Venezia 76: Paolo Sorrentino presenta The New Pope

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Dopo la proiezione di due episodi di The New Pope, il secondo è il settimo, Paolo Sorrentino incontra la stampa insieme ai tanti produttori e agli attori Jude Law, John Malkovich, Silvio Orlando, Cécile de France, Javier Cámara, Ludivine Sagnier.

I produttori sottolineano la grandezza e l’importanza del progetto internazionale di questa serie, che travalica i confini territoriali, sia per i contenuti e la ricerca espressiva che per le professionalità che vi hanno partecipato e anche per il cast. Volevano creare una serie televisiva rilevante, che riunisse altissima qualità e popolarità. Sono fieri di esserci riusciti grazie all’estro di Paolo Sorrentino. E sono anche orgogliosi di aver spostato il linguaggio cinematografico sulla televisione, usufruendo di grandi star del cinema e di essere oggi a Venezia per mostrare in ambito cinematografico il frutto di tale lavoro.

Ludivine Sagnier crede che nella prima stagione della serie il suo personaggio fosse più innocente, fatto di purezza e fede. Ma ora si è trasformato in qualcosa di più cupo e misterioso. Javier Cámara, è grato a Sorrentino per averlo voluto nel progetto e si sente ancora eccitato di aver girato a Roma, a poca distanza deal Vaticano e soprattutto di essere stato a Cinecittà nel Teatro 5, dove era ricostruita la Cappella Sistina e dove aveva girato i suoi film Federico Fellini ; per lui era come essere in cielo, in paradiso. Cécile de France invece descrive il suo personaggio e la sua evoluzione. Prima era una figura semplice, poco sviluppata, anche se fondamentale per la storia, ma ora è diventata certamente più complessa e intricato, con una vita amorosa, una sessualità che lo caratterizza e con un entusiasmo che piace molto al Vaticano.

Orfeo Orlando scherza sul fatto di sentirsi un intruso entrato clandestinamente in un cast internazionale. Anche lui ritiene che il suo Cardinale Voiello abbia avuto una grande evoluzione e che sia sbocciato, con le sue corde che vanno dal drammatico al comico. Si è sentito come uno Stradivari del 700 nelle mani del più virtuoso dei violinisti.

Jude Law trova che l’ambientare parte della serie a Venezia sia stata un’idea geniale, che arricchisce e vela di mistero e malinconia la complessità della situazione del suo personaggio. Dice di essere stato diretto magnificamente, anche quando la difficoltà di capire le sfumature si palesava e per questo ringrazia Paolo Sorrentino. Scherza sull’aver indossato in alcune scene degli slip microscopici e di averne girata una dove nascondeva le parti intime con un tovagliolo.

John Malkovich , elemento nuovo al progetto, entrato in questa seconda stagione, racconta di aver visto e studiato con grande attenzione la prima parte e anche tutti i film di Sorrentino. Gli piace il suo modo di raccontare, di girare di come inserisce i personaggi nell’ambiente con grande meticolosità. Si è sentito stimolato di interrogarsi sulla religione e su tematiche profonde e trovato a proprio agio nel lavorare per il formato televisivo.

Paolo Sorrentino infine, sottolinea l’importanza del lavoro collettivo e di uno sforzo produttivo enorme. È soddisfatto e onorato di avere un cast di attori buoni, docili e anche bravi. Cita Carmelo Bene con una sua frase “Non servono attori bravi, ma fuori di sé.”

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