In particolare ha fatto vedere a Helen Mirren alcune interpretazioni di Monica Vitti. Ernest Hemingway non è tra i suoi scrittori prediletti, nonostante chiaramente nutra per lui una grande ammirazione, ma per esigenze di storia la scelta è stata quasi obbligata, visto che il viaggio conduce alla sua casa, ormai trasformata in attrazione turistica.

Alla domanda se preferisce mutande o boxer, una delle battute contenute nel film, alla quale Sutherland risponde di preferire le mutande per avere più controllo, lui risponde che per tutta la lavorazione ha sempre indossato slip. Questo gli ha permesso di controllare meglio gli attori. Ma dice anche che, scherzi a parte, la fiducia era reciproca e che da subito si è sentito tranquillo. Dopo ogni “azione” si sedeva e si godeva lo show, molte volte senza dare lo “stop”,  lasciandoli liberi di improvvisare. Virzì dice di amare il regista invisibile, non invadente e fa di tutto per esserlo. Quello che ha cercato è stato di dare più importanza ai silenzi, ha voluto imprimere alla narrazione un passo lento, languido, delicato, come quello di alcune ballad di Janis Joplin o di David Crosby.

Quando gli viene detto che in questo film si sente meno cinismo e una vena assai più romantica, inteso anche come grande miglioramento, Virzì si sente lusingato e ribatte che è la normale conseguenza della vita, delle ferite personali, del riflettere sulla vita e sulla morte. In poche parole forse è l’affacciarsi della maturità.

Infine ha annunciato che per il momento non prevede altri progetti oltreoceano, ma che in futuro si vedrà. Per ora sta per iniziare la lavorazione di un nuovo film a Roma.