Sherlock Holmes: Gioco di Ombre
Joel Silver, Robert Downey jr., Guy Ritchie, Lionel Wigram a Roma per l'anteprima di Sherlock Holmes Gioco di ombre - Foto Aurore Leone

Si è tenuta stasera la premiere romana di Sherlock Holmes: Gioco di Ombre alla presenza del protagonista Robert Downey Jr., del regista Guy Ritchie e dei produttori Joel Silver e Lionel Wigram. Questa mattina però i quattro si sono generosamente offerti alla stampa e agli obbiettivi dei fotografi durante una conferenza stampa forse un po’ più sonnolenta di quanto non ci si aspettasse.

La prima cosa che balza all’occhio, in una generazione di appassionati di fumetti, è che questo investigatore privato è molto più simile ad un Batman che ad un gentiluomo dell’Inghilterra vittoriana. È Guy Ritchie a venirci in soccorso sottolineando che le storie di Conan Doyle sono piene di azione, come se fosse un James Bond dell’epoca ma in un contesto molto sofisticato e con intrecci intellettuali oltre che d’azione. “Poi io e Guy (Ritchie) – continua Robert Downey Jr. – abbiamo offerto un’ottica diversa sul personaggio. Infondo però Moriarty è venuto prima del Dottor No”.

Presente alla conferenza, come accennato, c’era anche Joel Silver, produttore quasi leggendario della serie di Arma Letale e delle trilogia di Matrix. “E’ stato Lionel (Wigram) a parlare per primo di una versione di Guy di Sherlock – ha detto Silver – Volevamo raccontare una storia vittoriana in modo fresco e contemporaneo. Le storie di Sherlock, poi, sono sempre state seriali, a partire dai romanzi originali: fra qualche anno, mi piacerebbe star qui a parlare di Sherlock 23, come adesso si parla di Bond 23!

E’ possibile che una delle forze del primo film, e di questo secondo capitolo, sia il fatto che al timone è stato messo un regista come Ritchie, proveniente dal cinema indipendente e quindi con una forte personalità?

Silver: “Io credo che molti di questi registi siano venuti da fuori del sistema, da produzioni indipendenti, per poi essere adottati dagli Studios e affrontare storie da blockbuster, ma sempre con uno stile originale. Mi piacerebbe produrre altre pellicole del genere, che vengono da registi indipendenti prestati alle grandi produzioni”.

Ritchie: “Ultimamente i film indipendenti si stanno “appassendo”, mentre la qualità dei film prodotti dagli Studios sta aumentando. Ritengo che questo matrimonio tra cinema indipendente e grande produzione sia un momento unico nella storia del cinema, e mi fa piacere farne parte.”

In Sherlock Holmes: Gioco di Ombre sembrano esserci molti riferimenti alla graphic novel The League of Extraordinary Gentlmen di Alan Moore. E’ un caso?

Robert Downey jr e Guy RitchieWigram: “Io sono un grande fan di quella graphic novel, e sono cresciuto con i film di James Bond, ma l’influenza, se c’è, è solo casuale. La graphic novel da me scritta, che ha dato origine al primo film, trae le sue immagini direttamente dalle storie di Doyle, e credo che tutti, sul set, abbiano condiviso quella visione.”

Ma Sherlock Holmes: Gioco di Ombre fa trasparire la grande verve comica di Robert Downey Jr., che confessa riguardo al personaggio: “Sul set, io, Guy e il resto della troupe discutevamo spesso, ma alla fine siamo riusciti a ottenere una sintesi: quello che il pubblico ha visto, è il risultato di un lavoro che ho fatto io, ma peril quale sono stato molto aiutato dal confronto continuo”.

Silver: “Anche la moglie di Robert, Susan Downey è stata fondamentale nel processo creativo. Tutti noi abbiamo cercato di rendere questo film speciale, e credo che abbiamo trovato la strada per farlo: trovo che sia il miglior sequel da noi realizzato, divertente, fresco, un grande film per le famiglie e per le feste natalizie”.

Lo Sherlock di Gioco di Ombre è molto più selvaggio rispetto a quello del primo capitolo, anche riguardo ai travestimenti…

Downey Jr.: “Si, questa volta i travestimenti sono molti di più e non è stato sempre divertente… soprattutto riguardo a quello disgustoso nella scena del treno…

Come mai per interpretare Mycroft, fratello di Sherlock, è stato scelto un attore come Stephen Fry? In Sherlock Holmes: Gioco di Ombre, tra l’altro, c’è una divertente scena in cui il personaggio si spoglia…

Ritchie: “L’idea è stata di Chris Martin (cantante dei Coldplay, ndr), nostro amico comune e anche lui fan di Holmes. Noi abbiamo subito provato a immaginarlo nel ruolo, e una volta visto Robert e io abbiamo pensato fosse fantastico. E’ una persona intellettualmente notevole… almeno finché non si spoglia!

Uno dei punti di maggior forza del primo film, che si conferma e si amplifica in questo secondo capitolo, è la grande e bellissima alchimia che c’è trai due personaggi principali. Come siete riusciti a crearla, e cosa c’è del regista in questo?

Ritchie: “Un regista una volta disse che il 90% della regia è costituito dal casting: in questo caso, ci è voluto un po’ per scegliere il partner del protagonista, ma fin dall’inizio eravamo sicuri di Robert, e quando abbiamo visto Jude dopo 30 secondi abbiamo pensato che fosse perfetto. Questa alchimia tra i due ci piace molto perché è l’essenza del film: è come se tu, regista, guidassi la carica e loro andassero da soli all’attacco.”

Downey Jr.: “Se il pubblico non avesse reagito positivamente al casting del primo film, non saremmo stati qui nel sequel; quando si torna ad un personaggio, alcune cose possono perdersi, quindi bisogna ampliare alcuni aspetti e approfondirli. Nel nostro caso, volevamo che il personaggio di Watson raccontasse una storia dolorosa, interessante e misteriosa del suo rapporto con Sherlock.”