Red_KrokodilLa conferenza stampa per presentare il film Red Krokodil si è tenuta nella cornice della Casa Del Cinema, ed erano presenti il regista Domiziano Cristopharo e gli organizzatori della distribuzione indipendente. Il film è stato interamente filmato in HD, purtroppo però la sala non era attrezzata quindi non si poteva godere fino in fondo la splendida fotografia sgranata e sovraesposta curata dal regista stesso, che è anche scenografo, produttore e make-up artist  del film. L’opera è stata distribuita in 40/50 copie in tutta Italia tra circuito indipendente e tradizionale.

 

La prima domanda riguarda il titolo: a cosa si riferisce il coccodrillo rosso del titolo?

La Krokodil è una nuova droga sintetica proveniente dalla Russia, una nuova temibile minaccia che distrugge, letteralmente, chi la assume: una delle conseguenze dirette è, infatti, la necrosi della pelle e la successiva “decomposizione”, fino ad arrivare addirittura all’amputazione degli arti. Ma Red Krokodil è un riferimento anche ad altro: in un primo momento il film doveva essere in b/n, poi però si è deciso di virare per una assenza di colore…pur utilizzando una pellicola a colori. Nel progetto iniziale il peluche di un coccodrillo (che, per il protagonista, è l’unico ricordo che lo lega alla sua infanzia e gli ricorda di essere un uomo) doveva essere rosso o verde perché in entrambi i casi in b/n non si sarebbe notata la differenza. Il rosso del titolo è pure un riferimento alla Russia che fa da sfondo alla vicenda e da dove proviene questa orribile calamità chimica.

Per Cristopharo si tratta del suo nono film (tra i quali i pluripremiati House of Flesh Mannequins e The Museum of Wonders, presto in dvd) ed è lontano dalla tecnica registica degli altri film, più inclini alla ricerca di uno stile barocco, con una grande attenzione alla forma. Qui, invece, cambia rotta: l’essenzialità domina la scena, perché quello che ci mostra attraverso la “crudeltà” delle immagini e la loro sintesi estrema è il purgatorio- in una sua ideale trilogia dantesca- mentre il prossimo lavoro, del quale è stata presentata in anteprima una clip, Doll Syndrome è l’inferno… ovvero- citando Sartre- serve a dimostrare come noi siamo l’inferno per gli altri, e di conseguenza per noi stessi e per ognuno di noi.

A livello visivo non si può comunque parlare di impoverimento visivo ma di essenzialità, della ricerca degli elementi necessari ai fini diegetici, di una messinscena trattenuta.

Red KrokodilPer raccontare una storia del genere, in fondo non c’era bisogno di tanti orpelli.

Il film è una metafora: il Krokodil e i suoi effetti devastanti sulla pelle servono per raccontare la storia- intrisa di pessimismo cosmico, finale apocalittico incluso- di un marcire interiore, una lenta decomposizione dell’anima, un viaggio psichedelico sospeso tra realtà e allucinazione verso l’inesorabile distruzione.

Poi Cristopharo tesse le lodi del protagonista Brock Madson, modello e life coach americano, ex- tossico dipendente. Una scelta coraggiosa quella di entrambi, nel lanciarsi insieme in questo progetto girato in soli dieci giorni all’interno della casa del regista, riducendo al minimo le spese extra: i due hanno ripercorso anche un doloroso percorso personale, un passato che Madson ha vissuto sulla sua pelle ma che ha sicuramente arricchito l’esperienza del regista e ha dato tanto al film, non solo in termini di scene aggiunte e dettagli particolari, ma anche per il realismo crudo con il quale è trattata la storia del protagonista che non parla mai (tranne una battuta finale), relegando i pensieri, le riflessioni e i ricordi alla sua voce narrante che fa da leitmotiv durante l’intero film.

La pellicola è stata girata in Italia (interni) e negli Stati Uniti (gli esterni), pur essendo ambientata in Russia: realmente vediamo solo alcuni master shot iniziali di una città russa che è una delle più inquinate del mondo e i totali sul finale che immortalano l’inquietante sagoma post- atomica di Chernobyl, il cui tragico disastro viene evocato anche nel corso del film. La lingua utilizzata è l’inglese, perché ciò permette sicuramente un vantaggio distributivo non indifferente, che altrimenti andrebbe a penalizzare la pellicola impedendole di girare soprattutto all’estero, anche grazie alle vetrine promettenti dei festival internazionali (tipo il Festival di Nizza o il Courmayeur Noir Film Festival).

La sceneggiatura è del giovanissimo Francesco Scardone che, a soli 20 anni, ha scritto questo racconto inedito dal quale poi è stata ricavata la sceneggiatura del film, che ha preso corpo grazie all’esperienza umana, dolorosa, di Madson. Red Krokodil, oltre ad essere una grande metafora, è disseminata comunque di numerose citazioni al suo interno: dai segni mistici, tra apparizioni, auto flagellazioni, bibbie, icone russe di San Nicola, riferimenti al Cristo morto del Mantegna, mani di Fatima, occhi indagatori di Dio per poi passare attraverso Pasolini e infine quadri di Fussli che mostrano la forza dirompente, inquietante e pericolosa dell’incubo che turba le notti umane confondendo realtà e sogno in un continuo stato di vigile allucinazione.

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Ex bambina prodigio come Shirley Temple, col tempo si è guastata con la crescita e ha perso i boccoli biondi, sostituiti dall'immancabile pixie/ bob alternativo castano rossiccio. Ventiquattro anni, di cui una decina abbondanti passati a scrivere e ad imbrattare sudate carte. Collabora felicemente con Cinefilos.it dal 2011, facendo ciò che ama di più: parlare di cinema e assistere ai buffet delle anteprime. Passa senza sosta dal cinema, al teatro, alla narrativa. Logorroica, cinica ed ironica, continuerà a fare danni, almeno finché non si ritirerà su uno sperduto atollo della Florida a pescare aragoste, bere rum e fumare sigari come Hemingway, magari in compagnia di Michael Fassbender e Jake Gyllenhaal.