time fox rich
A still from Time by Ursula Garrett Bradley, an official selection of the U.S. Documentary Competition at the 2020 Sundance Film Festival. Courtesy of Sundance Institute. All photos are copyrighted and may be used by press only for the purpose of news or editorial coverage of Sundance Institute programs. Photos must be accompanied by a credit to the photographer and/or 'Courtesy of Sundance Institute.' Unauthorized use, alteration, reproduction or sale of logos and/or photos is strictly prohibited.

Lei si chiama Fox Rich, è una donna incredibile, una vera eroina del nostro tempo e la sua storia è raccontata in Time, il documentario della talentuosa Garrett Bradley. Fondendo materiale d’archivio con filmati privati, il film racconta la vita di Fox e dei suoi sei figli mentre il marito è condannato a 60 anni di prigione da scontare ad Angola, così come è chiamato il Louisiana State Penitentiary, uno degli istituti più sanguinosi degli States.

 
 

Ho raggiunto la Signora Rich al telefono, a New Orleans, e mi ha raccontato la sua storia, la sua vita, così come fa nel film, con vivacità, ironia, passione, come fossimo sedute una accanto all’altra, a bere tè e a chiacchierare. Fox comincia a raccontare che ha conosciuto la regista del film, Garrett Bradley, mentre lei era al lavoro su un cortometraggio dal titolo Alone che racconta la condizione delle donne che vivono in solitudine ed attesa, perché il loro partner è in carcere. A presentarle è stata Gina Womack, direttore esecutivo e co-fondatrice dell’associazione Famiglie e amici dei Bambini incarcerati della Louisiana (FFLIC), e subito Bradley si è resa conto che Fox non era come le altre.

Fox Rich ha infatti cominciato a registrare video della sua famiglia molti anni fa, quando i figli erano piccolissimi, perché così il marito in carcere non perdesse neanche un momento di quella che era la loro crescita. E il film mostra tutti questi spaccati di vita, così Fox ci ha fatti entrare dentro alla sua vita e al suo passato. Ma perché ha accettato di raccontare una storia così personale?

“Quando ero in prigione io stessa, pregavo che Dio mi desse la possibilità di usare la mia voce per parlare in nome di coloro che una voce non ce l’avevano – ha spiegato la donna – Ho sperimentato cosa volesse dire non avere voce, essere rinchiusa in un luogo in cui non potevo comunicare con nessuno e ho pensato che da libera avrei dato voce a chi era rimasto dentro, condividendo la mia storia.”

Intervista a Fox Rich, protagonista del doc Time

Senti il senso di responsabilità per le persone che rappresenti e che, come hai detto, non hanno voce?

“Sia io che Rob (il marito, ndr) sappiamo che ci sono innumerevoli persone che contano su di noi. Mi ricordo una volta, in un periodo in cui il nostro matrimonio era in un momento difficile, Rob mi disse che dovevamo tenere duro, perché c’erano un sacco di persone che contavano su di noi, la storia che stavano portando avanti era ed è più grande di noi due soltanto, più grande della nostra famiglia. Ed è stato in quel momento che abbiamo deciso di diventare una dimostrazione di come appare l’amore, anche nelle situazioni più difficili, come la prigione, soprattutto se poi si parla dell’Angola. Siamo stati molto istintivi nello stabilire che volevamo essere un’ispirazione per altre persone, stimolandole a combattere con noi.”

Il risultato del vostro racconto, privato e pubblico, è un documentario dai toni molto delicati e intimi. Si tratta di una scelta che avete operato insieme alla regista?

“Questo capolavoro è tutto opera di Garrett. L’unica nostra intenzione era quella di rimanere insieme, di lottare per farcela, e la regista ha catturato tutte le nostre emozioni, le ha messe insieme. Il risultato è un documentario meraviglioso.”

Le dico poi che il film fa parte della selezione ufficiale della Festa di Roma 2020 e si parla già di Oscar Buzz (Time ha già vinto un premio al Sundance, ndr), Fox esulta come una bambina, con grande entusiasmo, e poi spiega: “Credo che in questo momento, con le proteste per le strade e il movimento Black Lives Matter, questa storia rappresenta un vero testamento, e riuscire ad ottenere il riconoscimento di un premio prestigioso come quello degli Oscar in questo momento, penso aiuti molto a far circolare il messaggio, rendendo le persone più consapevoli delle condizioni dei detenuti nell’Angola, della necessità di libertà.”

E quando le chiedo cosa direbbe alla se stessa più giovane, la signora Fox Rich quasi si commuove, dicendo: “Probabilmente direi alla me stessa più giovane che sono fiera di lei, nonostante abbia fatto delle scelte sbagliate, ha avuto il coraggio di lottare.”

Quando ci dicono che il nostro tempo è finito e la ringrazio, salutandola, Fox ci tiene a dire: “Ti ringrazio perché ci dai la possibilità di condividere la nostra storia anche con l’Italia”. Al che sono io che mi sento di ringraziarla, per lo straordinario documento che ha offerto ma soprattutto l’incredibile forza di volontà e per aver mostrato al mondo che forma ha il vero amore.

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