Felice Farina presenta a Roma il suo Patria – ispirato all’omonimo libro di Enrico Deaglio – che tra attualità e repertorio ripercorre trent’anni della nostra storia. Accanto a lui gli interpreti Francesco Pannofino e Carlo Gabardini, la montatrice Esmeralda Calabria e Valerio Faggioni per le musiche. Il film, prodotto da Farina e distribuito da Istituto Luce-Cinecittà, sarà in sala dal 26 febbraio in 20 copie.

 
 

Quanto questo film è un’opera collettiva e come nasce?

Felice Farina: “Siamo partiti dal libro, nel 2007-2008, quando c’era forte preoccupazione sulle garanzie democratiche in questo paese. La sfida della sintesi era quasi folle. Ci siamo riusciti grazie a Esmeralda Calabria, che ha costruito la struttura emotiva del lavoro col montaggio. Con Pannofino, Gabardini e Citran ho lavorato benissimo. Il problema centrale dell’Italia è la questione morale irrisolta (anche se dicendolo si può apparire giustizialisti, o nostalgici di Berlinguer). Di contro, abbiamo una forte capacità del fare, che io stesso pratico, essendo un artigiano del cinema”.

Visione più ottimistica di quella di Enrico Deaglio, non presente, ma che in un suo messaggio parla di un’Italia “abbastanza irredimibile”; nel film, dice, “vedrete un’ Italia eterna ed eternamente disperata. Si guarda alla nostra memoria, a tutto quello che ci è successo intorno, senza che nessuno ci chiedesse il permesso”.

Esmeralda Calabria, com’è stato mettere insieme una materia così complessa?

Esmeralda Calabria: “Il più grosso problema è stato raccontare gli ultimi trent’anni dell’Italia. Ci siamo detti che oltre alla finzione, bisognava ragionare sul materiale di repertorio. La cosa più difficile è stata scegliere quali fatti fossero più importanti. Ma noi più che dei fatti, abbiamo cercato di raccontare un clima: il clima dell’incubo, onirico, di dormi-veglia e confusione. L’abbiamo creato per raccontare uno stato di sonnambulismo; il mio punto di vista è più poetico che storico.

Cosa possiamo dire ai quindicenni di oggi per interessarli al film?

Francesco Pannofino: “Sono convinto debba essere visto dai giovani nati dopo quei fatti, per capire dove sono nati. Nel film ci sono le brutture, ma anche l’amicizia e l’umanità, segnali di speranza importanti. È con quelle che possiamo salvarci”.

felice farina patria 2Un ulteriore filo lega Pannofino al film: la canzone che chiude il lavoro, Sequestro di stato.

Com’è nato questo pezzo, in cui è anche cantante?

P.: “Si riferisce al sequestro Moro. Sono passato a Via Fani pochi istanti prima della sparatoria, abitavo lì, erano gli anni dell’università. Sono scappato dalla parte opposta e poi tornato a vedere cos’era successo. Nel 2006 ho scritto questa canzone su quell’episodio. L’ho fatta sentire a Felice e lui l’ha inserita nel film”.

Non è la prima volta che interpreta un “utile matto”, come si è avvicinato al personaggio?

Carlo Gabardini: “Vi sono affezionatissimo. Lui non è né di destra, né di sinistra, impersona tutti quegli italiani che non hanno un filtro ideologico, ma possono solo conoscere i fatti per riuscire a sfangarla in questo paese”.